Fisica quantistica: l’osservazione dell’Universo potrebbe accelerare la sua distruzione
Se le teorie della fisica quantistica sono corrette, la comprensione dell'Universo potrebbe cambiare la nostra percezione di esso fino a distruggerlo. La drammatica conclusione è stata tratta da due fisici americani, secondo i quali, la nostra comprensione del 'sistema universo' porterà inevitabilmente alla sua fine.

La conoscenza è potere, o almeno questo è quello che siamo stati portati a credere.

Ma, paradossalmente, sapere troppo potrebbe accidentalmente innescare un conto alla rovescia che porterà alla fine dell’Universo!

Secondo questa teoria, ogni volta che guardiamo l’universo, non facciamo altro che dargli uno spintone verso la sua morte.

Ad avanzare la drammatica conclusione sono Lawrence Krauss della Case Western Reserve University di Cleveland, Ohio, e il collega James Dent, secondo i quali gli studi astronomici hanno accelerato il processo nel corso degli ultimi due decenni, soprattutto concentrandosi sulla misurazione dell’energia oscura, la misteriosa forza che determina l’espansione dell’universo.

La teoria, secondo i ricercatori, è la conseguenza naturale di una strana proprietà della fisica quantistica, la branca della scienza che studia il comportamento delle particelle e forse dell’intero universo. La semplice osservazione, infatti, è capace di influenzare l’andamento di uno stato quantistico.

L’esperimento quantistico più noto è quello della doppia fenditura. L’esperimento ha mostrato che quando un osservatore guarda passare una particella attraverso due fenditure poste in una barriera, la particella si comporta come un proiettile, passando attraverso una delle due fenditure.

Tuttavia, se l’osservatore smette di guardare la particella, questa inizia a comportarsi come un’onda, riuscendo a passare attraverso entrambe le fenditure nello stesso tempo. Questo significa che la materia e l’energia possono presentare le caratteristiche sia delle onde che delle particelle e che il loro comportamento dipende dalla presenza di un osservatore.

Questo fenomeno si presenta in maniera ancor più sconcertante nel cosiddetto ‘effetto Zenone quantistico‘, il quale afferma che un sistema, che decadrebbe spontaneamente, è inibito o addirittura non decade affatto se sottoposto ad una serie infinita di osservazioni, impedendo così transizioni a stati diversi da quello iniziale.

In contrasto, interferire con una transizione a tempi successivi può portare al fenomeno opposto, noto come effetto anti-Zenone (o inverso), in cui il decadimento è accelerato. Entrambi gli effetti sono stati osservati recentemente in diversi esperimenti.

Il problema è che quando osserviamo un sistema, possiamo mantenerlo in un certo stato. Gli studi hanno dimostrato che l’osservazione ripetuta di un sistema in uno stato di alta energia, mantiene tale sistema in uno stato di decadimento accelerato. Se questo è in uno stato di bassa energia, la sua osservazione lo manterrà in uno stato di decadimento lento.

Secondo Krauss, questo principio vale anche per l’universo. Essendo l’universo in espansione un sistema ad alta energia, la sua osservazione, in particolare il suo lato ‘oscuro’, potrebbe mantenerlo in uno stato di decadimento accelerato. Insomma, più guardiamo l’universo, più anticipiamo la sua fine.

L’unica soluzione per fermare il decadimento accelerato dell’Universo sarebbe quello di fermare la ricerca, così che possa spostarsi tranquillamente in uno stato di decadimento più lento, e allora saremo tutti salvi.

Tuttavia, potremmo non essere i soli ad osservare e studiare l’Universo. Se ad un certo punto ci dovessimo accorgere che il nostro ‘sistema cosmo’ è giunto alla fine, potremmo sempre dare la colpa agli extraterrestri curiosi e alle loro osservazioni.

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