Imballaggi in plastica: il cosiddetto cellophane

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La pellicola per gli imballaggi viene comunemente chiamata cellophane, anche se spesso il materiale plastico utilizzato per produrla non è assolutamente cellophane, quanto piuttosto polietilene. Cellophane è infatti il nome commerciale di un preciso materiale plastico derivato dalla cellulosa; buona parte della pellicola per l’imballaggio non è prodotta con questo materiale ma con il polietilene, semplice o accoppiato producendo la pellicola a bolle.

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Diverse pellicole per l’imballaggio
Effettivamente esistono in commercio diverse tipologie di cellophane da imballaggio sotto forma di comodi rotoli; o meglio dovremmo dire diverse tipologie di materie plastiche adatte a produrre rotoli per l’imballaggio. Con il cellophane si produce una pellicola sottile e trasparente, non adatta a proteggere gli oggetti dagli urti. Per questo spesso le pellicole per imballaggi sono in polietilene o in polipropilene, materie plastiche non solo più economiche rispetto al cellophane, ma che possono avere anche caratteristiche fisiche differenti da esso. Si producono con il PE imballaggi morbidi e spessi, che garantiscono protezione dagli urti, adatti anche a imballare oggetti fragili, che potrebbero rompersi, graffiarsi o segnarsi. Non solo, è possibile produrre con il polietilene le cosiddette membrane mille bolle: due fogli accoppiati con bolle d’aria che svolgono effetto barriera e ce non si sgonfiano con il passare del tempo. Sono utilissime per l’imballaggio di oggetti fragili e anche per riempire i vuoti all’interno di confezioni e cavità di vario genere.

Meglio il cellophane o il polietilene?
Effettivamente ognuna delle pellicole oggi prodotte per imballaggi ha delle caratteristiche specifiche, che la rendono perfetta in particolari situazioni. Mentre il polietilene si sfrutta molto nell’industria, durante traslochi e spedizioni, il cellophane viene sfruttato per preparare confezioni decorative, ma con alcune accortezze lo si utilizza anche come membrana per produrre scotch e materiale a uso medico. Il cellophane viene trattato per risultare rigido e non estensibile, caratteristica che è invece mantenuta nelle pellicole per imballaggio in polietilene. Per questo motivo è solitamente più facile reperire rotoli da imballo di questo materiale e non in cellophane. Rimane però l’uso generico del termine, che molte persone sfruttano per indicare qualsiasi pellicola di plastica trasparente. È una situazione simile a quella che accade da decenni con il termine nylon, che indica una particolare fibra poliammidica, sfruttata soprattutto per la produzione di tessuti e corde. Sono molti gli italiani che invece indicano con il termine nylon materie plastiche generiche, spesso del polietilene o polipropilene.

Le caratteristiche chimiche
Come abbiamo detto il cellophane è una pellicola prodotta utilizzando una sostanza chiamata idrato di cellulosa. Sostanzialmente è di origine naturale, ottenuta da fonti rinnovabili, ossia dalla cellulosa delle piante. È riciclabile, ma in effetti è solitamente utilizzato in maniera tanto particolare che molte persone lo inseriscono erroneamente nella raccolta differenziata della plastica. Il polietilene è invece una materia plastica a tutti gli effetti, è infatti un polimero di sintesi, uno tra quelli più utilizzati e diffusi, prodotto a partire da materie prime non rinnovabili. È però completamente riciclabile, va correttamente smaltito nella raccolta della plastica. Sono disponibili in commercio anche imballaggi in polietilene prodotti con parte di plastica derivante appunto dal riciclo.

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