Estratto il Dna umano più antico: racconta le origini dei Neanderthal
Ricerca su Nature: è stato estratto dai resti di ominidi rinvenuti nel nord della Spagna e risale a 430mila anni fa. E fa luce sull'evoluzione tra le specie umane più arcaiche e quelle derivate, come Homo abilis, Homo erectus, Homo sapiens e Neanderthal

[Repubblica] È il Dna umano più antico mai ritrovato finora e risale a 430 mila anni fa.

È stato estratto dai resti di alcuni ominidi rinvenuti nel nord della Spagna nella grotta di Sima de los Huesos, ad Atapuerca, e racconta l’alba dell’uomo di Neanderthal.

Lo studio genetico dei reperti è stato pubblicato su Nature dal gruppo di ricerca coordinato da Svante Pääbo dell’Istituto Max Planck di Antropologia Evolutiva di Lipsia, in Germania.

«È emozionante che si possa ancora estrarre ed analizzare un Dna così antico», commenta l’antropologo Giorgio Manzi dell’Università Sapienza di Roma, che con il suo gruppo di ricerca ha studiato un altro genoma da record, quello dell’uomo di Altamura, vissuto in Puglia circa 150 mila anni fa.

SvantePaaboDall’analisi dei reperti spagnoli sembra emergere l’identikit dei Neanderthal più primitivi mai ritrovati.

Il loro Dna nucleare (per metà di origine paterna e per l’altra metà di origine materna) racconta che gli antenati dell’uomo moderno e dei Neanderthal potrebbero aver separato le loro strade prima di quanto ipotizzato finora.

«Questi dati aggiungono nuove tessere al mosaico ancora incompleto che descrive ciò che è accaduto nell’evoluzione tra le specie umane più arcaiche, come Homo abilis o Homo erectus, e quelle invece più derivate, come Homo sapiens e i Neanderthal», spiega Manzi.

L’anello mancante potrebbe essere rappresentato da un’antica specie umana, Homo heidelbergensis, che molti di noi considerano l’ultimo antenato comune da cui hanno poi preso origine gli Homo sapiens africani, i Neanderthal europei e i Denisoviani asiatici, conclude l’esperto.

L’ uomo di Neanderthal. Alla ricerca dei genomi perduti

copj170.aspSvante Pääbo – In una notte del 1996 Svante Pääbo riuscì a decifrare le prime sequenze di DNA provenienti dai frammenti d’osso di un uomo di Neanderthal. Lui e i suoi collaboratori quasi non ci credevano, erano diventati i protagonisti di un evento eccezionale: nessuno prima di loro aveva mai estratto e analizzato il DNA di una specie umana estinta.

[Disponibile su IBS]

Gli sviluppi di quei primi sorprendenti risultati diedero il via a un percorso di ricerca che culminò nel 2010 con il sequenziamento del genoma dell’uomo di Neanderthal. In questo libro Pääbo racconta in prima persona gli eventi, le vicissitudini, i fallimenti e i trionfi di trent’anni di ricerca, e soprattutto la nascita di una nuova disciplina scientifica: la paleogenetica.

Basandosi su indizi genetici e fossili, lo scienziato ricostruisce le origini degli esseri umani moderni e il loro rapporto con i cugini di Neanderthal. Descrive l’aspro dibattito intorno alla natura della relazione tra le due specie, chiarendo perché una di esse si estinse.

Le sue scoperte non solo ridisegnano il nostro albero genealogico, ma rimodellano i fondamenti della storia umana, identificando le origini biologiche dell’antenato diretto di ognuno di noi. Una storia avvincente che ha per protagonista un esploratore straordinario, impegnato in una ricerca scientifica tra le più avanzate. Un libro che dà alcune risposte a una delle domande fondamentali della nostra esistenza: chi siamo?

CONDIVIDI: