Perchè il riscaldamento globale si è preso una pausa?
Nell'ultimo secolo, il trend sembrava mostrare che la temperatura del pianeta Terra era destinata a salire senza sosta, attribuendone la causa soprattutto all'utilizzo di combustibili fossili da parte dell'uomo. Eppure, alla fine del 20° secolo si è registrato un rapido cambiamento, segnando una pausa nel Global Warming. Uno scienziato dell'Università di Washington ritiene di avere la spiegazione al fenomeno.

Il riscaldamento globale cominciato nel secolo scorso sembrava, agli occhi della scienza, un trend inesorabile.

Eppure, dalla fine del 20° secolo, il Global Warming sembra essersi preso una pausa.

In un primo momento, l’inaspettata scoperta ha cominciato a dividere la comunità scientifica.

Più di una dozzina di teorie sono state proposte per spiegare la “pausa” nel riscaldamento globale, dall’attività vulcanica alle macchie solari. “Ogni settimana c’è una nuova spiegazione al fenomeno”, spiga il professor Ka-Kit Tung dell’Università di Washington. “Molti lavori precedenti si sono necessariamente focalizzati sui sintomi registrati sulla superficie terrestre, dove vediamo molti fenomeni diversi e specifici. Noi, invece, abbiamo guardato nelle profondità dell’oceano per trovarne la causa”.

Secondo lo studio di Tung, pubblicato su Science, la controversa battuta d’arresto nel riscaldamento globale potrebbe essere dovuta all’inabissamento delle correnti oceaniche calde nelle profondità dell’Atlantico e degli oceani meridionali. Ciò sarebbe dovuto ad un improvviso cambiamento di salinità nell’Atlantico settentrionale che ha reso l’acqua più salata e densa.

Il team del professor Tung ha analizzato le recenti registrazioni di temperatura nelle acque profonde rilevate dai sensori oceanografici, fino ad una profondità di 2 mila metri. I dati mostrano un aumento del calore cominciato intorno al 1999, anno in cui il riscaldamento globale è improvvisamente rallentato.

Gli scienziati ritengono che la migrazione verso il basso delle acque calde, fenomeno non riscontrato nel Pacifico, faccia parte di un ciclo naturale. Infatti, si pensa che il riscaldamento globale possa riprendere nuovamente entro i prossimi 15 anni, quando le correnti calde torneranno in superficie.

I dati suggeriscono che eventi simili nel passato hanno avuto la durata di 20-35 anni. Il fenomeno potrebbe essere stato responsabile del periodo di freddo registrato tra il 1945 e il 1975, quando si temette l’inizio di una nuova era glaciale.

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“Ci sono cicli ricorrenti legati alla salinità in grado di immagazzinare il calore nelle profondità dell’Atlantico e degli oceani meridionali”, spiega Tung. “Dopo 30 anni di rapido riscaldamento, ora siamo nella fase di raffreddamento”.

Il ciclo comincia quando la densa acqua salata comincia ad affondare in prossimità dell’Islanda. Questo cambia la velocità della corrente atlantica che porta calore in tutto il mondo.

“Lo studio suggerisce che la scomparsa del calore nelle profondità dell’Atlantico e degli oceani meridionali sia la causa dominante”, commenta Andrew Watson, climatologo britannico dell’Università di Exeter. “Le loro conclusioni sembrano buone, ma sono convinto che ci sia dell’altro”.

“La cosa più importante è che questo lavoro suggerisce che le nostre proiezioni del cambiamento climatico a lungo termine hanno bisogno di una revisione verso il basso”, conclude Watson.

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