Ancora senza spiegazione il misterioso “buco nero” apparso in Siberia
Si tratta di un enorme cratere che misurerebbe fino a 100 metri di larghezza. Le ipotesi speculative sono già molte: l'impatto di un velivolo alieno o lo schianto di un enorme meteorite. L'origine e la profondità sono ancora ignote, ma quasi sicuramente la causa è di tipo geologico.

[media.inaf.it] Un buco nero anche sulla Terra? Quella che vedete qui a fianco è la foto che in pochissime ore ha fatto il giro del mondo sul web: in Siberia del Nord è apparso un misterioso cratere dal diametro di quasi 100 metri.

La sua profondità così come la sua origine sono ancora ignote, ma le speculazioni sono già numerose. Molti ipotizzano che la voragine si sia formata in seguito all’impatto di un velivolo alieno sul suolo siberiano.

Altri parlano dello schianto di un meteorite, altri ancora di un laser “sparato” dallo spazio. Bizzarro è anche il fatto che ormai in tutte le lingue del mondo il cratere sia stato definito il “buco nero”, anche se ovviamente non si tratta di quell’oggetto cosmico.

Sotto potete vedere il filmato girato a bordo di un elicottero da Zvezda TV che è già stato visualizzato oltre 2 milioni e mezzo di volte su YouTube.

Sarà il team di scienziati del Centre for the Study of the Arctic e del Cryosphere Institute of the Academy of Sciences, accompagnati dal Ministro russo per le Emergenze, a mettere la parola fine alle varie bizzarre teorie che si stanno succedendo in queste ore sul web e nella comunità scientifica.

Secondo i primi rapporti degli esperti, che stanno arrivando sul luogo, la voragine si sarebbe formata nel corso degli ultimi due anni. Le prime ricognizioni sono state effettuate a bordo di un elicottero da una tv russa.

Il cratere è apparso nella penisola siberiana dello Yamal, che dal russo vuol dire (non a caso) “la fine del mondo” e dunque è stata soprannominata la “penisola dell’apocalisse”. Sarà per questo che i più superstiziosi e gli appassionati del genere hanno da subito fatto volare l’immaginazione pensando a un’invasione aliena o ad altri eventi di portata apocalittica.

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Per adesso gli esperti e il ministero non se la sentono di escludere la possibilità dell’impatto di un meteorite, ma è sicuramente più probabile che la causa sia di tipo geologico. Secondo uno scienziato australiano l’evento ha tutte le sembianze del crollo di un pingo (detto anche idrolaccolite), che non è altro che un enorme pezzo di ghiaccio coperto da terra.

Anna Kurchatova, del Sub-Artic Scientific Research Center, ha una spiegazione più precisa: l’area di Yamal è ricca di gas naturale (è la zona di produzione principale delle forniture dirette verso l’Europa) e una sacca di gasa, combinatasi con acqua e sale, avrebbe prodotto un’esplosione relativamente grande, come se avesse fatto saltare il tappo di una bottiglia di spumante. Altra ipotesi potrebbe essere un crollo a causa dello scioglimento del permafrost dovuto ai cambiamenti climatici.

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