Kabáh: l’insolita città maya del “Signore dalla mano forte e poderosa”
A soli venti minuti di distanza dal sito di Uxmal, si trovano le rovine di un'importante città Maya: Kabáh, che letteralmente significa “Signore dalla mano forte e poderosa”. Kabáh e Uxmal erano collegate da un grande “sacbè”, una via rituale di comunicazione.

Le rovine del sito Maya di Kabáh si trovano lungo quella che viene chiamato “Itinerario Puuc”, ovvero il circuito che comprende tutti i siti tipici della cultura maya Puuc intorno a Uxmal.

Infatti, è nella regione montuosa dell’entroterra della penisola dello Yucatan che è possibile trovare l’espressione artistica più alta dei Puuc, una popolazione che dominò, nel periodo classico della civiltà maya, la regione a sud della odierna città di Mérida.

Kabáh si trova a sud di Uxmal e ad essa è collegata tramite un grande sacbè lungo 18 km e ampio 5 m, una tradizionale “strada bianca” dei maya, alle cui due estremità si trova un arco monumentale.

Il sito si estende su circa 1,2 km² e le rovine si trovano su entrambi i lati strada. Tuttavia, buona parte delle strutture è ancora coperta dalla giungla. Si pensa che i colli attorno alla città sono costruzioni non ancora scavate. Gli archeologi ipotizzano anche la presenza di una grande piramide non ancora trovata.

Il nome “Kabáh” è di solito considerato un termine della lingua maya arcaica, tradotto come “signore dalla mano forte e poderosa”. Il nome della città è menzionato nel Chilam Balam de Chumayel. Si pensa che questo nome sia associato con la rappresentazione che c’è sull’entrata, dove una scultura rappresenta un uomo che sostiene con la sua mano un serpente.

La zona è stata abitata fin dal 3° secolo a.C. Tuttavia, la maggior parte degli edifici principali di Kabáh sono stati eretti tra il 7° e il 9° d.C. In uno degli architravi sopra la porta di un edificio si trova incisa la data 879, probabilmente tra gli anni d’oro della città. Un’altra data inscritta, 987, è una delle ultime in stile classico maya.

In realtà, si sa molto poco sulla storia di Kabáh, ma sembra che fosse fortemente dipendente dalla grande città di Uxmal. Il sito è stato abbandonato intorno al 1200, per ragioni ignote, forse dovute al tracollo di Uxmal.

 

Il Tempio delle Maschere

Nonostante sia stata portata alla luce solo una parte degli edifici che compongono il complesso di Kabáh, il sito presenta strutture molto interessanti e sculture davvero insolite.

Uno degli edifici più importanti è certamente il Tempio delle Maschere, noto anche come Codz Poop (letteralmente stuoia arrotolata). La struttura poggia su una piattaforma alta 5 m ed la facciata ovest è completamente ricoperta con 250 riproduzioni del volto del dio della pioggia Chaac, il dio della pioggia, cui si interpongono motivi geometrici.

Si tratta di uno dei più imponenti edifici dell’architettura Maya e l’ossessiva ripetizione di un unico elemento architettonico è decisamente insolito per l’arte maya: l’effetto è davvero unico nel suo genere.

Nella facciata occidentale del Codz Poop si trova una non comune rappresentazione tridimensionale di una figura maschile, un uomo muscoloso, con le braccia protese in avanti, con un ricco copricapo arabescato, probabilmente un sovrano.

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L’enfasi posta sulla devozione a Chaac, sia qui che in altri luoghi Puuc limitrofi, si ritiene dipenda dalla scarsità di acqua nella regione. Il sito non presenta cenote nelle vicinanze, né la città era dotata di un qualche sistema idrico, in modo che gli abitanti dipendevano esclusivamente dalla pioggia.

 

Il Palazzo

El Palacio è l’edificio più massiccio del sito, straordinario esempio di architettura Puuc. La struttura sorge su una piattaforma sopraelevata collegata allo spiazzo sottostante da una scalinata centrale, e comprende numerose stanze distribuite su due piani.

La facciata del secondo livello presenta numerosi ingressi di differente ampiezza, alcuni dei quali divisi da colonne. A fianco del Palacio è presente un edificio con due scalinate, una rivolta a nord e l’altra a ovest, che unisce El Palacio al Tempio delle Maschere.

 

L’arco del Sacbè

In prossimità del centro urbano sorge un arco monumentale che segna l’ingresso al sacbé, la grande strada bianca che collega Kabáh con Uxmal. L’arco fu intorno agli anni ’50 del Novecento dall’archeologo messicano Ponciano Salazar.

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Completamente disadorno, presenta solo due targhe nel centro. La parte inferiore dello stesso era dipinta di rosso: è ancora possibile vedere resti di pittura nella parte ovest.

 

La Grande Piramide

Una grande piramide a Kabáh è ancora in attesa di essere trovata. Alcuni indizi sono rappresentati dai resti una scalinata sul lato sud di un piccolo altipiano artificiale.

Al momento, non ci sono piani per ulteriori scavi, ma gli archeologi sono convinti che preziosissimi tesori archeologici sono nascosti sotto gli alberi della giungla e che non ascpettano altro di essere portati in superficie.

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