Maschere antipolvere: ecco quando è necessario per i lavoratori usare le mascherine FFP3

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Quando si rende necessario proteggere le vie respiratorie da polveri sottili o agenti potenzialmente dannosi come i virus, occorre indossare una mascherina adatta. In tal senso, esiste una norma, ovvero la EN 149:2009 che distingue ben 3 tipologie diverse di mascherina: la FFP 1, la FFP 2 e la FFP 3, laddove FFP sta per “Filtering Facepiece Particles”. La prima è poco più filtrante della classica mascherina chirurgica e protegge da polveri provenienti da industrie metallurgiche o dallo zolfo; la seconda arriva a bloccare batteri, muffe e virus con un’efficacia di oltre il 90%, mentre l’ultima ha persino una valvola che consente di respirare correttamente e impedisce al contempo di inalare particelle cancerogene come il piombo o i pesticidi. In definitiva, le mascherine ffp3 sono le più efficaci in assoluto.

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Ogni tipologia di mascherina è monouso e va indossata correttamente: le FFP 3 hanno persino una scadenza e, in casi eccezionali, se disinfettate correttamente possono persino essere riutilizzate. Una volta terminato il loro compito deve essere smaltite. Per indossarle basta regolare le fasce elastiche sui lati, così da adattarle al proprio volto e garantire una copertura ottimale di naso e bocca: vi è spesso anche una clip nasale per farle aderire meglio e la valvola di espirazione consente di rilasciare l’aria in maniera adeguata. Polveri molto fini e particelle di aerosol a base acquosa od oleosa vengono trattenute almeno al 99%, mettendo in sicurezza tutti coloro che lavorano a contatto con sostanze tossiche.

Non a caso, le mascherine ffp3 sono dispositivi medici impiegati negli ospedali, ove va evitato il contagio di virus e batteri o negli studi dentistici, laddove il professionista debba anche evitare il contatto con le goccioline di saliva. Nelle industrie di elettronica o dove vengano lavorati materiali metallici, impediscono al lavoratore di inalarli in forma di polveri sottili, proteggendolo da un grave rischio per la salute. Analogamente, s’impiegano nei garage meccanici e anche nelle industrie farmaceutiche, dove vengono maneggiate sostanze chimiche potenzialmente pericolose.

Molti addetti alle pulizie indossano le mascherine FFP3, perché sono spesso a contatto con detersivi tossici se respirati in maniera massiva, ad esempio la candeggina. Non mancano gli impieghi nell’industria alimentare, nella quale si possono creare nebbie di condensa durante la preparazione di alcuni cibi: in questi casi è il vapore acqueo ad essere efficacemente trattenuto dalla mascherina.

Ovviamente, i materiali di cui queste mascherine sono costituite sono atti a preservare le vie respiratorie e presentano persino inserti in gommapiuma che le fanno aderire con maggiore efficacia. Ma devono anche lasciare che il soggetto respiri senza difficoltà, eliminando l’anidride carbonica: è anche per questo che sono state dotate di valvola. Questa fa sì che, durante l’atto respiratorio, non si formi condensa su eventuali occhiali o dispositivi aggiuntivi in plastica messi davanti al viso.

Le finiture in silicone, inoltre, rendono l’utilizzo della mascherina più confortevole. Ovviamente devono essere resistenti all’umidità e a condizioni di calore o freddo eccessivi, fornendo la protezione adeguata e rimanendo comunque ben salde intorno alla testa.

A seconda dei modelli, si può scegliere una mascherina FFP3 più o meno elastica e sagomabile, specie laddove ci si debba muovere parecchio. Il colore di solito è un bianco neutro, ma non manca anche il blu acceso. Come tutti i dispositivi di sicurezza, è sempre meglio ricercare quelli riportanti la norma e comunque prodotti da aziende specializzate nel settore.

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