Studiosi cercano di risolvere il mistero delle monete coniate nel sud Italia nel 6° sec. a.C.
La collaborazione tra gli scienziati dell'Australian Nuclear Science and Technology Organisation (ANSTO) e quelli del Centro Australiano per la Numismatica Antica (ACAN) potrebbe aiutare a risolvere il mistero sulla tecnica di produzione di monete coniate nel sud Italia intorno al 6° secolo a.C.

Per più di un secolo, a partire dal 540 a.C., le città greche dell’Italia del sud, cominciarono a coniare delle monete molto particolari, le quali mostravano la stessa immagine sul fronte e sul retro, in modo che una appariva come il negativo dell’altra.

I ricercatori non hanno mai compreso fino in fondo il modo in cui furono prodotte le monete, soprattutto a causa della carenza di fonti scritte in proposito e la quasi assenza di stampi.

La misteriosa tecnica di fabbricazione, la quale sembra molto difficile da riprodurre, ha acceso un dibattito che non è mai giunto ad una conclusione soddisfacente.

Tuttavia, alcune risposte potrebbero arrivare dalla collaborazione tra gli scienziati dell’Australian Nuclear Science and Technology Organisation (ANSTO) e quelli del Centro Australiano per la Numismatica Antica (ACAN), la quale prevede l’utilizzo di strumenti per l’analisi della struttura dei neutroni.

“Il nostro obiettivo è quello di capire la tecnologia che sta alla base della produzione di uno dei primi conii del mondo”, spiega il dottor Vladmir Luzin dell’ANSTO. “L’utilizzo di misurazioni a neutroni forniranno la comprensione dei processi meccanici utilizzati per la creazione delle monete”.

Sebbene le tecniche di misurazione per l’analisi della struttura neutronica delle monete non è mai stata utilizzata in precedenza, i ricercatori sono convinti che questo studio possa porre le basi per nuove indagini future.

Oltre a fornire una soluzione ad un mistero antico di 25 secoli, i ricercatori prevedono che questa collaborazione beneficerà altri settori nel campo dei beni culturali. In Australia, come nel resto del mondo, si registra un crescente interesse per il mondo antico e per la cultura materiale dell’antichità.

“Questa collaborazione può contribuire a favorire la comprensione delle civiltà antiche, il che ci permetterà di comprendere meglio il modo in cui la specie umana interagisce con il mondo circostante”, conclude lo scienziato Scott Olsen.

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