Obama si impegna: mandare l’uomo su Marte!
Durante il suo sesto Discorso sullo stato dell'Unione, il presidente Barak Obama si è solennemente impegnato a dare un nuovo impulso alla realizzazione delle più ambiziosa tra le missioni spaziali: mandare l'uomo su Marte. Tra il pubblico, anche l'astronauta Scott Kelly.

Non lo ha fatto con lo stesso piglio che contraddistinse il discorso di Kennedy quando decise di mandare l’uomo sulla Luna, ma Barak Obama, a modo suo, ha voluto enfatizzare il suo sesto Discorso sullo stato dell’Unione impegnando gli Stati Uniti con la prospettiva di un’ambiziosa missione spaziale: inviare un equipaggio umano su Marte.

A dimostrazione della serietà dell’impegno, tra il pubblico invitato figurava anche Scott Kelly, l’astronauta in procinto di passare un intero anno a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.

La missione di Kelly è di vitale importanza per una futura missione umana su Marte, la quale, tra viaggio di andata, sbarco e viaggio di ritorno, potrebbe durare circa tre anni.

In un passaggio della trascrizione del discorso tenuto da Obama è possibile leggere:

«Voglio che gli americani siano in grado di vincere la gara verso quelle scoperte in grado di creare nuovi posti di lavoro: convertire la luce solare in combustibile liquido; creare protesi rivoluzionarie in modo che un veterano che ha dato le sue braccia per il suo paese possa giocare di nuovo a palla con il suo bambino; inoltrarsi nel Sistema Solare, non solo per visitarlo, ma per rimanerci.

Il mese scorso, abbiamo lanciato un nuovo veicolo spaziale, come parte di un programma spaziale rienergizzato con l’obiettivo di inviare astronauti americani su Marte. Entro i prossimi due mesi, per preparaci a questa missione, Scott Kelly inizierà un lungo soggiorno di un anno nello spazio. Buona fortuna, Capitano, e metta tutto su Instagram».

Obama ha fatto riferimento al veicolo spaziale Orion che la NASA ha testato con successo lo scorso 5 dicembre 2014, la navicella che permetterà di raggiungere la Stazione Spaziale, la superficie lunare e, in futuro, anche la superficie di Marte.

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Una roccia marziana che secondo alcuni ritrae la testa di Barak Obama!

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Lo sviluppo di Orion fa parte del programma Constellation, il quale prevede entro il 2018 il completamento dello Space Launch System, il più potente sistema di lancio mai sviluppato dalla Nasa destinato a superare di gran lunga i razzi Saturn V utilizzati per le missioni Apollo.

Stando a quando disse Obama in un discorso tenuto nell’aprile del 2010 presso il Kennedy Space Center, la prima missione verso Marte dovrebbe partire entro il 2035. “Mi auguro di essere ancora in giro per vederla”, disse scherzando ai dipendenti.

Dunque, se tutta va bene per la Nasa, entro i prossimi due decenni gli esseri umani potranno sbarcare finalmente sul Pianeta Rosso per la prima volta. La prima volta? Come sanno i nostri lettori, esiste una teoria della cospirazione secondo la quale gli esseri umani sarebbero già sbarcati su Marte in segreto.

Presunti informatori si sono fatti avanti negli ultimi anni affermando che le grandi potenze mondiali stanno costruendo un colonia segreta su Marte, utilizzando tecnologie di viaggio top-secret. Tra gli informatori più recenti figura un certo “Captain Kaye”, il quale sostiene di aver trascorso ben 17 anni in una base militare su Marte.

Un’altra informazione riservata sarebbe stata divulgata in programma radiofonico da “Jackie”, una sedicente ex-dipendente della Nasa che ha affermato da aver rilevato la presenza di uomini su Marte mentre analizzava i dati dello sonda Viking.

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Chiaramente, tutte queste affermazioni sono difficili da confermare, dato che non sono mai state presentate prove concrete e tutte le testimonianze si basano sui curriculum presentati dagli stessi informatori.

D’altra parte, è pur vero che il caso di Edward Snowden e della NSA ci hanno insegnato che le agenzie di intelligence sono molto abili a nascondere documentazioni e programmi altamente classificati, con la capacità di orientare l’opinione pubblica verso ciò che vogliono far credere.

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