Il DNA di un ominide di 400 mila anni fa confonde gli scienziati

Nuove analisi compiute su alcune ossa fossili risalenti a 400 mila anni fa stabiliscono il nuovo record di antichità per DNA umano mai codificato, e costringono a rimettere in discussione le teorie che riguardano i nostri lontani antenati.
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Un femore fossile rinvenuto nella caverna di Sima de los Huesos, nel nord della Spagna, e appartenuto a un nostro antenato vissuto 400 mila anni fa, ha permesso di recuperare il più antico DNA quasi completo di un ominide, rivelando un legame inaspettato tra gli ominidi europei e i Denisova, una popolazione misteriosa vissuta molto più recentemente nel sud-ovest della Siberia.

L’analisi genetica ha lasciato perplessi i ricercatori dato che la maggior parte di essi credevano che gli abitanti del sito erano evolutivamente più vicini ai Neanderthal che agli uomini di Denisova.

«Il fatto che presentino una sequenza del genoma mitocondriale simile a quello dei Denisoviani lascia a dir poco perplessi», dice il responsabile dello studio Matthias Meyer dell’Istituto di Antropologia evolutiva Max Planck di Lipsia. «I nostri risultati indicano che la storia evolutiva di Neanderthal e Denisoviani potrebbe essere molto complessa, e forse implicare il mescolamento fra gruppi umani arcaici diversi».

Il femore fossile è stato scavato nel 1990 in una grotta profonda nel sito studiato approfonditamente di Sima de los Huesos (Fossa delle Ossa).

L’osso ed i resti di più di due dozzine di altri individui trovati nel sito erano stati attribuiti sia a forma precoci di Neanderthal, i quali sono vissuti in Europa fino a circa 30 mila anni fa, sia di Homo Heidelbergensis, una popolazione di ominidi poco conosciuta, la quale si ritiene abbia dato origine ai Neanderthal in Europa e forse agli esseri umani in Africa.

Ma secondo gli autori della ricerca pubblicata su Nature il 4 dicembre, quelle ossa finora ritenute neanderthaliane sono in realtà geneticamente vicine ai Denisoviani, come dimostra il DNA mitocondriale (trasmesso per via materna) estratto dal femore.

Le analisi genetiche su questo materiale genetico così antico sollevano un nuovo interrogativo sull’intricato passato dell’umanità, e cioè: come è possibile che un’antica specie umana in Spagna possegga del DNA siberiano?

Le analisi suggeriscono che Neanderthal e Denisova avevano un antenato comune vissuto fino a 700 mila anni fa. Secondo i ricercatori, gli ominidi di Sima de los Hueos potrebbero rappresentare una popolazione fondatrice che un tempo viveva in tutta l’Eurasia e che ha poi dato luogo a due gruppi distinti.

Entrambi potrebbero essere portatrici della stessa sequenza mitocondriale osservata nelle ossa della grotta.

Un’altra possibilità, suggerita dall’antropologo Chris Stringer del Natural History Museum di Londra, è che il DNA mitocondriale del gruppo umano spagnolo sia arrivato ai Denisoviani grazie ai rapporti sessuali intrattenuti da un terzo gruppo umano che avrebbe trasmesso il materiale genetico sia agli abitanti di Sima de los Huesos che ai Denisoviani.

Non lontano dalla grotta, infatti, i ricercatori hanno scoperto le ossa di ominidi vissuti circa 800 mila anni fa e che sono stati attribuiti a un ominide arcaico chiamato Homo Antecessor, forse un discendente dell’Homo Erectus.

Ma gli ominidi di Sima potrebbero anche appartenere a un gruppo del tutto indipendente, che si mischiò con i Denisoviani trasmettendo il loro DNA mitocondriale; questo però non spiegherebbe i tratti neanderthaliani di quei resti fossili.

In ogni caso, l’identità di questo antico gruppo umano resta un mistero che potrà essere risolto solo grazie a ulteriori ricerche. «Le attuali informazioni genetiche sono troppo limitate perché si riesca a trarre delle conclusioni sulla loro storia demografica», dice Meyer.

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Una storia complessa

Finora, il più antico DNA umano sequenziato proveniva da osse risalenti a meno di 120.000 anni fa. Negli ultimi anni, i paleogenetisti hanno effettuato scoperte sorprendenti sulle antiche specie del genere Homo, soprattutto riguardanti gli incroci fra specie che avvenivano fra Neanderthal, Denisoviani e H. Sapiens.

Come spiega il resoconto offerto dal National Geographic, i Denisoviani, scoperti solo nel 2010, sono noti solo grazie a un osso del mignolo e a un dente rinvenuti in uno strato roccioso datato 30 mila-50 mila anni all’interno della Grotta di Denisova, in Siberia.

Le analisi genetiche condotte su queste ossa hanno rivelato che i resti appartenevano a un gruppo geneticamente diverso sia dai Neanderthal che dagli uomini moderni.

Neanderthal e Denisoviani comparvero centinaia di migliaia di anni prima che dall’Africa iniziassero a diffondersi nel mondo esseri umani anatomicamente moderni, o Homo Sapiens, oltre 60 mila anni fa. Le piccole tracce dei loro geni, rinvenute negli anni recenti nella nostra specie, sono il segno dell’incrocio avvenuto fra antichi gruppi umani.

Le montagne di Atapuerca, in cui sono stati rinvenuti i resti fossili, sono un celebre giacimento fossile situato nel nord della Spagna: qui sono stati scoperti alcuni dei più antichi resti umani dell’Europa occidentale.

La più celebre grotta di questo gruppo montuoso è proprio Sima de los Huesos: contiene oltre 6.000 reperti fossili appartenenti a 28 individui vissuti all’incirca 400.000 anni fa. L’esatta origine di questo cumulo di ossa non è ancora stata chiarita.

«Questo accumulo di resti è dovuto a una catastrofe naturale o all’attività di predatori?», si chiede l’antropologo Juan-Luis Arsuaga, che lavora in questa grotta da trent’anni ed è uno degli autori dello studio pubblicato da Nature. «O forse furono quegli antichi uomini ad accumulare i corpi dei loro parenti e amici in questa fossa all’interno di una grotta oscura e isolata? Vorrei vivere abbastanza a lungo per scoprirlo».