Finalmente trovata la leggendaria “Ciudad Blanca del Dio Scimmia”?
La “Ciudad Blanca” è un leggendario insediamento ritenuto esser situato nella regione di La Mosquitia, Honduras Orientale, un ampia vasta area pluviale oggetto di ricerca da parte di numerosi studiosi. Ora, dopo secoli di tentativi, la ricerca della leggendaria città del Dio Scimmia potrebbe essere giunta a conclusione.

All’indomani del suo arrivo nel Nuovo Mondo, il conquistadores spagnolo Hernán Cortés riferì di aver ricevuto informazioni affidabili su una città estremamente ricca nell’Honduras Orientale.

Sulla base delle descrizioni fornite da Cortés, gli storici ritengono che la città si trovasse nella regione di La Mosquitia che, oggi come allora, è un luogo impenetrabile e pericoloso.

La menzione è contenuta nella “Quinta lettera al Re di Spagna Carlo V”, nella quale il conquistadores afferma come questa città superasse in ricchezze l’intero Messico:

«Ho informazioni affidabili sull’esistenza di provincie molto estese e ricche, e dei potenti capi che le governano. Uno di questi è chiamato Hueitapalan […]. Le testimonianze su una particolare provincia sono così meravigliose che, anche tenendo conto delle esagerazioni, pare superi il Messico in ricchezze».

Il conquistadores si mise sulle tracce della città senza, tuttavia, ottenere successo.

Nel corso dei secoli, l’interesse su quanto cercava Cortés crebbe, fino a quando, nel 1927, l’aviatore Charles Lindbergh riportò l’avvistamento di una “città bianca” mentre sorvolava l’Honduras Orientale.

La prima menzione di rovine sotto il nome di “Ciudad Blanca” da parte di un accademico risalgono allo stesso anno e sono attribuite all’etnografo Eduard Conzemius.

Nel 1930, cominciarono a circolare voci su un luogo in Honduras chiamato “La città del Dio Scimmia”. Nove anni più tardi, l’avventuriero Theodore Morde affermò di averla localizzata, senza tuttavia mai rivelare l’esatta posizione del sito.

In un articolo comparso sul Milwaukee Sentinel del 22 settembre 1940, Morde chiede scusa ai suoi lettori per il fatto di non poter rilevare con esattezza le coordinate della città a causa delle sue immense ricchezze:

«Più di questo non posso dire, perché come ho scritto, sono in molti quelli che hanno cercato la Città del Dio Scimmia attratti dalle storie di tesori che vorremmo ritrovare intatti quando torneremo in gennaio».

La leggenda della Città Bianca del Dio Scimmia ha alimentato anche la speranza e il desiderio degli esploratori dei giorni nostri, più interessati al valore culturale della scoperta che alle sue fantomatiche ricchezze.

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Avventurieri tecnologici

Ispirato dalla leggenda, il regista Steven Elkins, grande appassionato della Ciudad Blanca, ha chiesto e ottenuto il sostegno di investitori privati per realizzare una spedizione al fine di mappare il suolo nascosto della foresta di La Mosquitia con la tecnologia LiDAR.

Nel corso di una settimana, il team di ricercatori a bordo di un Cessna Bimotore, ha mappato un’area ampia più di 100 km², generando una mappa digitale 3D della zona che sembra indicare la presenza di antichissimi insediamenti umani.

«Le scansioni rivelano chiaramente i resti di grandi insediamenti che hanno il carattere di antiche città, in base alla loro complessità spaziale, dimensione e organizzazione», spiega al National Geographic il prof. Christopher Fisher della Colorado State University.

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«Non saremo mai in grado di dire se si tratta delle rovine della “Ciudad Blanca” o se questa è realmente esistita, ma possiamo vedere chiaramente che lì sotto c’era un’area densamente popolata, con un ambiente modificato dagli esseri umani», continua Fisher. «Questi nuovi dati forniscono importanti nuove intuizioni sugli insediamenti precolombiani di questa regione in gran parte ancora inesplorata».

Sebbene la tecnologia LiDAR si stia facendo sempre più strada tra gli archeologi, questa è una delle prime volte che la mappatura laser è stata utilizzata per localizzare antiche rovine. In origine, la tecnologia era utilizzata principalmente per operazioni di spionaggio militare o per il rilevamento dell’erosione fluviale.

L’incontro tra la tecnologia LiDAR e l’archeologia rappresenta un prezioso sodalizio, in quanto permetterà la scoperta di luoghi dimenticati simili a Machu Picchu, che giaceva da centinaia di anni dimenticata sotto una fitta coltre di vegetazione [Vedi immagini].

L’impiego di questa tecnologia potrà darci una visione della storia precolombiana molto più articolata e complessa di quanto oggi si pensi, con decine di luoghi ancora da scoprire che potrebbero fornire informazioni sorprendenti sul nostro passato.

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