Scoperto un incredibile Tempio dell’Acqua Maya
Nei pressi del sito di Cara Blanca, gli archeologi hanno scoperto un incredibile complesso immerso nella foresta del Belize: un tempio maya posto accanto ad una profonda piscina sacra, dove i pellegrini offrivano sacrifici al dio dell'acqua e forse anche ai demoni degli inferi.

Immerso nella tranquillità della foresta del Belize, nei pressi del sito di Cara Blanca, giace uno straordinario, e finora sconosciuto, santuario Maya dedicato alle divinità dell’acqua.

La scoperta è stata fatta da un gruppo internazionale di ricercatori, i quali pubblicheranno i risultati del loro lavoro sul prossimo numero del Cambridge Archaeological Journal.

Il complesso sacro si compone di un tempio principale e di due strutture minori, tutte posto accanto ad una piscina profonda, dove i pellegrini offrivano sacrifici a Chaac, la divinità maya della pioggia.

«I pellegrini venivano qui per purificarsi e portare le loro offerte», spiega al National Geographic la team-leader Lisa Lucero, archeologa dell’Università dell’Illinois. «Era considerato un posto speciale con una funzione sacra».

Lucero e i suoi colleghi hanno esplorato il fondo della piscina sacra per quattro anni, trovando sul fondo numerosi utensili di pietra, cocci di ceramica, denti e artigli fossili, tutti oggetti sacrificati in onore di Chaac.

I ricercatori hanno notato che gli oggetti offerti nei tempi più antichi erano in numero molto minore rispetto a quelli offerti nei periodi tardivi della civiltà Maya. Questo aspetto suggerisce che nel corso dei secoli le siccità diventarono sempre più estreme e i Maya disperati, di conseguenza, chiedevano più aiuto al dio della pioggia Chaac.

Gli studiosi, infatti, pensano che nella prima metà del 1° millennio d.C., i Maya furono sferzati da una serie devastante di siccità, che alla fine ha portato al crollo della loro civiltà. È plausibile pensare che molti maya abbiano risposto a queste condizioni estreme chiedendo aiuto agli dei. Anzi, è possibile che proprio la siccità abbia dato il via ai cosiddetti “culti della siccità”.

«Si tratta del primo esempio di architettura inglobata nel territorio che abbia mai visto», racconta Brent Woodfill, archeologo dell’Università del Minnesota. «È davvero affascinante, e dimostra ancora una volta quanto le grotte e le piscine erano correlate alla visione del mondo dei Maya». Grotte e cenote, infatti, erano considerati dai Maya ingressi al mondo sotterraneo.

Sul fondo della piscina sono stati trovati anche alcuni resti umani. Alcuni ricercatori ipotizzano che si tratti dei resti di sacrifici rituali umani, altri pensano che la piscina sia stata semplicemente utilizzata come luogo di sepoltura per qualche rappresentante dell’elite della società.

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