Quel dito è la reliquia di un autentico gigante Nephilim?
Molte tradizioni antiche raccontano di un tempo in cui sul pianeta Terra viveva una razza di uomini giganti. La Bibbia li chiama “Nephilim” e sarebbero il frutto dell'unione dei “Figli di Dio” con le donne umane. Esistono indizi della loro esistenza? Un ricercatore svizzero è convinto di aver trovato il dito fossilizzato di un gigante. Prova definitiva o falso?

Secondo il giornale tedesco Bild.de, un ricercatore di nome Gregor Spörri avrebbe fotografato quello che sembra essere un dito gigante mummificato.

Il “dito” è di dimensioni davvero considerevoli: la lunghezza è di circa 34 centimetri. Se fosse la parte autentica di un corpo umano, il proprietario del dito dovrebbe essere alto quasi 5 metri.

Le immagini furono mostrate al pubblico per la prima volta nel marzo del 2012, ma la storia risale almeno a 24 anni prima.

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Nel mese di aprile del 1988, Spörri si recò in Egitto armato di una serie di libri, con l’intento di approfondire la conoscenza dell’antica cultura egizia. Il ricercatore non immaginava che aveva intrapreso un viaggio che avrebbe cambiato la sua vita per sempre.

L’interesse principale di Spörri era la Grande Piramide di Giza, convinto dell’esistenza di una qualche energia bio-cosmica al suo interno. Per raggiungere il suo obiettivo, il ricercatore ha corrotto diversi sorvegliati, passando ore interminabili all’interno della piramide, in attesa di una conferma alle sue teorie.

Purtroppo, le ricerche di Spörri non raggiunsero il risultato sperato. Mentre si apprestava ad organizzare il ritorno in patria, il barista dell’albergo dove alloggiava, che ormai conosceva Spörri e il suo interesse per i casi misteriosi, gli propose una gita che il ricercatore avrebbe reputato certamente interessante.

Incuriosito dalla proposta, Spörri accettò questa ultima escursione. Il mattino seguente il barista chiamò un taxi e mostrò al conducente un foglietto sgualcito su cui era scritto l’indirizzo di destinazione: il quartiere di Bir Hooker nella città di Sadat, a circa 100 km da Il Cairo.

L’autista condusse Spörri in una fattoria dove incontrò un anziano agricoltore di nome Nagib, discendente di un’antica famiglia di tombaroli. L’agricoltore aveva ereditato dai suoi antenati due scatole di legno piene di oggetti di valore che, nel corso degli anni, aveva venduto ai turisti e gli avevano permesso di acquistare un pezzo di terra.

Tuttavia, nel piccolo tesoro ereditato da Nagib c’era un articolo che non era stato venduto e che era in possesso della sua famiglia da più di 150 anni. Solo poche persone avevano visto quell’oggetto. Dato che Nagib era in difficoltà economiche, propose a Spörri di vedere il reperto e di poterlo fotografare alla modica cifra di 300 dollari. Spörri, incuriosito, accetto la proposta.

Nagib tirò fuori una scatola di legno e ne sollevò il coperchio. Al suo interno c’era un pacchetto di forma allungata, avvolto in un panno di pelle che a sua volta ricopriva diversi stracci avvolti attorno allo strano oggetto che Nagib stava maneggiando.

Quando l’anziano finì di scartare il pacchetto, ne uscì fuori un oggetto oblungo grigio-marrone. Nagib pose con cura l’oggetto nelle mani di Spörri che cominciò ad esaminarlo con curiosità. Improvvisamente si rese conto che aveva in mano un gigantesco dito mummificato.

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Certamente non si trattava di un dito ordinario in quanto misurava almeno 35 centimetri! Spörri, osservando il dito, percepì che aveva tra le mani qualcosa di antico, organico e umanoide. Il dito sembrava essere stato reciso con precisione anatomica, mentre il alcuni punti appariva come sbriciolato.

La pelle coriacea, spessa pochi millimetri, appariva danneggiata in alcuni punti, mentre l’unghia si presentava praticamente intatta.

Spörri, sbalordito dalle dimensioni del reperto, immagino che il suo proprietario avrebbe raggiunto almeno i 5 o 6 metri di altezza. Tuttavia, Spörri non era del tutto convinto dell’autenticità del reperto.

polaroidPer sconfiggere lo scetticismo dell’occidentale, Nagib tirò fuori dalla scatola di legno una cartella di cuoio contenente una serie di documenti: un certificato di autenticità, alcune carte scritte con caratteri arabi e latini, una foto Polaroid del dito e una radiografia fatta eseguire negli anni ’60 in un ospedale del Cairo tramite un amico del figlio dell’agricoltore.

Quando Spörri vide la lastra, non ebbe dubbi sul fatto che l’anatomia del dito era corretta, così come le proporzioni: se si trattava di un falso, era davvero qualcosa di ben fatto.

Nagib si rifiutò di dire a Spörri dove fosse stato trovato il dito, ma fece una serie di allusioni ad una stanza nascosta nel basamento della Grande Piramide, dove si trovano enormi tombe vuote.

A sostegno delle affermazioni di Nagib si può fare riferimento al gigantesco sarcofago di granito (uno dei 24) trovato nel Serapeum di Saqqara, un artefatto dal peso si oltre 80 tonnellate, lungo 4 metri, largo 2,3 metri e alto 3,3 metri.

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Nagib chiarì inoltre che la reliquia non era in vendita, perché troppo importante per il sostentamento della sua famiglia. Prima di andare via, Spörri scattò una serie di fotografie ponendo una banconota accanto al dito, così da dare un’idea delle dimensioni. Sulla via del ritorno, Spörri realizzò di aver avuto accesso a qualcosa di molto speciale.

Negli anni successivi, Spörri non ha parlato molto di quello che aveva visto, in quanto si rese conto che gli scienziati non erano interessato a ciò che non era in sintonia con le teorie da loro accreditate.

Così, Spörri intraprese un’intensa attività di ricerca sulla possibile esistenza di giganti sul nostro pianeta in tempi antichi, scoprendo che tutte le culture sono costellate da miti e leggende che parlano di tali esseri e convincendosi sempre di più dell’autenticità del reperto osservato a Bir Hooker.

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Alcuni esperti interpellati da Spörri hanno studiato le immagini, ma non sono stati in grado di trarre conclusioni. Essi, tuttavia, hanno confermato che il dito mummificato sembra autentico, ma hanno respinto la possibilità di una razza di giganti nel passato.

Nel 2009, Spörri tornò in Egitto alla ricerca della reliquia. In 19 anni, però, molte cose erano cambiate; la nazione aveva sperimentato significativi disordini e Nagib, già anziano quando conosciuto, era probabilmente deceduto.

Fino ad oggi la ricerca non ha dato alcun risultato e sembra che la reliquia, così come i suoi custodi, sia scomparsa. Nonostante tutto, l’esperienza di Spörri solleva questioni importanti circa il nostro passato e le nostre origini. Forse, un giorno, grazie a nuovi elementi di prova potremmo affermare con certezza che un’antica razza di giganti un tempo ha camminato sul pianeta Terra.

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