Medici Senza Frontiere: il virus Ebola è fuori controllo. Il governo inglese convoca una riunione: “È una minaccia”
Il virus ha ucciso 726 morti dall'inizio dell'epidemia. Secondo uno studio americano, “se dovesse diffondersi, la prima città sarebbe Parigi”. Ma la Commissione europea rassicura: il rischio che arrivi in Europa “è bassissimo”. Intanto, il governo inglese presieduto da Cameron ha convocato un "Cobra meeting", una di quelle riunioni interministeriali per questioni di urgente priorità di solito tenute in caso di guerre o attacchi terroristici: la minaccia sarebbe Ebola.

Il virus Ebola in Africa ha fatto in totale 1323 casi con 726 morti dall’inizio dell’epidemia lo scorso dicembre, di cui 57 solo negli ultimi 4 giorni.

Lo afferma l’Oms in un comunicato che certifica anche il primo caso in Nigeria, che diventa così il quarto paese colpito dalla malattia dopo Sierra Leone, Guinea e Liberia.

Intanto, la Liberia ha deciso la chiusura di tutte le scuole “senza eccezioni” per limitare i rischi di contagio del virus, che nel Paese ha già colpito 249 persone uccidendone 129. Lo ha comunicato la presidente Ellen Sirleaf Johnson.

“Anche i mercati nelle zone di frontiera” con la Sierra Leone, la Guinea e la Costa d’Avorio resteranno chiusi, ha annunciato Ellen Sirleaf Johnson. “Ebola è reale, Ebola è contagiosa, Ebola uccide”, ha scandito la presidente.

La Liberia è il terzo Paese colpito dal virus dopo Guinea e Sierra Leone, e ha recentemente ‘esportato’ un caso anche in Nigeria. I punti di ingresso nel Paese sono stati quasi tutti chiusi la sorveglianza è stata aumentata nei pochi punti rimasti aperti, come i principali aeroporti.

“Si tratta di una situazioni senza precedenti: è la prima volta che assistiamo a un’epidemia come questa in Africa occidentale. È la prima volta che sono interessati tre Paesi. Ed è la prima volta in città capitali”, dice in un’intervista alla CNN il dottor Peter Piot, uno degli scienziati che per primo, nel 1976, isolò il virus in un villaggio lungo le sponde del fiume da cui trae il nome, nell’attuale Repubblica democratica del Congo.

Ebola comincia a fare paura anche a migliaia di chilometri di distanza. Nel pomeriggio del 30 luglio, il nuovo ministro degli Esteri della Gran Bretgna, Philip Hammond, ha presieduto un “Cobra meeting”, una di quelle riunioni interministeriali per questioni di urgente priorità di solito tenute in caso di guerre o attacchi terroristici.

Il tutto dopo aver detto che la Gran Bretagna si trova di fronte a una “minaccia”. Argomento, chiaramente, l’ebola e le possibili tipologie di prevenzione di una malattia che potrebbe arrivare a Londra grazie a quelle decine di voli quotidiani dall’area fra Liberia e Nigeria.

Uscendo dal Cobra meeting, il ministro Hammond ha comunque voluto tranquillizzare l’opinione pubblica. Nulla è impossibile, ma al momento è difficile che il virus dell’ebola (letale fino al 90% dei casi ma che ha bisogno di scambio di fluidi corporei, saliva compresa, per propagarsi) possa diffondersi in modo di massa nel Regno Unito, nel caso arrivi.

Una delle agenzie del ministero della Salute di sua maestà, comunque, già a inizio luglio aveva diramato un avviso a tutti i medici di famiglia britannici, dicendo loro di stare attenti a eventuali casi.

Per rispondere alla più grande epidemia di ebola mai registrata, la Commissione Ue ha stanziato due milioni di euro in più che porteranno a 3,9 milioni l’aiuto totale per combattere la malattia nell’Africa occidentale. E, sebbene i rischi che arrivi in Europa siano “bassissimi”, fonti fanno sapere che l’Ue è attrezzata per rispondere all’eventualità che il contagio si estenda.

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Secondo quanto spiegano fonti europee, “non si può scartare l’ipotesi che un caso giunga in Europa, ma l’Ue ha i mezzi per contenere rapidamente l’epidemia”. Come ha dimostrato un caso sospetto a Valenzia, che è stato immediatamente messo in quarantena e le tempestive analisi hanno poi dato esito negativo. L’Ue, spiegano le fonti, ha un sistema di allerta e tutti gli Stati hanno infrastrutture ospedaliere in grado di trattare questi casi.

“Se dovesse diffondersi in Europa, la prima tappa sarebbe la Francia”, spiega Kamran Khan, specialista di trasmissioni di epidemia intervistato da Npr. Questo perché la città più infetta è Conakry, in Guinea. E il 10% del traffico aereo della città è diretto proprio alla capitale francese.

“Il rischio resta molto basso”, continua il ricercatore, ma non si deve dimenticare che monitorare i voli e le tratte aeree resta uno dei principali strumenti di controllo, anche perché “dopo che una persona è infetta, i sintomi si possono tra i due e i 21 giorni“, conclude Khan, “arco di tempo che permetterebbe di prendere un aereo dall’Africa” e arrivare comodamente in Europa o in ogni altra parte del mondo”.

“La Francia ha i mezzi per far fronte al virus Ebola”, dice in un’intervista al quotidiano Le Parisien, la ministra francese della Salute, Marisol Touraine. Per la ministra, oggi bisogna essere estremamente vigili di fronte a questa malattia.

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