Chi dovrebbe parlare a nome dei cittadini terrestri in caso di “Primo Contatto” con una civiltà aliena?
Capita spesso che Il Navigatore Curioso si occupi della possibile individuazione di civiltà extraterrestri. E allora, cerchiamo di essere ottimisti e supponiamo che un giorno sia possibile entrare in contatto con gli abitanti di altri mondi. Chi stringerebbe la mano ai visitatori in nome di tutta l'umanità?

Se l’umanità entrasse in contatto con una civiltà extraterrestre si tratterebbe del più grande evento della storia umana, tale da avere un impatto profondo sulla nostra vita e sulla percezione di noi stessi come specie nel nostro vasto e bellissimo universo.

Tuttavia, nel caso di un ‘Primo contatto’, dovremmo trovare un modo per comunicare con i nostri cugini galattici.

Uno dei linguaggi universali condivisi potrebbe essere quello della matematica, ad esempio.

Però, la grande domanda è: chi deve parlare a nome di tutti gli abitanti del nostro pianeta? Chi deve rappresentare la Terra nel Primo Contatto?

Alcuni anni fa, l’Onu annunciò di voler nominare Mazlan Othman, un astrofisico malese, ambasciatore dello spazio. Il suo compito sarebbe quello di coordinare la risposta a livello planetario nel momento in cui avvenisse il contatto con gli extraterrestri. Tuttavia, sono in molti a chiedersi se un evento così importante debba essere gestito da un ente non elettivo come le Nazioni Unite.

In fondo, l’ambasciatore terrestre dovrebbe essere un politico, uno scienziato, un filosofo o un religioso? La soluzione migliore potrebbe essere quella di creare una commissione internazionale composta da varie categorie di persone, compresi i cittadini comuni, così da rappresentare il variegato caleidoscopio della società terrestre.

 

Prima Direttiva

Possono sembrare problemi oziosi, ma secondo alcuni ricercatori, è possibile che gli alieni attendano che l’umanità sia pronta anche sotto questo aspetto prima di entrare in contatto con essa. I terrestri devono cominciare a pensare a come interagire con le specie aliene molto prima di entrare in contatto con esse.

Con l’espansione dell’esplorazione spaziale, gli umani devono darsi anche delle rigide linee guida sul modo di gestire le future missioni interstellari e di interagire con le specie aliene, intelligente o non, che potrebbero incontrare.

Alcuni ricercatori hanno immaginato la stesura di una sorta di Prima Direttiva, una regola che impedisce agli ufficiali della serie televisiva di Star Trek di interferire con il naturale sviluppo delle specie aliene.

«La scoperta di vita intelligente su un altro pianeta sarebbe un evento sociale, culturale e tecnologicamente influente per la vita degli umani e che dovrà essere gestito con grande cura, in modo da preservare sia la nostra cultura che la cultura aliena da questa conoscenza», ha spiegato Kelvin Long, fondatore del Progetto Icarus.

Les Johnson, del Tennessee Valley Interstellar Workshop, e il suo gruppo di lavoro hanno sviluppato tre principi etici che potrebbero servire da linee guida nelle future esplorazioni spaziali e l’interazione con tutti i tipi di vita extraterrestre:

1) Scopri tutto quello che puoi prima di intraprendere qualsiasi tipo di interazione diretta con e forme di vita aliena;

2) Se ti sembra qualcosa di vivo, non cercare di toccarlo;

3) Evita di portare campioni sul pianeta Terra, perchè potrebbe essere del tutto incompatibile con il nostro ecosistema.

Problemi potrebbero venire anche dalla scoperta di civiltà aliene molto più avanzate della nostra, con il rischio di riprodurre lo sconcerto dei nativi americani quando entrarono in contatto con i conquistadores per la prima volta, con le tristi conseguenze riportate sui libri di storia.

«Non sono state solo le pistole, le malattie e la tecnologia a decretare la decimazione dei nativi americani, ma anche lo shock di scoprire che non sei più il numero 1, e nemmeno il numero 3», ha detto James Benford, dell’Icarus Interstellar. «Questa è una cosa di preoccuparsi veramente».

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