Perchè quel teschio umanoide è così diverso da tutti gli altri? L’enigma dello Starchild

Scoperto in Messico negli anni '30, il teschio dello Starchild (Figlio delle Stelle) rappresenta ancora un enigma per gli studiosi. A partire dal 1999, nell'ambito dello 'Starchild Project', l'insolito teschio è stato sottoposto ad una serie di analisi anatomiche e biologiche che hanno definitivamente escluso che si tratti del cranio di un individuo umano affetto da una qualche deformità. C'è chi ipotizza che possa trattarsi di un'antica specie umana non ancora conosciuta e chi crede che lo Starchild possa essere il cranio di un ibrido umano-alieno.
starchild teschio

In archeologia, quando ci si imbatte nella scoperta di un oggetto sconosciuto, le prime indagini compiute dagli studiosi mirano a stabilirne la provenienza.

Questa, ovviamente, è una fase molto importante e delicata perché aiuta a capire se ci si trova di fronte ad un falso.

Tuttavia, la scienza moderna, con il suo metodo e i suoi strumenti, ha reso quasi impossibile simulare una reliquia come quella del teschio dello Starchild.

Anche se la provenienza di questo curioso cranio non è del tutto chiara, resta il fatto che esso esiste ed è reale, e ad oggi non esiste nessuna spiegazione che possa svelarne la natura. La storia dello Starchild comincia nel 1930.

Fu in quell’anno che un’adolescente americana, di origini messicane, si recò in vacanza con la sua famiglia in Messico. Nel corso di una visita in un piccolo villaggio nella regione messicana di Copper Canyon, la ragazzina cominciò ad esplorare da sola il territorio, scoprendo il tunnel di una vecchia miniera abbandonata.

All’interno della galleria trovò uno scheletro umano completo sdraiato sulla schiena. Accanto ad esso c’era un’area di terreno smossa, con quello che sembrava un osso umano spuntare dall’interno. Usando le mani, la ragazzina portò alla luce quello che poi ha descritto come uno scheletro più piccolo dell’altro e apparentemente deforme.

La giovane donna raccolse tutte le ossa e le nascose nelle vicinanze, con l’intenzione di tornare in un secondo momento nel corso della sua vacanza.

Di lì a poco, però, ci fu un’alluvione lampo che disperse la maggior parte delle ossa su una vasta area. La ragazza riuscì a ritrovare solo i due teschi, con quello deforme in parte danneggiato. La maggior parte della parte anteriore del viso mancava, presentando solo una piccola parte della mascella superiore.

Dopo averli raccolti, li portò con sé a casa, in Texas, negli Stati Uniti, dove sono rimasti nascosti per il resto della sua vita. La storia fu raccontata solo a poche persone.

Tuttavia, quando fu possibile analizzare i teschi, la loro colorazione confermava che il teschio normale poteva trovarsi disteso sulla schiena e che il cranio deforme poteva essere stato a lungo sepolto. Inoltre, le analisi chimiche rivelarono che i residui inorganici su entrambi i crani erano compatibili con il suolo della regione del Copper Canyon.

Dopo la morte della donna, avvenuta nel 1990, i teschi furono affidati ad alcuni suoi amici, che a loro volta, nel 1998, li passarono a Ray e Melanie Young, una coppia di El Paso, Texas.

Melanie, infermiera in terapia clinica neonatale, rimase molto incuriosita dal cranio anomalo, e decise di scoprire quale condizione potesse aver causato la deformità.

La Young chiese il parere di molti suoi colleghi dell’ospedale nel quale lavorava. Sebbene tutti avessero riconosciuto nella morfologia del cranio una deformità, nessuno fu in grado di stabilire quale condizione poteva averla causata.

Ciò non fece altro che aumentare la curiosità di Melanie, la quale cominciò a sospettare che forse si trovava di fronte a qualcosa di completamente nuovo per la scienza.

Fu allora che fece la conoscenza di Lloyd Pye, autore e ricercatore nel campo della ricerca alternativa, con numerosi contatti nell’ambito della professione medica. Dopo aver accolto le stesse difficoltà degli esperti di sua conoscenza a determinare la natura della deformità, Pye cominciò a sospettare che il teschio potesse addirittura non avere origine terrestri.

Nel febbraio 1999, Pye diede vita allo Starchild Project, un progetto di ricerca organizzato in una serie di indagini scientifiche indipendenti in tre paesi (Stati Uniti, Canada e Inghilterra), con lo scopo di appurare la natura dell’enigmatico teschio.

Tutti i ricercatori coinvolti vi partecipano come volontari e a titolo completamente gratuito. L’unica motivazione che li spinge è la curiosità, il vero volano della ricerca scientifica.

I risultati indipendenti delle prime analisi hanno stabilito alcuni punti fermi. Innanzitutto la datazione al carbonio 14 rilevò che il teschio era antico di circa 900 anni.

Esso risulta piuttosto più leggero, circa la metà del peso di un teschio umano adulto. La capacità cranica è di circa 1600 cm³, più ampio di circa 400 cm³ rispetto al teschio umano adulto.

Lo spessore della calotta cranica dello Starchild misura circa 3 mm, un terzo di quella umana.

I ricercatori hanno poi osservato oltre 10 deviazioni standard rispetto alla norma umana, una statistica molto insolita.

Nel corso degli anni, sulla base delle indicazioni dei ricercatori, alcuni artisti hanno provato a ricostruire il volto dello Starchild, con risultati sorprendenti.

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Il contributo di Ted Robinson

Tra i ricercatori che maggiormente hanno contribuito al progetto di ricerca c’è il dottor Ted Robinson, medico e chirurgo plastico in pensione, con conoscenze specialistiche nel campo della chirurgia e anatomia cranica e, nonostante l’età, ancora attivamente coinvolto nella ricerca presso la University of British Columbia in Canada.

Robinson ha studiato il cranio per circa due anni, coinvolgendo alcuni specialisti in diverse discipline: radiologia, chirurgia oftalmica, chirurgia orale, chirurgia cranio-facciale, neurologia e neurochirurgia pediatrica. La relazione finale dello studio è davvero stupefacente.

Innanzitutto, l’esperienza e le competenze del dottor Robinson gli hanno permesso di escludere che la deformità del cranio sia da attribuire ad una delle condizioni cliniche conosciute, così come gli altri specialisti nono sono stati in grado di individuare una qualche malattia o pratica culturale che potrebbe spiegare la forma del teschio.

In secondo luogo, le ricerche del gruppo di ricerca hanno evidenziato che l’osso del cranio è molto più sottile, più leggero e più resistente delle ossa umane. I ricercatori hanno trovato particolare difficoltà per tagliare un frammento osseo con una lama standard Dremel, tanto da dover utilizzare una lama rivestita di diamante.

Le analisi biochimiche e istochimiche condotte in Inghilterra mostrano una composizione diversa rispetto alle ossa dei mammiferi. Inoltre, l’osservazione al Microscopio a Scansione Elettronica indica la presenza di strane fibre di natura sconosciuta, le quali sembrano destinate a rafforzare la struttura ossea.

Tra l’altro si è osservato che i seni frontali risultano assenti, la prominenza ossea sul margine posteriore del cranio (nota come inion, il punto in cui si intersecano il legamento nucale e il muscolo del trapezio) è assente; le cavità oculare sono molto basse, e ci sono altre caratteristiche della configurazione dei forami orbitali posteriori altamente insolite e che differiscono significativamente da quella degli esseri umani.

Robinson ha consultato anche Paul Tessier, medico francese pioniere della chirurgia cranio-facciale, il quale ha ammesso di aver visto nulla di simile, nonostante sia a conoscenza di ogni deformità cranica nota alla scienza. E’ da escludere anche l’idrocefalia, una deformità cranica caratterizzata da anomalie completamente diverse dalle caratteristiche anatomiche dello Starchild.

Infine, i denti del teschio sono un tema controverso. Sebbene gli scienziati tradizionali sostengano che lo Starchild sia il teschio di un bambino deforme di cinque anni, le superfici masticatorie dei molari mostrano una usura tale che sarebbe impossibile per un bambino così piccolo.

Robinson conclude che il cranio è un enigma affascinante, è diverso da qualunque teschio umano egli abbia mai visto di persona o presente nella letteratura medica. Così scrive al termine della sua relazione:

“Non mi interessa speculare sulle origini del teschio, se sia umano o extraterrestre. Io preferisco basare le mie opinioni sulle evidenze scientifiche. Dagli studi effettuati, si può solo ragionevolmente che il teschio dello Starchild è nettamente diverso da quello umano”.

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Il test del DNA

Nonostante i referti medici e le numerose analisi presentate, i dati non sembrano sufficienti a convincere gli scienziati tradizionali che il teschio potrebbe non appartenere ad una specie umana conosciuta. Anche perché, lo Starchild soffre una sorta di peccato originale.

Quando fu presentato, il teschio anomalo suscitò un notevole interesse da parte della comunità ufologica, la quale prontamente dichiarò che si trattava del cranio di un ‘alieno grigio’, oppure un ibrido alieno. Lo Starchild si guadagnò presto la presenza in una serie di programmi televisivi che lo presentavano come tale. Tanto è bastato alla comunità scientifica per prenderne le distanze e disinteressarsene del tutto.

Sebbene l’inizio eccentrico e il sospetto da parte di alcuni studiosi, lo Starchild è riuscito ad entrare negli interessi di alcuni membri della comunità scientifica, anche grazie all’alto livello della ricerca condotta da esperti qualificati come Ted Robinson. Tuttavia, i partecipanti allo Starchild Project sono consapevoli che l’unico modo definitivo per dimostrare che il teschio non è umano è attravero il test del DNA.

Nel 2003 fu eseguito un primo tentativo di individuare il DNA umano presente nelle ossa dello Starchild. Tuttavia la tecnologia non era abbastanza evoluta per lavorare su materiale genetico tanto antico. Si è dovuto aspettare quasi un decennio per avere a disposizione la tecnologia necessaria a recuperare e sequenziare il DNA antico.

Nel 2010, lo Starchild Project si è assicurato il supporto di un sofisticato laboratorio in grado di individuare l’eventuale presenza di genoma non umano. Un analisi preliminare ha stabilito che una percentuale significativa del DNA sembra non essere umano, una scoperta che se verificata potrebbe indicare che il cranio appartenga ad una nuova specie.

Nel 2012, un ulteriore analisi è riuscita ad individuare un frammento del gene FOXP2 (abbreviazione di forkhead box P2), un gene coinvolti nello sviluppo di tessuti come il cervello, il fegato e il tratto gastro-intestinale. L’analisi sul gene e la relazione completa può essere letta qui. Anche in questo caso i risultati sono sorprendenti.

Negli esseri umani normali, il gene FOXP2 è lungo 2594 paia di basi e non presenta variazioni tra i vari individui. Il frammento di gene recuperato dal cranio arriva a 211 coppie di basi (su 2594 totali). Il risultato incredibile delle analisi è che, mentre tutti gli esseri umani normali hanno esattamente le stesse coppie di basi, il gene dello Starchild presenta un totale di 56 variazioni all’interno del frammento, rispetto a quello umano.

Per comprendere il significato, se lo Starchild fosse un Macaco Rhesus, solo 2 delle 211 paia di basi conterrebbero una variazione rispetto a quelle umane. Se fosse un topo, sarebbero 20, se una cane 27. Visto in questa prospettiva, viene da pensare che lo Starchild era davvero un umanoide sconosciuto. La presenza di 56 variazioni lo pone in un altro insieme di specie viventi: è assolutamente unico.

 

Il futuro

Lo Starchild Project dal 2013 si è tramutata in una fondazione con lo scopo di raccogliere fondi per portare avanti le analisi sul genoma. Studi ancora più approfonditi necessitano di fondi ingenti.

L’obiettivo è quello di avere l’intero genoma sequenziato del teschio e analizzarne il contenuto per determinare se realmente ci troviamo di fronte ad una nuova specie e quindi aprire un nuovo capitolo nella storia evolutiva del nostro pianeta.

Inoltre, ci potranno essere eventuali benefici scientifici e medici derivanti dallo studio dello Starchild. Uno dei settori più promettenti sembra essere quello di sviluppare nuovi trattamenti per la cura delle malattie ossee e nuove terapie per accelerare la saldatura delle ossa fratturate.

Attendiamo con ansia i prossimi sviluppi della ricerca sull’enigmatico teschio del Figlio delle Stelle.