È possibile rilevare navi extraterrestri che viaggiano a velocità vicine a quella della luce?
Secondo gli ingegneri del MIT, con la tecnologia attuale gli esseri umani possono individuare navicelle interstellari che viaggiano a velocità prossime a quelle della luce. Un viaggio a tale velocità, infatti, lascerebbe una scia facilmente individuabile. Ma al di là dei problemi relativistici, quali altri rischi correrebbero gli alieni se viaggiassero alla velocità della luce?

Mentre i viaggi umani interstellari sono ancora stipati nel regno della fantasia, due ingegneri affermano che se una nave aliena si avvicinasse alla Terra viaggiando a velocità vicina a quella della luce, saremmo in grado di rilevarla.

Lo studio prodotto da Ulvi Yurtsever e Steven Wilkinson spiega che un qualunque veicolo che viaggiasse a velocità prossime alla luce, lascerebbe dietro di se una firma di luce nella sua scia facilmente rilevabile.

Le astronavi “relativistiche”, infatti, interagirebbero con la radiazione cosmica di fondo, cioè la radiazione elettromagnetica residua prodotta dal Big Bang che permea tutto l’universo.

Come spiegato dall’articolo pubblicato sul sito del MIT, una nave spaziale in rapido movimento si scontrerebbe con i fotoni delle microonde cosmiche, creando raggi gamma altamente energetici.

I ricercatori hanno calcolato che ogni centimetro cubo di spazio contiene oltre 400 fotoni di microonde. Ciò significa che la navicella spaziale colliderebbe con migliaia di miliardi di fotoni ogni secondo, creando coppie di elettroni-positroni. Ciascuna di queste coppie verrebbe trascinata nella scia della navicella spaziale.

«In generale, si può immaginare che le interazioni che si verificano in un acceleratore di particelle siano le stesse che si verificano tra un veicolo spaziale relativistico e la materia interstellare», spiegano gli autori nel loro studio.

Tuttavia, secondo i due ingegneri, una civiltà aliena altamente tecnologica difficilmente utilizzerebbe veicoli relativistici per affrontare i viaggi interstellari. Così come interagirebbe con i fotoni delle microonde, la navicella dovrebbe vedersela con la povere cosmica che si trova sulla sua rotta.

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Viaggiando a velocità prossima a quella della luce, la collisione con un singolo granello di polvere cosmica sarebbe in grado di rilasciare circa 10 mila megajoule di energia, ovvero la stessa quantità di energia rilasciata da 2,4 tonnellate di tritolo (TNT).

«La nostra ipotesi è che le interazioni materia-materia possano essere una barriera che impedisce i viaggi nello spazio a velocità relativistiche. Difficilmente una civiltà avanzata sceglierebbe questa via per esplorare la galassia», scrivono i due ricercatori. Dunque, bisogna trovare un altro modo.

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