Strani crateri, ghiaccio che brucia e alberi ubriachi: gli strani effetti del cambiamento climatico
Le temperature nell'Artico si stanno innalzando due volte più velocemente del resto del globo. Secondo gli scienziati, il fenomeno potrebbe portare ad eventi eccezionali ed inspiegabili, come gli “alberi ubriachi”, bolle di metano che bruciano quando rilasciate e curiosi crateri come quello apparso in Siberia.

Ha creato un certo sconcerto tra gli studiosi il misterioso cratere comparso in Siberia all’inizio del mese di agosto.

Si pensa che questo tipo di cratere si crei da bolle di metano stipate nel sottosuolo, espulse poi a causa dello scongelamento del terreno.

Ma questo è solo il primo di una serie di curiosi fenomeni a cui potremmo assistere nei prossimi anni, tutti causati, secondo gli scienziati, dall’innalzamento della temperatura del pianeta.

Come scrive David Biello su Scientific American, le temperatura in tutto l’artico mostrano un innalzamento delle temperature circa due volte più veloce del resto del globo. “Ad un certo punto, potremmo assistere ad uno stato del permafrost che non è paragonabile a quanto osservato negli ultimi cento anni, assistendo a fenomeno che non si sono mai verificati in precedenza”, spiega Guido Grosse, geologo dell’Istituto Alfred Wegener per la ricerca polare e marina.

Uno di questi processi è in atto nelle regioni di fusione dell’Artico, dove è possibile osservare un fenomeno noto come termocarsimo, che tende a modellare il suolo con superfici molto irregolari, con bacini paludosi e piccoli monticelli, che si formano quando il permafrost ricco di ghiaccio si scongela.

Molti di questi laghi carsici conservano grandi depositi di metano, i quali, una volto scongelato il permafrost, possono cominciare a disperdersi in atmosfera e prendere in qualche modo fuoco.

Lo scioglimento del permafrost sta causando anche il fenomeno degli “alberi ubriachi”, trasformandosi lentamente in fango, il terreno non è più in grado di offrire un solido appoggio alle piante. Alcuni alberi riescono a sopravvivere al collasso del terreno, altri, invece, finiscono per sprofondare nel fango freddo.

La Nasa afferma che il permafrost artico ha accumulato grandi riserve di carbonio organico: si stima che siano immagazzinate tra le 1400 e il 1850 miliardi di tonnellate, la metà di tutto il carbonio organico immagazzinato nel suolo della Terra. In confronto, le attività umani legate all’utilizzo di combustibili fossili è pari a circa 350 miliardi di tonnellate.

La maggior parte del carbonio immagazzinato nell’Artico di trova ad appena 3 metri di profondità, il che significa che lo scioglimento del Permafrost determinerebbe l’immissione di una quantità di CO2 in atmosfera 4 volte superiore a quella immessa dell’uomo.

“Il riscaldamento del permafrost minaccia di rilasciare queste riserve di carbonio organico e di immettere in atmosfera anidrite carbonica e metano (due gas serra), sconvolgendo l’equilibio dell’Artico e aggravando notevolmente il riscaldamento globale”, spiega Charles Miller della Nasa.

Tuttavia, una ricerca separata all’inizio di questa settimana sembra suggerire che alcuni laghi artici sono in grado di assorbire pi gas serra di quanto non ne emettano in atmosfera. Questo contrasta con la visione scientifica diffusa che lo scongelamento del permafrost accelera il riscaldamento atmosferico.

 

Ma è tutta colpa dell’uomo?

L’Antropocene è il neologismo coniato per indicare l’era geologica nella quale sono visibili i grossi cambiamenti planetari dovuti alla presenza delle attività umane sul pianeta.

Certamente, tra le attività più impattanti c’è la massiccia quantità di CO2 immessa in atmosfera a seguito dell’utilizzo di combustibili fossili per la produzione di energia.

Molti, quasi tutti, attribuiscono all’attività umana il progressivo innalzamento delle temperature globali a cui stiamo assistendo, fenomeno noto come ‘Global Warming’.

Tuttavia, uno studio realizzato dal professor Liu Zhengyu dell’Università del Wisconsin-Madison, sembra contraddire l’opinione diffusa che il riscaldamento globale sia determinato dalle attività umane sul pianeta.

La ricerca di Zhengyu suggerisce che l’osservazione dei dati mostra che l’innalzamento graduale delle temperature globali è cominciato circa 10 mila anni fa, molto prima della presenza di attività umane. Zhengyu sostiene che la precedente ricerca che mostrava una tendenza al raffreddamento è sbagliata, perchè basata sui dati contraddittori provenienti dal carotaggio del ghiaccio.

Le simulazioni realizzate dal team di Zhengyu mostrano che la tendenza al riscaldamento globale è un fenomeno tipico dell’Olocene, l’attuale epoca geologica. I dati mostrano che la quantità di anidrite carbonica è aumentata di 20 parti per milione prima del 20° secolo, con un progressivo assottigliamento dei ghiacci artici.

Dunque, la ricerca sembra suggerire che il Global Warning, dopo tutto, è un fenomeno naturale. La grande domanda, a questo punto, è capire cosa sia a determinarlo.

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