Anche gli oggetti inanimati hanno una coscienza?
Per secoli, scienziati e filosofi hanno a lungo dibattuto su quale livello di coscienza potessero avere animali o piante. Ma per quanto riguarda gli oggetti inanimati? Possono avere una coscienza di sé? Può sembrare una domanda pazza e senza senso, ma alcuni scienziati moderni dicono che è possibile.

Osservando il comportamento di alcuni animali, soprattutto di quelli domestici come cani e gatti, molti sono persuasi che queste creature hanno un livello di consapevolezza e di coscienza di sé simile a quella dell’uomo.

Altri, ancora, sono convinti che anche le piante, in un certo grado, hanno una coscienza e dei sentimenti.

L’ultima frontiera del “panpsichismo”, la teoria secondo la quale tutta la materia è dotata di coscienza, è cercare di capire se anche gli oggetti inanimati hanno un qualche livello di consapevolezza.

“L’idea che il termostato che regola la temperatura in casa sia vagamente consapevole di quello che sta facendo certamente va contro il senso comune”, scrive Henry P. Stapp – fisico teorico presso l’Università della California-Berkeley e che ha lavorato con alcuni dei padri fondatori della meccanica quantistica – in un documento sull’interazione tra mente e materia. “Tuttavia, vale la pena discuterne nell’ambito della meccanica quantistica”.

Nella meccanica quantistica, il legame tra mente e materia è così centrale che sarebbe “piuttosto innaturale e apparentemente retrogrado anche solo a prendere in considerazione la possibilità di eventi che non sono di natura psicofisica”, scrive lo scienziato.

“È dimostrato che il solo atto di osservazione, tipico della coscienza umana, ha la capacità di influenzare i risultati dell’esperimento”. Per capire il fenomeno, bisogna guardare il video che mostra l’esperimento della doppia fenditura:

Rispetto alle affermazioni di Stapp, David Chalmers, scienziato cognitivo e filosofo, fa un ulteriore passo avanti. A suo parere, è possibile che la coscienza sia un elemento fondamentale della fisica e che quindi esiste in tutte le cose, dagli esseri umani fino ai fotoni.

Chalmers, ricercatore presso l’Australian National University e alla New York University, dice che la scienza è in una sorta di stallo nello studio sulla coscienza e che possono essere necessarie idee radicali per fare nuovi passi avanti. “Penso che avremmo bisogno di una o due idee che inizialmente possono sembrare pazze”, dice il ricercatore.

Una di queste è la teoria del panpsichismo, un’idea apparentemente eccentrica. “Anche se l’idea sembra illogica per noi, è molto meno illogica per persone di culture diverse nelle quali la mente umana è vista più unita con la natura”, osserva Chalmers. “La coscienza non è appesa al mondo fisico come una sorta di supplemento, è lì, proprio al suo cuore”.

Chalmers, tuttavia, non crede che i fotoni abbiano lo stesso tipo di coscienza degli esseri umani, ma potrebbero avere una sorta di consapevolezza primordiale.

Idee simili sui diversi livelli di consapevolezza sono affermate negli antichi testi sacri della religione Indù. Inoltre, in alcune tradizioni dei nativi americani, le rocce sono considerate come esseri coscienti.

Anche filosofi importanti come Platone, Leibniz, Spinoza, Schopenhauer, e Russell hanno riflettuto sulla possibilità del panpsichismo.

Nel 17° secolo, il filosofo tedesco Gottfried Wilhelm Leibniz suggeriva che gli esseri inorganici sono in uno stato simile al sonno; gli animali sono consapevoli, ma forse come in uno stato di sogno; gli esseri umani, sono consapevoli del fatto di essere consapevoli.

Nel 1927, Bertrand Russell scriveva nel Compendio di filosofia:

“La mia sensazione è che non c’è una linea netta, ma una differenza di grado [tra mente e materia]; un’ostrica è meno mentale di un uomo, ma non del tutto non-mentale.

È stato detto che la memoria è un aspetto fondamentale della coscienza, e gli oggetti inanimati hanno una sorta di memoria: dunque, non possiamo erigere una barriera assoluta tra mente e materia: la materia inanimata, in qualche lieve misura, mostra un comportamento analogo”.

Il defunto Cleve Backster, i cui esperimenti nel 1960 erano finalizzati a sostenere che anche le piante possono avere una coscienza, riuscì a dimostrare che i fluidi corporei mostrano reazioni che rispecchiano lo stato emotivo dei loro ospiti. “Il confine tra vita e non-vita non è così nitido”, commenta Stapp.

Chalmers ritiene che sia necessario uno studio della coscienza umana che vada al di là della correlazione tra parti del cervello e esperienze coscienti. “Questa è ancora la scienza delle correlazioni, non è una scienza delle spiegazioni. Sappiamo che queste aree cerebrali si attivano in base a determinate esperienze coscienti, ma non sappiamo perché lo fanno”, conclude lo scienziato.

CONDIVIDI: