Le morti da analgesici sono quadruplicate in un decennio
Secondo i CDC Usa i decessi causati dagli antidolorifici e gli ansiolitici sono quadruplicati negli ultimi dieci anni. Il resoconto di quella che sta divenendo un’emergenza sanitaria mondiale.

[La Stampa] Le morti per overdose non riguardano solo le droghe pesanti, come siamo soliti pensare, ma riguardano anche i farmaci.

Stiamo infatti parlando di analgesici come hydrocodone, morfina e ossicodone, che vengono prescritti per controllare il dolore.

Questi farmaci, secondo le stime dei CDC Usa sono state la causa di 3 mila morti non intenzionali nel 1999, che sono salite a quasi 12 mila nel 2011. Una cifra spaventosa, se si tiene conto che stiamo appunto parlando di farmaci.

A parte una lieve flessione nel 2006, il trend è stato comunque di continua crescita. Sintomo dunque che dietro alla prescrizione e consumo degli oppiacei e antidolorifici di questa classe è necessario un maggiore controllo e intervento.

Secondo quanto pubblicato nel rapporto del CDC’s National Center for Health Statistics (NCHS), il tasso di mortalità per overdose di antidolorifici è aumentato di circa il 18% dal 1999 al 2006.

Da quest’ultimo anno in poi, per fortuna, pare sia aumentato soltanto (se così si può dire) del 3%.
Tuttavia, nel 2011, altri farmaci come i sedativi a base di benzodiazepine, prescritti contro ansia insonnia e convulsioni, sono stati causa di ben il 31% dei decessi. Le benzodiazepine hanno segnato una media di decessi che aumentavano del 14% l’anno.

Il rapporto ha anche evidenziato un significativo aumento del numero di decessi in persone di età compresa tra i 55 e i 64 anni. Nel 1999, il tasso era 1 ogni 100 mila persone, per arrivare nel 2011 a essere 6 ogni 100 mila.

Gli esperti sono tutti concordi che questa epidemia di morti per overdose da farmaci antidolorifici può essere controllata. I medici, in prima linea, devono prescrivere con maggiore cautela questo genere di farmaci, sottolineano gli scienziati.

Questo perché è pratica comune consigliare tali farmaci per i pazienti affetti da malattie croniche o condizioni come mal di schiena, emicranie e così via. Secondo gli autori, è proprio questa tendenza che alimenta l’epidemia, mentre, invece, i farmaci di tal genere dovrebbero essere prescritti più che altro nei giorni successivi a un intervento chirurgico particolarmente doloroso o nelle cure palliative dei pazienti oncologici.

A concorrere all’aumento dei decessi vi sono tuttavia anche le persone che li utilizzano. Spesso infatti siamo portati a ritenere che la dose consigliata possa fare poco effetto, per cui c’è il rischio di assumerne una dose superiore.

Attenzione quindi, perché sono sempre e comunque farmaci – di solito anche potenti – e una dose eccessiva può farci sì passare il dolore o l’ansia, ma potrebbe essere per sempre.

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