Nuove ipotesi sulla straordinaria lavorazione microscopica dei manufatti d’oro scoperti a Stonehenge
Alcuni manufatti in oro scoperti intorno a Stonehenge nel 1808 hanno interrogato per lungo tempo i ricercatori sulla straordinaria tecnica microscopica di lavorazione. Uno studio sui manufatti ha avanzato nuove ipotesi sulla loro realizzazione.

Nel 1808, William Cunnington, uno dei primi archeologi professionisti della Gran Bretagna, scoprì quelli che divennero noti come i gioielli della corone del Re di Stonehenge.

I manufatti si trovavano all’interno di un grande tumulo dell’Età del Bronzo, a poca distanza dal famoso cerchio di Stonehenge, conosciuto come Bush Barrow.

La scoperta di Cunnington riguardava alcuni gioielli decorati, una placca d’oro che veniva applicata ad un mantello e un pugnale finemente decorato.

La lavorazione estremamente raffinata dei manufatti in oro ha interrogato i ricercatori per lunghissimo tempo. Basti pensare che la decorazione del manico del pugnale fu realizzata con il posizionamento di decine di migliaia di minuscoli singoli componenti, ciascuno lungo appena un millimetro e dal diametro di un quinto di millimetro, praticamente come la punta di un ago.

Secondo quanto riporta The Indipendent, il processo stupefacente ha richiesto il posizionamento di circa 140 mila piccole borchie dorate dalle dimensioni descritte. La prima fase della lavorazione ha comportato la produzione di un filo d’oro finissimo, spesso quanto un capello umano.

L’estremità del filo veniva appiattita per creare un perno per il fissaggio, poi veniva tagliato con una selce affilata o un rasoio di ossidiana, ad appena un millimetro dalla base. Questa delicata procedura è stata poi ripetuta letteralmente decine di migliaia di volte.

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“Con un minuscolo punteruolo di bronzo venivano creati i fori per alloggiare le fibre d’oro”, scrive The Indipendent. “Poi veniva applicato un sottile strato di resina sulla superficie come adesivo per il fissaggio delle fibre. Ogni singolo elemento è stato accuratamente inserito nel suo buco, forse utilizzando una pinzetta in legno o in osso, dato che le fibre sono troppo piccole per essere inserite direttamente dalla mano dell’artigiano”.

“Stimiamo che l’intera operazione, dalla fabbricazione del filo d’oro fino al fissaggio, abbia richiesto almeno 2500 ore di lavorazione”, ha detto David Dawson, direttore del Museo del Wiltshire.

Ronald Rabbets, un esperto di ottica dell’occhio umano, esaminando il minuzioso lavoro sul manico del pugnale, ha spiegato che solo dei bambini o degli adolescenti potrebbero aver eseguito tale operazione.

Secondo quanto scrive Discovery News, se tale attività fosse stato eseguita da un adulto, le lunghe ore di lavoro ravvicinato e le continue messe a fuco avrebbero certamente danneggiato gravemente la sua vista.

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