Evoluzione del corpo umano in quattro fasi
Uno studio condotto su fossili umani di 430 mila anni fa rivela che l’evoluzione delle dimensioni e della forma del corpo umano è passata attraverso quattro fasi, o stadi, principali.

Da un articolo, pubblicato la scorsa settimana sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), si apprende che uno studio, condotto su fossili umani di 430 mila anni fa raccolti nel Nord della Spagna, ha rivelato che l’evoluzione delle dimensioni e della forma del corpo umano è passata attraverso quattro fasi, o stadi, principali.

Non si sarebbe trattato, quindi, di un costante cambiamento anatomico nel tempo, espresso da una serie pressoché uniforme di mutamenti, bensì di una evoluzione caratterizzata da periodi di stasi, cui sarebbero seguite fasi con improvvise accelerazioni evolutive.

Volendo rappresentare graficamente il fenomeno, non si dovrebbe disegnare quindi una linea retta, ma una spezzata.

Il folto gruppo di ricerca internazionale, guidato dall’antropologo Rolf Quam, della Binghamton University (SUNY) di New York, ha esaminato le dimensioni e le forme dei resti provenienti dall’abbondante raccolta di fossili umani rinvenuti nel sito di Sima de los Huesos, nella Sierra de Atapuerca, Nord della Spagna.

Datato circa 430 mila anni fa, questo sito è, di fatto, da considerarsi la più grande raccolta di resti fossili umani che, a tutt’oggi, sia mai stata portata alla luce.

Atarpuerca Sito

I ricercatori hanno così accertato che gli esseri umani di Atapuerca erano relativamente alti, con masse muscolari ben sviluppate e una minore massa cerebrale rispetto alla massa corporea, se paragonata agli individui appartenenti alla specie Neanderthalensis.

Peraltro, gli esseri umani di Atapuerca presentano molte caratteristiche anatomiche comuni agli ultimi Neanderthal, caratteristiche non riscontrabili negli esseri umani moderni.

L’analisi dei loro scheletri postcraniali, vale a dire di tutte le ossa del corpo, ad esclusione delle ossa del cranio, ha indicato trattarsi di esemplari strettamente correlati, dal punto di vista evolutivo, con i Neanderthal, ai quali sembrano preludere.

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«Questo è davvero interessante perché suggerisce che il processo evolutivo del genere Homo è ampiamente caratterizzato da periodi di stasi, vale a dire momenti in cui, durante la maggior parte della storia evolutiva del corpo umano, non si è verificato alcun cambiamento nella forma del corpo», scrive Quam.

Il confronto dei fossili di Atapuerca con il resto della documentazione fossile umana finora studiata suggerisce che l’evoluzione del corpo abbia attraversato quattro fasi principali.

La prima fase sarebbe stata strettamente collegata al grado di esistenza arboricola. Quindi, in un secondo tempo sarebbe comparso il bipedismo, la fase in cui l’Uomo iniziò a camminare mantenendo il corpo in posizione eretta sulle gambe.

I fossili di Atapuerca rappresentano, secondo Quam, la terza fase, caratterizzata dalla comparsa di corpi più alti, più robusti e più forti, con un bipedismo esclusivamente terrestre, privo di qualsiasi traccia del precedente stile di vita arboricolo.

Questa terza forma del corpo, ampiamente rappresentata nei resti fossili di Atapuerca, fu probabilmente condivisa, secondo gli studiosi, con membri precedenti del genere Homo, quali Homo erectus, così come con altri posteriori, più recenti, tra cui Homo neanderthalensis.

Il genere Homo avrebbe mantenuto questa terza forma del corpo per oltre un milione di anni, fino alla comparsa della nostra specie, l’Homo sapiens, quando la forma del corpo divenne più alta, più agile e leggera, acquisendo in pratica la forma attuale.

Articolo originale di Leonardo Debbia comparso su Gaia News.

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