Rischio asteroidi, scienziato NASA: “Al momento non c’è nulla che possiamo fare”
L'ipotesi che un giorno neanche troppo lontano un asteroide possa puntare il nostro pianeta e produrre danni enormi non è pura fantascienza: è già successo, potrebbe succedere di nuovo, e secondo quanto dichiarato nelle scorse ore da uno scienziato della NASA non siamo affatto preparati all'eventualità.
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[International Business Time] Lo scenario di un impatto distruttivo con un asteroide è stato ripetutamente esplorato al cinema (Armageddon, Deep Impact, Meteor, Cercasi amore per la fine del mondo, ecc ecc) e viene periodicamente richiamato da media e siti web con la passione per i titoli in stile “Moriremo tutti!” ogni volta che uno di questi oggetti passa nelle vicinanze (in termini astronomici) della Terra.

Ad ogni modo, l’ipotesi che un giorno neanche troppo lontano un asteroide possa puntare il nostro pianeta e produrre danni enormi non è pura fantascienza: è già successo, potrebbe succedere di nuovo, e secondo quanto dichiarato nelle scorse ore da uno scienziato della NASA non siamo affatto preparati all’eventualità.

«Fondamentalmente, il problema più grande è che non c’è nulla che possiamo fare al riguardo in questo momento», ha spiegato Joseph Nuth, ricercatore del Goddard Space Flight Center della NASA, durante un meeting dell’American Geophysical Union.

Eventi del genere sono in fondo più comuni di quanto pensiamo, anche nel nostro quartiere nello spazio, ossia il Sistema Solare.

Come spiegato da Nuth, nel 1994 Giove fu letteralmente bombardato dai frammenti della cometa Shoemaker-Levy 9, mentre nel 2014 un’altra cometa passò “ad uno sputo, in termini cosmici, da Marte”.

Questo secondo oggetto fu individuato appena 22 mesi prima del suo passaggio ravvicinato nei cieli del Pianeta Rosso. Se fossimo stati noi il bersaglio allora non avremmo probabilmente avuto il tempo di reagire.

«Se si considerano le tabelle di marcia per il lancio di navicelle ad alta affidabilità, occorrono cinque anni. Qui avevamo complessivamente 22 mesi di preavviso», continua il ricercatore.

Proprio a gennaio di quest’anno, la NASA ha creato un ufficio di coordinamento per la difesa planetaria che, tra le altre cose, secondo quanto si può leggere sul sito del dipartimento è responsabile di “garantire la rilevazione anticipata di oggetti potenzialmente pericolosi, cioè asteroidi e comete le cui orbite previste li porteranno a meno di 0,05 unità astronomiche (circa 7,5 milioni di km, ndr) e con una dimensione sufficiente a raggiungere la superficie terrestre, vale a dire superiori a 50 metri [di diametro]”.

Il tema del rischio rappresentato per l’umanità dagli asteroidi, come detto, non è assolutamente nuovo né per la fantascienza né, ancor meno, per la ricerca scientifica.

Dibattiti sul tema sono in corso da tempo, ma una cosa sulla quale tutti gli scienziati concordano è che, prima o poi, la questione andrà affrontata seriamente: mandare Bruce Willis e qualche suo amico nel giro di meno di tre settimane è pura assurdità cinematografica.

«I dinosauri non avevano un programma spaziale, quindi non sono qui per parlare di questo problema», aveva affermato qualche tempo fa Neil deGrasse Tyson, astrofisico e divulgatore scientifico. «Noi l’abbiamo, ed abbiamo anche il potere di fare qualcosa al riguardo. Non voglio che diventiamo gli zimbelli della galassia, quelli che hanno avuto il potere di deviare un asteroide e non l’hanno fatto e hanno finito per estinguersi».

In effetti, i principali metodi allo studio per riuscire a deviare un asteroide nel caso se ne presentasse la necessità sono due: armi nucleari ed impattatori cinetici.

Questi ultimi sono fondamentalmente delle gigantesche palle di cannone, ha spiegato durante lo stesso evento Catharine Plesko, ricercatrice del Los Alamos National Laboratory: «Si tratta di una tecnologia molto buona, perché si intercetta l’oggetto ad una velocità molto alta. Ma se c’è davvero bisogno di molta energia, il modo giusto è un’esplosione nucleare».

Ad ogni modo, prima ancora di pensare a come affrontare un’emergenza, tutti gli scienziati concordano sul fatto che sia principalmente necessario migliorare i nostri sistemi di monitoraggio del cielo, oltre a sfruttare in modo sempre più efficiente quelli già esistenti.

Secondo Nuth, si potrebbe pensare ad un apparato basato su “navicelle osservatrici”, delle vedette spaziali in grado di tenere costantemente sott’occhio gli oggetti potenzialmente pericolosi.

Parallelamente dovrebbe essere mantenuta una flotta di navicelle in grado di intercettare questi asteroidi, da poter lanciare entro un anno: di fatto, si tratterebbe di missili da sparare contro questi oggetti.

«Una navicella osservatrice potrebbe documentare l’asse, la forma e l’orbita dell’asteroide, il che ci darebbe le probabilità più alte di deviarlo dalla rotta di collisione con la Terra», conclude Nuth.

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