Chi mangia “schifezze” è più esposto alla depressione!
Uno studio delle università di Las Palmas e Granada apre la strada a un'ulteriore ipotesi sull'aumento delle patologie depressive negli ultimi decenni. Non solo stress, lavoro e affetti fra le cause. Da oggi anche il cibo.

Adesso c’è uno studio a sancirlo: il junk food, il cibo spazzatura, fa male anche alla mente, oltre che al corpo.

I ricercatori delle università di Las Palmas e Granada capitanati da Almudena Sánchez-Villegas hanno infatti condotto un’imponente indagine su 8.964 soggetti non depressi ed estranei a precedenti esperienze di questo tipo, pubblicandola su Public Health Nutrition.

I candidati sono stati sottoposti per sei mesi a una serie di puntuali analisi e verifiche del loro stato di salute mentale in rapporto alle abitudini alimentari: ebbene, a quanto ne è uscito, quasi 500 individui hanno sviluppato la depressione.

In particolare – questo lo snodo dell’indagine – quelli che si erano alimentati male, ricorrendo spesso ai fast food e alle lusinghe dei sapori preconfezionati delle catene specializzare in questo genere di prodotti.

Male mentale, si diceva, oltre che fisico. Perché se è vero che un’alimentazione del genere incide sulle malattie cardiovascolari, sul diabete e sull’obesità (altra piaga occidentale contemporanea) è dunque provato che mangiare di fretta, privando il pasto del suo elemento sociale portante, produce altrettante conseguenze nefaste.

Più si mangia rapidamente, insomma, più il rischio della depressione sale. In particolare, nel campione spagnolo l’indice è stato calcolato nel 51% di possibilità in più di deprimersi per chi ha consumato nel corso dei sei mesi questo genere di alimenti in queste modalità.

Non è un caso, infatti, che il soggetto tipo dello studio sia un single con cattive abitudini alimentari, che lavora troppo (più di 45 ore settimanali) e, oltretutto, fuma. Lo studio spagnolo infrange inoltre le sicurezze di chi pensava che, ricorrendo in minore quantità ai fast-food di turno o concedendosi meno dolci industriali, si evitassero rischi del genere.

Sbagliato: la possibilità di sviluppare la depressione aumenta comunque anche con piccole ma costanti dosi di questi alimenti.

Ecco dunque che lo studio delle università di Las Palmas e Granada, oltre a confermarne uno precedente pubblicato nel 2011 da cui era emerso che chi aveva mangiato più grassi trans aveva registrato un rischio di depressione maggiore del 48% rispetto a chi non ne aveva consumati, apre anche la strada a un’ulteriore ipotesi sull’aumento delle patologie depressive negli ultimi decenni. Non solo stress, lavoro e affetti fra le cause. Da oggi anche il cibo.

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