Antichi insediamenti e città moderne seguono le stesse regole di sviluppo
Sebbene ci siano migliaia di anni che separano le nostre città moderne, dagli antichi insediamenti umani, un gruppo di ricercatori ha osservato che entrambe seguono le stesse regole di sviluppo.

Cosa hanno in comune gli antichi insediamenti dell’America precolombiana con le nostre città moderne.

In realtà, molto più di quanto si possa immaginare. Secondo uno studio realizzato da Scott Ortman dell’Università del Colorado a Boulder, le equazioni che descrivono i modelli di sviluppo delle aree urbane moderne sembrano funzionare altrettanto bene per descrivere antiche città scomparse migliaia di anni fa.

Lo studio, pubblicato sulla rivista PLoS ONE, suggerisce esiste un livello in cui ogni società umana, al di là dello spazio e del tempo, è in realtà molto simile.

“Questa consapevolezza aiuta ad abbattere le barriere tra il passato e il presente, e ci permette di visualizzare le città contemporanee come poggiare su un continuum di tutti gli insediamenti umani nel tempo e nello spazio”, spiega Ortman.

Negli ultimi anni, i colleghi di Ortman del Santa Fe Institute (SFI), tra cui il professor Luis Bettencourt, co-autore dello studio, hanno sviluppato modelli matematici che descrivono come le città moderne cambiano in base all’aumento della popolazione.

Ortman ha notato che le variabili utilizzate in queste equazioni, non dipendono semplicemente dall’introduzione della tecnologia. “Ho capito che se questi modello sono sufficienti per spiegare cosa succede nelle città contemporanee, possono essere applicati a tutti gli insediamenti di qualsiasi società”, spiega.

Per provare la sua idea, Ortman ha utilizzato i dati raccolti nel 1960 su circa 1500 insediamenti nel Messico centrale sviluppatisi durante il periodo azteco, concluso circa 500 anni fa. I dati includono il numero di abitazioni che gli archeologi sono riusciti ad identificare, l’estensione totale dell’insediamento e la densità dei frammenti di ceramica sparsi sulla superficie, i quali forniscono un’indicazione di massima sul numero delle persone.

“Abbiamo iniziato analizzando i dati come se appartenessero a città moderne, dimostrando che i modelli funzionano altrettanto bene”, commenta Ortman. La scoperta che gli insediamenti antichi e moderni si sviluppino in modo simile e prevedibile ha implicazioni sia per gli archeologi che per coloro che studiano le aree urbane odierne.

Ad esempio, è comune tra gli archeologi l’idea che la densità della popolazione sia costante, indipendentemente dall’estensione dell’insediamento. Le nuove equazioni potrebbero offrire un modo per ottenere un conteggio più accurato della popolazione. In futuro, potrebbero anche aiutare gli archeologi a farsi un’idea di quello che è possibile trovare in un insediamento in base alla sua estensione.

Inoltre, essendo gli antichi insediamenti meno complessi rispetto a quelli di oggi, essi offrono un semplice modello di sistema per testare le equazioni sviluppate per spiegare le città moderne. “La documentazione archeologica in realtà fornisce chiara conferma di questi modelli, dato che è molto più difficile raccogliere dati provenienti dalle città contemporanee”, conclude Ortman.

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