Gli alieni? Una volta c’erano, ora sono tutti estinti!
Gli alieni non ci contattano semplicemente perché sono estinti: è questa l'originale ipotesi formulata dagli astrobiologi dell'Università nazionale australiana per spiegare la difficoltà di trovare segni di vita nell'universo nonostante brulichi di pianeti potenzialmente abitabili.

Nel 1950, mentre lavorava nei laboratori di Los Alamos, Enrico Fermi prese parte a una conversazione con alcuni colleghi, tra cui Edward Teller, durante un pranzo alla mensa del laboratorio.

La conversazione verteva su un recente avvistamento UFO riportato dalla stampa, sul quale ironizzava una vignetta satirica.

La conversazione si protrasse su vari argomenti correlati, finché improvvisamente, durante il pranzo, Fermi esclamò “Where is everybody?” (“Dove sono tutti quanti?”).

Già, dove sono tutti quanti? Se gli alieni esistono, perché non ci hanno ancora contatto?

Alle numerose ipotesi formulate per dare risposta a questa domanda, si aggiunge quella formulata dagli astrobiologi Australian National University di Canberra.

Secondo la teoria, presentata sulla rivista Astrobiology, la mancanza di segnali da parte di E.T. non è da ricondurre alla scarsa probabilità che la vita si formi su questo o quel pianeta.

Il punto è che le forme di vita più primitive, una volta comparse, sono molto fragili: «per questo pensiamo che raramente riescano ad evolvere abbastanza in fretta per poter sopravvivere alle condizioni ambientali in rapido mutamento», spiega Aditya Chopra, coordinatore dello studio.

«Per rendere abitabile un giovane pianeta le forme di vita devono riuscire a regolare i gas serra, come l’anidride carbonica, in modo da mantenere le temperature superficiali stabili», prosegue il ricercatore.

Questo è ciò che è accaduto sulla Terra e che, probabilmente, non è riuscito su altri pianeti. Basti pensare, ad esempio, a Marte e Venere: 4 miliardi di anni fa anche loro potevano presentare condizioni favorevoli alla nascita della vita.

Dopo 1 miliardo di anni, però, il clima su Venere è diventato troppo caldo e quello di Marte troppo freddo per garantire la sopravvivenza di eventuali forme di vita comparse nel frattempo, che così potrebbero essersi estinte.

Se l’universo brulica di alieni… dove sono tutti quanti?

dove-sono-tutti-quantiCinquanta soluzioni al paradosso di Fermi e al problema della vita extraterrestre

Stephen Webb – Se ci sono 400 milioni di stelle nella nostra sola galassia, e forse 400 milioni di galassie nell’Universo, è ragionevole che là fuori, in un cosmo che ha 14 miliardi di anni, esista o sia esistita una civiltà avanzata almeno quanto la nostra.

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Se le dimensioni e l’età dell’Universo sostengono con forza l’esistenza di altre civiltà, perché non ne abbiamo testimonianze? Questo libro presenta cinquanta soluzioni a questo problema, noto come paradosso di Fermi, avanzate da scienziati di primopiano, filosofi, storici e autori di fantascienza. Stephen Webb è un fisico che lavora nel campo della didattica alla Open University, in Inghilterra. È autore di saggi sulla cosmologia.

Alla luce di questa ipotesi, l’universo potrebbe essere visto come un ‘cimitero’ cosmico. Per Charley Lineweaver, dell’Istituto di Scienze planetarie dell’ateneo australiano, «la maggior parte dei fossili presenti nell’universo potrebbero appartenere a forme di vita microbica ormai estinta, non a forme di vita più complesse e pluricellulari, come quelle i dinosauri o gli ominidi nostri antenati».

In realtà, l’ipotesi formulata dai ricercatori australiani si inserisce a pieno titolo nelle tradizionali quattro ipotesi sulla vita extraterrestre.

A tal proposito, gustatevi il video in cui si vede un imperdibile Carlo Rubbia in un’intervista con Giovanni Minoli andata in onda il 31 marzo 1987, nella quale lo scienziato italiano espone le quattro ipotesi sull’esistenza di civiltà aliene.

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