Quei canyon sommersi, un pericolo per le coste italiane
Tunnel sottomarini naturali ricchi di biodiversità ma che, innescati da corrente improvvise, si sviluppano e procedono a ridosso della terraferma mettendo a rischio la sicurezza di porti, strade e ferrovie. Dalla Calabria all'Asinara, un recente studio del Cnr li ha analizzati e ha deciso di monitorarli.

[La Repubblica] Intorno alle coste italiane ci sono dei canyon profondi, talvolta percorsi da correnti impetuose.

Sono i canyon sottomarini: incisioni lungo coste e fondali che mettono a rischio strade, porti, ferrovie e infrastrutture sommerse.

Ignorati fino a ora, studi recenti svelano questo mondo sommerso impressionante e pericoloso.

A livello mondiale alcuni canyon, giganti, sono ben conosciuti. Negli abissi terrestri si stima che siano circa 800, di cui un centinaio nel Mediterraneo.

Quelli oceanici possono diventare a dir poco colossali, come il Monteray della California, una voragine di 153 chilometri che si estende dalla costa alla piana abissale a 3600 metri di profondità. Oppure il Setubal, in Portogallo, che corre per 100 chilometri fino a raggiungere 5000 metri di profondità.

La presenza dei canyon sottomarini è nota da tempo. Il Mediterraneo è segnato da canali che incidono i fondali dalle coste fino al centro del bacino. Sono diffusi lungo la Scarpata di Malta, le coste di Francia, Spagna, ma anche dell’Egitto e del Libano.

Fino a ora l’interesse è stato soprattutto sul loro ruolo nella formazione di correnti sottomarine e la ricca, peculiare, biodiversità che possono ospitare. I pendii di alcuni canyon sono infatti ricoperti di coralli di acque profonde, o la presenza del gamberetto rosso (un’importante risorsa marina). Data la loro difficile accessibilità di loro si sa pochissimo.

Ma l’entrata in campo di nuove tecnologie, come i robot manovrati da navi oceanografiche, o sistemi sonar più accurati, hanno portato alla luce strutture sottomarine complesse e particolarmente attive.

Ora l’attenzione è infatti sui rischi associati ai canyon. Gli occhi degli scienziati sono puntati sulla Calabria. «È un caso unico al mondo e lo abbiamo scoperto da poco», dice Silvia Ceramicola, geologa marina presso l’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (Ogs). «Il settore marino si sta abbassando, mentre quello emerso si sta sollevando, e questo genera una costa molto dinamica. Sospettiamo che qui i canyon si stiano sviluppando rapidamente».

Il rischio principale è legato al progredire dei canyon verso la linea costiera. «La testata di alcuni canyon, proprio a ridosso delle coste, mette a rischio infrastrutture come porti, strade, ferrovie», spiega Ceramicola.«A Cirò Marina, in Calabria, un canyon sta progredendo rapidamente verso il porto. Qui dovremmo compiere misure frequenti per evitare danni importanti alle infrastrutture».

canyon di Cirò Marina

Ma se il canyon decide di procedere ci sarà poco da fare: «A un certo punto potremmo dover spostare il porto intero», confida l’esperta.

Durante le tempeste si innescano forti correnti sottomarine, una sorta di inondazione sommersa, e i canyon “mangiano” i fondali progredendo con un ritmo anche di un metro al giorno verso la costa, per poi assopirsi anche per un anno intero.

«Sono eventi catastrofici», sottolinea la scienziata. Insomma, simili a terremoti e tsunami, sono difficili se non impossibili da prevedere.

Altri canyon si trovano nei pressi dello Stretto di Messina, nei pressi di Ischia (Canyon di Cuma) e dell’Asinara (Canyon di Castelsardo). Uno noto è quello di Gioa Tauro che nel 1977 diede origine a un’imponente frana sottomarina. Questa generò una corrente che danneggiò il porto e alcuni cavi sottomarini.

In certi casi lungo le gole si sviluppano fiumane sottomarine che scorrono a un metro al secondo creando vortici e trascinando con sé tutto ciò che trovano. «Possono diventare un pericolo anche per i cavi o altre opere sottomarine», continua Ceramicola.

La diffusione dei canyon sottomarini lungo le coste italiane è nota soprattutto grazie a uno studio recente (progetto Magic) promosso dal Cnr, diverse Università, dall’Ogs, e voluto dalla Protezione Civile per studiare i rischi legati alla geologia marina (frane, eruzioni sottomarine e maremoti).

Ma, avverte Ceramicola: «Sappiamo ancora troppo poco sulla dinamica dei canyon e come questa impatterà sulle coste. Queste incisioni possono essere un pericolo per molte infrastrutture marine ed è quindi importante monitorarle».

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