Mistero risolto: c’è acqua su Marte, liquida e salata
La Nasa: abbiamo le prove di tanti rivoli fantasma. «Appaiono d’estate e scompaiono d’inverno». La scoperta grazie a un 25enne nepalese trasferitosi negli Usa.

[La Stampa] Da pianeta dell’immaginazione a pianeta della scienza. E da ieri Marte è anche il pianeta delle opportunità.

La Nasa ha organizzato a Washington una conferenza stampa dal titolo inequivocabile: «Mistero risolto». Da ieri è ufficiale: su Marte c’è acqua.

Non solo quella congelata ai poli, ma liquida e salata. Acqua in forma di rivoli-fantasma, che appaiono e scompaiono. Una notizia destinata a migrare dalla fantascienza per imprimersi nei libri di storia.

A raccontare la scoperta – o, meglio, la conferma di una serie di osservazioni – un gruppo di esperti, veloci nell’esposizione e solenni nei toni.

Ma il protagonista, Luju Ojha, ricercatore del Georgia Institute of Technology, era in collegamento telefonico e di lui il video si è limitato a trasmettere una foto. «Abbiamo raccolto le prove chimiche», ha spiegato, esibendo l’animazione 3D di un cratere.

È noto come “Hale Crater” e l’immagine era eloquente. Dalla sommità si propagano tante linee scure e parallele, l’evidenza visiva che l’acqua – in certe condizioni – si manifesta come noi terrestri siamo abituati a vederla. Liquida, appunto.

Quelle linee (dette “Rsl: recurring slope lineae”) sono state individuate dal satellite Mars Reconnaissance Orbiter. Ha utilizzato la spettroscopia per analizzare le firme lasciate da una serie di specifici minerali, i perclorati.

Si tratta di sali idrati che si manifestano solo in presenza di acqua. E rappresentano perciò la pistola fumante, sebbene indiretta: l’acqua c’è, anche se la sua foto manca ancora, sfuggendo alla curiosità universale.

Ma il messaggio è stato chiaro: che cosa si potrebbe pretendere di più dagli strumenti? Nello studio pubblicato su Nature Geoscience i dati per gli specialisti abbondano.

I solchi sono lunghi centinaia di metri e larghi cinque. È lì che scorre l’acqua durante l’estate marziana, probabilmente per tempi brevi, prima di evaporare, svanendo poi d’inverno.

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Uno scenario ricostruito da Ojha, che è “graduate student” ad Atlanta e che ha raccolto i primi dati quattro anni fa, in uno studio su Science che fece sensazione.

Ieri, il ragazzo di Kathmandu, che da piccolo sognava di costruire una macchina del tempo, non ha raccontato nulla della sua storia. Ma chi lo conosce ha pensato che quel desiderio di spezzare i limiti temporali si è realizzato. Ojha ha spalancato una porta sul passato remoto di Marte.

«Tre miliardi di anni fa, Marte possedeva un’atmosfera e un oceano», aveva sottolineato poco prima Jim Green, direttore del settore scienze planetarie della Nasa.

Poi la catastrofe ambientale e il pianeta più simile alla Terra è diventato il sasso desolato che ci hanno raccontato i rover Spirit e Opportunity. Desolato, sì, ma ancora ricco di opportunità.

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