Il video del giornalista decapitato in Iraq potrebbe essere un fotomontaggio
Nonostante i media occidentali abbiano in questi giorni fatto passare il video della decapitazione del reporter James Foleyper vero, pur usando il condizionale, ci sono dubbi sull’autenticità del filmato. Un video su Youtube (da poco rimosso) mostrava alcuni dettagli che la stampa e i governi hanno tralasciato. Vi proponiamo un articolo del quotidiano Il Secolo XIX nel quale si elencano alcuni motivi che porterebbero ad ipotizzare che il video sia un falso.
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[Il Secolo XIX] La campagna di terrore del famigerato Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis) ha raggiunto gli Stati Uniti e l’Europa.

Gli jihadisti che hanno preso il controllo di buona parte del territorio iracheno e siriano hanno mostrato la decapitazione di un giornalista freelance americano rapito in Siria nel 2012, James Foley, postando un video in cui si vede un terrorista che sembra tagliargli la gola.

Foley era stato rapito il 22 novembre 2012. Secondo le ricostruzioni, sarebbe stato prelevato nelle vicinanze di Taftanaz, insieme con l’autista e l’interprete, che sono poi stati rilasciati.

Il video dell’esecuzione ha subito destato perplessità in merito all’accento marcatamente britannico del boia. Secondo il Guardian l’estremista inglese che avrebbe decapitato il reporter americano James Foley sarebbe il leader di una cellula di combattenti britannici che operano in Siria dove tengono stranieri in ostaggio.

Ma che lo scioccante video della decapitazione del giornalista sia autentico, non lo pensano tutti, anzi. Il dibattito si sta allargando tra agenzie governative, esperti di intelligence e anche di produzione dei video.

Senza contare le migliaia di scettici che esprimono i loro dubbi sul web. Il tutto nonostante il fatto che il governo britannico e la Casa Bianca abbiano detto di ritenerlo autentico. Si accoda anche l’Fbi, ma aggiungendo che “è tuttavia ancora in corso un più lungo processo per poter affermare ufficialmente l’autenticità del filmato”.

Ma i maggiori media anglosassoni, a partire dal New York Times, che (anche per la loro rigorosa tradizione) non si sbilanciano e utilizzano il condizionale. Molti media locali americani non mettono la notizia in particolare evidenza.

Netta invece la posizione di alcuni esperti: Christopher Davidson, uno specialista del Medio Oriente all’università inglese di Durham, ha sottolineato “la presenza di vento sulla tuta di Foley, assente nell’erba, la pixelatura sul collo di Foley, l’assenza di tensione” e altri dettagli sospetti.

In ogni caso, è fuori di dubbio che il filmato sia stato realizzato con strumenti professionali, con immagini in Hd riprese da almeno due diverse telecamere, un montaggio e un sonoro di alta qualità, il che non può che confermare un ampio lavoro di post produzione.

Foley è dotato addirittura di un microfono e l’audio della sua dichiarazione è perfetto: i cambi di inquadratura sono accompagnati dai movimenti dell’uomo vestito di nero, una tecnica altamente professionale.

Foley, quando l’uomo in nero comincia a tagliargli la gola con un piccolo coltello (operazione che dovrebbe essere assai dolorosa), non accenna nemmeno a una reazione, né quella istintiva di divincolarsi, né per il dolore che dovrebbe provare.

E non si vede una goccia di sangue. Considerando la ferocia e il desiderio di scioccare il pubblico che permeano il video, non si capisce perché la decapitazione venga “oscurata”.

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