C’è vita dopo la morte? Le risposte della scienza

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C’è vita dopo la morte? Questo è il dubbio per eccellenza, che da sempre attanaglia il genere umano e nonostante i progressi compiuti dalla scienza ancora oggi non siamo in grado di dare una risposta a questa domanda cruciale. Tutti noi ci siamo chiesti almeno una volta se ci sia vita dopo la morte, eppure gli studi condotti sino ad oggi, quelli di carattere scientifico almeno, non sono sufficienti per offrirci un quadro preciso di quello che accade quando il cuore smette di battere.

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Tuttavia, la scienza oggi ci offre degli spunti interessanti: sono infatti state effettuate nuove importanti scoperte che sembrerebbero aprire uno spiraglio di speranza sulla vita dopo la morte. Facciamo dunque chiarezza su questo punto e vediamo cosa c’è di vero e dimostrabile sulle nuove ipotesi.

C’è vita dopo la morte? Le esperienze pre-morte

La scienza non ha potuto fare a meno di porsi degli interrogativi in merito alle esperienze pre-morte riportate da moltissime persone che si sono trovate in fin di vita e che alla fine sono riuscite a sopravvivere. Un’immagine ricorrente da parte di questi pazienti è quella di una luce bianca, associata ad una sensazione di incredibile calma e quiete. La scienza tuttavia ci offre delle spiegazioni piuttosto precise in merito a tali esperienze, tirando in causa i meccanismi del cervello. Per semplificare le cose, sembra che quando ci troviamo in punto di morte il nostro cervello produca maggiori quantità di dimetiltriptammina (DMT), una sostanza allucinogena presente nel liquido cerebrospinale. Oltre a questo, una scarsa ossigenazione può provocare allucinazioni ed ecco spiegato il motivo per cui in punto di morte molte persone sperimentano queste strane visioni.

Ma per quale motivo in moltissimi riferiscono di aver visto la luce bianca e dunque la medesima immagine? Questo è dovuto a quanto accumulato dal cervello durante la vita: le esperienze vissute, i racconti ascoltati e altri condizionamenti inevitabili.

La vita dopo la morte c’è, ma per poche ore

Una scoperta scientifica che senz’altro risulta interessante per rispondere all’interrogativo se ci sia vita dopo la morte è stata quella del microbiologo Peter Noble, dell’Università di Washington a Seattle. Analizzando l’attività immediatamente successiva alla morte di migliaia di geni appartenenti a topi e pesci zembra, Noble ha scoperto che molti di tali geni rimangono attivi anche dopo quella che viene definita morte clinica.

Secondo lo studio, la loro attività continua per circa 4 giorni in seguito al decesso, il che significa che in un certo senso c’è vita dopo la morte, anche se non come la intendiamo noi. I nostri geni continuano a lavorare, ma questo non apre spiragli di speranza perchè entro 4 giorni si fermano anche loro.

Questa scoperta rimane comunque importante in campo scientifico, per le fondamentali applicazioni che può avere nel campo delle tecniche di conservazione degli organi destinati ai trapianti. Lo studio di Noble non conferma affatto dunque che c’è vita dopo la morte, ma rimane comunque importantissimo per i risvolti applicativi che può avere in campo medico.

Per ora la scienza non è stata in grado di risolvere questo mistero e chissà se mai ci riuscirà.

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