Nuove modifiche nell’albero genealogico delle popolazioni europee
La grande maggioranza degli attuali abitanti dell'Europa deriva da tre popolazioni ancestrali. Oltre ai cacciatori-raccoglitori europei originari, e poi ai primi agricoltori giunti dal Vicino Oriente, c'è stato il contributo, minoritario ma significativo, di un'antica popolazione siberiana che migliaia di anni fa è migrata sia in America sia nel Vecchio Continente.

[Le Scienze] Sono almeno tre le popolazioni ancestrali da cui hanno origine gli europei moderni, ma il quadro potrebbe essere addirittura più intricato, come emerge da analisi genetiche effettuate da gruppo internazionale di ricerca.

Secondo i risultati pubblicati su “Nature”, l’ipotesi più accreditata dell’origine degli europei – secondo cui gli attuali abitanti del Vecchio Continente deriverebbero dal mescolamento dei primi agricoltori provenienti dal Vicino oriente con gruppi preesistenti di cacciatori-raccoglitori – va sostituita con uno scenario che contempla migrazioni più grandi e complesse.

In particolare, i dati ottenuti dagli scienziati indicano che al patrimonio genetico degli europei attuali ha concorso anche un gruppo etnico originario delle steppe dell’Eurasia settentrionale che arrivò in Europa qualche tempo dopo l’introduzione dell’agricoltura. A questo gruppo originario delle steppe appartenevano anche gli antenati dei nativi americani.

Per quanto sorprendente, è uno scenario con una conferma statistica molto solida, ha sottolineato David H. Reich della Harvard Medical School e coordinatore della ricerca insieme a Johannes Krause, dell’Università di Tübingen e a Svante Pääbo, del Max-Planck Institut per l’antropologia evoluzionistica a Lipsia:

“Riteniamo che al patrimonio genetico degli attuali europei abbia contributo un’antica popolazione nord-eurasiatica. Alcuni membri di questa popolazione hanno contribuito alla colonizzazione delle Americhe, più di 15.000 anni fa, altri sono invece migrati verso l’Europa”.

Già prima di questo studio, alcuni ricercatori avevano sottolineato “lacune” nella ricostruzione dell’albero genealogico degli europei basato sulle due sole popolazioni dei cacciatori-raccoglitori e dei primi agricoltori, e per questo avevano ipotizzato il contribuito anche di un altro gruppo etnico, una “popolazione fantasma” della cui esistenza però non si disponeva di alcuna prova concreta.

Almeno fino al 2013, quando gli scienziati hanno scoperto un primo indizio. L’analisi del DNA di due scheletri trovati in Siberia – uno risalente a 24.000 anni fa l’altro a 17.000 anni fa – ha rivelato affinità genetiche con il DNA sia degli europei sia dei nativi nordamericani.

Il nuovo studio, in cui sono stati raccolti e confrontati i dati genetici di nove antichi scheletri e di 2345 individui di 203 popolazioni attuali di ogni parte del globo, ha confermato l’ipotesi della popolazione fantasma identificandola proprio in questi antichi eurasiatici.

La componente genetica di questa antica popolazione nord-eurasiatica è presente in quasi tutti i gruppi di europei studiati, anche se costituisce una parte relativamente bassa del patrimonio genetico. In media resta sotto il 20 per cento del totale.

In generale, “le differenze fra le diverse popolazioni europee – dice Iosif Lazaridis, primo autore dell’articolo – riguardano solo le percentuali delle varie componenti: i cacciatori-raccoglitori rappresentano una parte importante dell’ascendenza degli europei del nord, addirittura il 50 per cento nel caso dei lituani, mentre gli europei del sud contano più antenati fra i primi agricoltori.”

Solo alcune piccole popolazioni sembrano avere una storia ancora più complessa, come i maltesi, gli ebrei Ashkenaziti, i finlandesi e i lapponi.

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