C’era una volta un lago… ora non c’è più! Colpa del riscaldamento globale
Le immagini satellitari dalla NASA mostrano la differenza tra l'aprile del 2013, quando le acque del lago Poopò si stavano già ritirando ma erano ancora abbondanti, e la situazione attuale.

[International Businnes Time] Quello che vedete nell’immagine in testa all’articolo è il lago Poopò, il secondo più grande della Bolivia.

Per la verità, bisognerebbe dire “era”, non “è”: le ultime immagini satellitari hanno infatti mostrato come questo grande specchio d’acqua si sia prosciugato, per una serie di cause che vede al primo posto il riscaldamento globale.

Situato sull’altipiano andino, il lago Poopò nel 1986 aveva raggiunto la sua estensione massima, coprendo circa 3 mila km quadrati. Per fornire un raffronto il lago di Garda (il più grande in Italia) copre circa 370 km quadrati.

Le immagini satellitari che potete vedere qui sotto, fornite dalla NASA, mostrano impietosamente quale sia la situazione attuale: quella a sinistra mostra il lago Poopò nell’aprile 2013, quando le acque si stavano già ritirando ma erano ancora abbondanti.

La foto a destra è invece stata scattata una settimana fa, quindi a meno di tre anni di distanza dalla precedente: ciò che si vede è soltanto una desolata pianura.

lago Poopò

«Questa è un’immagine del futuro del cambiamento climatico», spiega Dirk Hoffman, un glaciologo tedesco che sta studiando in che modo l’aumento delle temperature generato dall’utilizzo di combustibili fossili stia accelerando lo scioglimento dei ghiacciai in Bolivia.

Ad ogni modo, come detto il riscaldamento globale è soltanto uno dei fattori che hanno portato alla scomparsa del lago Poopò. Tra i principali imputati figura anche la siccità causata dal fenomeno meteorologico conosciuto come El Niño: normalmente, le piogge riforniscono d’acqua sia il lago stesso che il suo principale immissario, il Desaguadero.

Quest’ultimo è anche un emissario dell’enorme lago Titicaca (il più grande del Sud America), posto più a nord. Sfortunatamente, nonostante la stagione (teoricamente) più umida della zona sia iniziata da oltre un mese, le piogge si stanno facendo desiderare, con gli effetti che possono essere visti nelle immagini.

Secondo le autorità boliviane, un contributo è stato fornito anche dall’utilizzo delle acque di altri immissari del Poopò nel settore minerario e nell’agricoltura.

Ad ogni modo, anche se il lago è stato sottoposto ai “capricci” di El Niño per millenni, non si può non sottolineare come le temperature medie nella zona siano aumentate di circa 1°C negli ultimi 30 anni.

Oltre all’aspetto ambientale, la progressiva scomparsa del Poopò ha effetti anche sulle popolazioni della zona: nel villaggio di Untavi, situato sulle rive del lago, sono ormai rimasti soltanto gli anziani, mentre oltre 100 famiglie si sono trasferite negli ultimi tre anni.

Più che al riscaldamento globale, gli abitanti del luogo stanno attribuendo la responsabilità al governo centrale ed al suo scarso controllo sulle attività minerarie nella zona.

Tra le oltre 100 miniere che utilizzano gli immissari del Poopò e scaricano in acqua i loro rifiuti figura, secondo il New York Times, anche quella di stagno di Huanuni, che è di proprietà statale.

Dopo una pesante moria di pesci nel 2014, i tecnici della Universidad Técnica di Oruro avevano rilevato la presenza nelle acque del lago di livelli di metalli pesanti, inclusi cadmio e piombo, al di sopra dei livelli di sicurezza.

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Al tempo il presidente della Camera nazionale delle imprese minerarie, Saturnino Ramos, spiegò che qualsiasi responsabilità delle aziende del settore era “insignificante rispetto al cambiamento climatico”, aggiungendo che la maggior parte dei sedimenti che ingolfano gli immissari del Poopò sarebbero di origine naturale e non una conseguenza dell’attività mineraria.

Il governo boliviano ha richiesto all’Unione Europea un contributo di 140 milioni di dollari (poco meno di 130 milioni di euro) per creare degli impianti di trattamento delle acque sia per il lago che per i suoi immissari, ma secondo alcuni potrebbe essere troppo tardi: «Non penso che rivedremo più lo specchio azzurro del Poopò», spiega Milton Pérez, ricercatore della Universidad Técnica. «Credo che lo abbiamo perso».

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