L’ultima arma segreta di Hitler: il cannone solare
Una gigantesca lente geostazionaria capace di concentrare la luce solare e far bollire un oceano: è l'improbabile super arma che negli anni '30 era allo studio nei laboratori del Reich.
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[Focus] Una gigantesca lente spaziale per concentrare la luce solare e arrostire i nemici: è stata una delle armi segrete allo studio del III Reich.

L’idea di una gigantesca lente in orbita attorno alla Terra, capace di concentrare i raggi solari e mandare in ebollizione un intero oceano, sembra uscita da un film di fantascienza, ma in realtà si tratta di un concreto quanto improbabile progetto partorito fin dal 1923 da Herman Oberth, fisico e ingegnere austro-ungarico e padre della missilistica moderna.

I dettagli costruttivi e le potenzialità di questa incredibile arma vennero rivelati per la prima volta nel 1945, in piena II Guerra Mondiale, dal settimanale americano Life che ne era entrato in possesso grazie al lavoro di intelligence degli agenti alleati.

Secondo il progetto, sviluppato durante la guerra, il grande specchio, una parabola dal diametro di circa 1.600 metri, avrebbe dovuto essere posizionato su un’orbita geostazionaria a 30 mila km dalla Terra: sarebbe stato portato nello spazio in pezzi pre-assemblati e la sua costruzione avrebbe richiesto circa 15 anni e 3 milioni di marchi tedeschi.

Uno sforzo notevole, che però avrebbe messo nelle mani dei nazisti un’arma in grado di arrostire città ed eserciti nemici.

Secondo Life lo specchio sarebbe stato solo una parte di un progetto ancora più ambizioso: Oberth e i dirigenti del Reich ipotizzavano di affiancare a questa arma di distruzione di massa una vera stazione spaziale abitata da astronauti, dotata di giardini idroponici per la produzione di ossigeno e generatori solari che avrebbero garantito la fornitura di corrente elettrica.

Interessante e creativa la parte relativa all’assemblaggio dello specchio: un razzo vettore principale, una volta arrivato nel cosmo, avrebbe rilasciato sei cavi metallici; avrebbe poi dovuto inziare a ruotare su se stesso per srotolare i cavi creando così, grazie alla forza centrifuga, una struttura a raggi sui quali avrebbero dovuto essere montati i pezzi del grande pannello.

«Il mio specchio», scrive Oberth nel suo progetto, «è un po’ come quello utilizzato a scuola dagli studenti per abbagliare i compagni e il professore. E l’abbaglio solitamente provoca reazioni poco piacevoli».

L’idea di uno specchio spaziale in grado di riflettere sulla Terra la luce del Sole è stata esplorata, con intenti più pacifici in tempi recenti. Il 4 febbraio 1999 gli astronauti della stazione spaziale russa MIR avrebbero dovuto dispiegare nel cosmo un riflettore da 25 metri di diametro in grado di illuminare le zone buie del pianeta con una luminosità pari a 10 volte quella della Luna piena.

L’obiettivo era quello di creare una specie di super faro spaziale da utilizzare per portare la luce dove si lavora di notte, ma anche nelle zone di guerra o in quelle colpite da disastri naturali.

L’esperimento, con grande gioia degli ecologisti, è però fallito: il telo riflettente si è rotto durante la fase di apertura e, visti i costi proibitivi, non è più stato tentato.

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