La sonda rosetta a soli 100 km dalla cometa: missione quasi compiuta!
Rosetta, la sonda dell'Agenzia spaziale europea (Esa), ha raggiunto finalmente la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, inseguita per ben 10 anni con un lungo e tortuoso viaggio attraverso il Sistema solare. Ancora poche ore di attesa e Rosetta arriverà a sfiorare la cometa, fermandosi a soli 100 chilometri di distanza.

“Un vero record se pensiamo che nel 1986 la sonda Giotto arrivò a 560 chilometri dalla cometa Halley, incrociando velocemente la sua coda ad oltre 20 chilometri al secondo. Rosetta, invece, arriverà per restare”.

Così commenta la missione quasi compiuta di Rosetta Enrico Flamini, coordinatore scientifico dell’Agenzia spaziale italiana (Asi). Lanciata verso la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko il 2 marzo 2004, la sonda è stata riattivata all’inizio del 2014, dopo 31 mesi di ibernazione.

“In questi dieci anni, Rosetta, progettata e costruita dalla linea di business Space System, (prima Astrium) di Airbus Defence and Space in qualità di prime contractor, ha seguito una lunga traiettoria interplanetaria che l’ha portata oltre l’orbita di Giove” spiega la Thales Alenia Space.

Dalla sua riattivazione, la sonda si è preparata a raggiungere la cometa dove “atterrerà” a novembre con il lander Philae. Dopo che Rosetta avrà individuato il punto migliore per l’atterraggio, il lander Philae si ancorerà al suolo e inizierà a bucare. Il trapano perforerà il nucleo fino a 20 centimetri di profondità e analizzerà i frammenti, scaldandoli in fornetti grandi come fusibili, a una temperatura tra i 120 e gli 800 gradi, alla ricerca di molecole di carbonio, i mattoni della vita.

“Ora stiamo entrando nel vivo della missione scientifica di Rosetta”, continua Flamini. “A breve tutti gli strumenti a bordo incominceranno a funzionare in maniera ottimale. Ci daranno un quadro più preciso dell’ambiente di polveri e gas che circonda il nucleo della cometa, così come del suo campo magnetico residuo, e seguiranno la formazione della coda”.

Arriveranno inoltre “nuove immagini ad alta definizione della superficie, che serviranno per scegliere entro ottobre il sito di atterraggio di Philae, più un secondo sito da usare in caso di emergenza”. Gli strumenti a bordo già in funzione “ci hanno permesso finora di osservare la forma irregolare della cometa, che molti paragonano ad una paperella di gomma o ad una scamorza”, ricorda ironicamente Flamini su Repubblica.

“Grazie allo spettrometro italiano Virtis, realizzato dall’Asi per Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) – prosegue – è stato possibile addirittura misurare la temperatura superficiale della cometa: è pari a meno 70 gradi, più calda di quasi 30 gradi rispetto a quanto ci aspettavamo”.

“Questo risultato è molto interessante”, rileva il responsabile scientifico dello strumento Fabrizio Capaccioni, dell’Istituto di astrofisica e planetologia spaziali (Inaf-Iasp) di Roma, “perchè ci dà i primi indizi su composizione e proprietà fisiche della superficie della cometa”. I dati suggeriscono che la superficie dovrebbe essere coperta per la maggior parte da un materiale scuro e polveroso. “Questo non esclude la presenza di zone ghiacciate e relativamente pulite”, e molto presto Virtis sarà in grado di svelarlo”, conclude Capaccioni.

Dopo il 6 agosto, Rosetta inizierà a ronzare intorno alla cometa per osservarla a 360 gradi avvicinandosi sempre di più. L’11 novembre arriverà a soli 5 chilometri dalla superficie, in modo da permettere a Philae di iniziare la sua lenta discesa (4-6 ore) verso un atterraggio morbido.

I nomi “Rosetta” e “Philae” derivano dalla stele e dall’obelisco che permisero di decifrare i geroglifici egizi. La sonda dell’Esa e i suoi strumenti cercheranno di carpire i segreti non ancora svelati sulle le origini del sistema solare.

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