Gigantopitechi e Megantropi: scimmie e uomini giganti nel nostro passato

Gli antichi miti della cultura umana raccontano di uomini giganti che un tempo hanno camminato sul nostro pianeta, esseri considerati di origine divina e in possesso di poteri sovrannaturali.

I primi a parlarne sono stati i Sumeri, secondo i quali gli Anunnaki discesero dal cielo per creare l’umanità e insegnarli la civiltà e la tecnologia.

Anche nelle tradizioni dell’antico Egitto si tramandavano storie di esseri giganti. A darne testimonianza è lo storico antica Giuseppe Flavio che nel 79 d.C. scriveva:

“In Egitto vi erano dei giganti. Molto più grandi e di forma diversa rispetto alle persone normali. Terribile a vedersi. Chi non ha visto con i miei occhi, non può credere che siano stati così immensi”.

La Bibbia, uno dei libri più sacri dell’umanità, narra di un tempo in cui i giganti e gli uomini abitavano gomito a gomito sulla Terra (“C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo -, quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini”, Gn 6,4). Attratti dalla bellezza delle donne umane, i “figli di Dio” si unirono alle femmine terrestri dando vita a quelli che nelle fonti apocrife vengono definiti nephilim.

Sempre nella Bibbia, questi enigmatici esseri giganti, tra i quali il Golia sconfitto da Davide, vengono definiti “discendenti di Anak”, riprendendo la radice sumera del termine Anunnaki:

“La terra che abbiamo attraversato per esplorarla è una terra che divora i suoi abitanti; tutto il popolo che vi abbiamo visto è gente di alta statura. Vi abbiamo visto i giganti, discendenti di Anak, della razza dei giganti, di fronte ai quali ci sembrava di essere come locuste, e così dovevamo sembrare a loro”, Nm 13,32.

E come non ricordare i Ctoni della mitologia greca, creature divine accomunate dalla caratteristica altezza, e i Ciclopi, situati dai Greci in Sicilia e fonte di ispirazione per il personaggio di Polifemo descritto da Omero nella sua Odissea.

E’ possibile che questi antichi miti e racconti facciamo riferimento a esseri giganti realmente esistiti sul nostro pianeta? Come interpretare gli enigmatici rinvenimenti di ossa gigantesche da parte dei paleontologi, ritrovamenti che sembrano sfidare tutte le teorie elaborate sul percorso dell’evoluzione umana? E se tali giganti fossero realmente esistiti, con chi abbiamo a che fare, una perduta razza umana gigante, oppure esseri venuti da qualche altra parte del cosmo?

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Il caso del Gigantopiteco

Nel corso degli ultimi due secoli, archeologi e paleontologi sono venuti in possesso di reperti sconcertanti che mettono in discussione le teorie finora elaborate per spiegare il processo che ha portato all’evoluzione dell’Homo Sapiens a partire dai primati arboricoli.

Teschi giganti, mandibole con denti smisurati e femori giganteschi sono stati rinvenuti in diverse zone del pianeta a testimonianza del fatto che c’è un grosso “buco” nelle teorie che spiegano l’evoluzione della specie Homo. Molto lentamente, la comunità scientifica si sta convincendo che in un passato neanche troppo remoto, ominidi giganteschi siano esistiti sul pianeta Terra.

Uno dei casi più documentati e accettati dalla scienza è quello del Gigantopitecus, venuto alla conoscenza degli scienziati nel 1935, grazie alla scoperta accidentale di alcuni misteriosi molari da parte del paleontologo tedesco Ralph Von Koenigswald in una farmacia di Hong Kong. Il ricercatore subito si rese conto di trovarsi di fronte ai resti di un gigantesco primate, forse il più grande ominide che abbia abitato il pianeta.

Basandosi sulle dimensione del molare, 2,5 centimetri di lato, si pensa che la gigantesca creatura arrivasse a misurare fino a tre metri di altezza e un peso corporeo di ben 500 chilogrammi. Le ricerche di Von Koenigswald andarono avanti per quattro anni, ma con l’inizio della Seconda Guerra Mondiale il paleontologo fu fatto prigioniero e costretto ad interrompere i suoi studi.

Una recente analisi del reperto di Hong Kong, eseguita dal cronogeologo Jack Rink dell’University of Ontario, ha permesso di stabilire che questo strabiliante ominide sia esistito per quasi un milione di anni, estinguendosi intorno ai 100 mila anni fa, durante il Pleistocene. I ricercatori ipotizzano che il Gigantopiteco abbia condiviso con l’Homo Erectus l’ambiente nel quale visse, da collocare nel sudest asiatico.

“Questo primate è coesistito con gli esseri umani in un momento in cui i primi homo sono stati sottoposti ad un grande cambiamento evolutivo”, spiega Rink nel resoconto offerto da Livescience.com.

Infatti, in alcune indagini successive, i ricercatori hanno rinvenuto altri resti fossili delle gigantesche creature, sopratutto mandibole nella provincia di Guangxhi, nel sud della Cina, la stessa regione dove alcuni pensano abbia avuto origine la specie umana moderna.

Con i pochi reperti a disposizione, gli scienziati sono stati in grado di ricostruire le effettive dimensione dell’ominide. “Le dimensioni dei reperti, come la corona del molare, ci ha permesso di capire le straordinarie dimensioni di questo essere”, conclude Rink.

Anche se la causa dell’estinzione rimane ignota, i ricercatori ipotizzano che il Gigantopiteco abbia subito le conseguenze di notevoli cambiamenti climatici e la concorrenza delle nuove specie di ominidi, più piccole, agili e facilmente adattabili alle nuove condizioni ambientali.

 

La questione dello Yeti

Mentre la maggioranza degli scienziati ritiene che il Gigantopiteco si sia definitivamente estinto 100 mila anni or sono, alcuni criptozoologi ritengono che la gigantesca scimmia sia ancora esistente e che sia all’origine dei numerosi racconti e avvistamenti delle enormi creature pelose viste vagare per i boschi.

Secondo costoro, creature leggendarie come lo Yeti e il Bigfoot non sarebbero altro che varianti del Gigantopiteco sopravvissute fino ad oggi. Sono ancora in molti a cercare la prova definitiva dell’esistenza dello Yeti e il suo perseguimento è corroborato dal continuo flusso di avvistamenti, foto occasionali e orme di piedi giganti.

La maggior parte degli indizi a favore, però, viene da testimoni oculari e aneddoti, purtroppo il tipo di testimonianza meno affidabile e virtualmente senza valore dal punto di vista scientifico. In mancanza di prove concrete, quali un esemplare vivo o morto, ossa, denti, sangue o peli, la questione dell’esistenza del Bigfoot rimane aperta.

 

Ipotesi Megantropo

Nel dibattito sul ritrovamento del Gigantopiteco si inserisce un gruppo di ricercatori convinto che gli straordinari ritrovamenti giganteschi non siano da attribuire ad uno scimmione mastodontico, ma ad una razza di uomini giganti che un tempo hanno abitato il nostro pianeta.

Secondo tale gruppo, i ritrovamenti andrebbero attribuiti al cosiddetto “Megantropo”, termine con il quale si identifica un insieme di reperti controversi formato da mascelle fuori misura e frammenti di crani enormi.

Franz Weidenreich, anatomo tedesco esperto in antropologia fisica, contemporaneo di Ralph Von Koenigswald, sulla base del numerosi reperti rinvenuti nella regione, ha teorizzato che oltre al Gigantopiteco, sia esistita una specie di Megantropo che discenda dal gigantesco primate. La maggior parte dei paleoantropologi ritiene che il Megantropo sia in qualche modo legato all’Homo Erectus, ma ancora non si è compreso quanto gli sia vicino.

Tuttavia, sebbene sembra ci sia un sostanziale consenso, l’opinione tra gli studiosi è alquanto variegata. Molti restano convinti che i Megantropi siano la prova dell’esistenza degli antichi giganti. Si parla di individui altri fino a 3 metri, con un peso variabile tra i 340 e i 450 chilogrammi, dimensioni molto maggiori di qualsiasi Homo Erectus finora rinvenuto, nell’ordine di 2 a 4 volte la massa del corpo.

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