Oggetti fuori posto: sfere metalliche di 2,8 miliardi di anni fa. Cosa o chi le ha prodotte?
Il “mistero di Klerksdorp” è stato originato da alcune pubblicazioni divulgate tra gli anni ottanta e novanta. Una serie di piccole sfere metalliche antiche quasi 3 miliardi di anni. Secondo alcuni sono il bizzarro risultato di processi naturali, altri, invece, ritengono che le sfere siano la prova che vita intelligente sia esistita sulla Terra molto tempo prima di qualsiasi ipotesi finora esplorata.

Nel 1982, un articolo a firma di Jimson S. comparso su Weekly World News, riportava la notizia di alcune sfere dall’aspetto metallico di diametro variabile da 1 a 2 centimetri, ritrovate dei primi anni ottanta nelle cave di pirofillite presso la cittadina di Ottosdal (Transvaal occidentale) in Sudafrica.

Le sfere prendono il nome dal museo di Klerksdorp in cui erano custodite. Furono portate all’attenzione del grande pubblico dallo stesso curatore del museo, Rolfe Marx, il quale affermò che esse sembravano frutto di un’attività umana, ma che in realtà risalivano ad un’epoca in cui l’uomo non esisteva.

Il motivo di questa affermazione risiede nel fatto che una delle sfere presentava lungo l’equatore alcuni solchi paralleli per i quali non esisterebbe, secondo Marx ed altri, una spiegazione scientifica che ne giustifichi una formazione naturale. Inoltre, l’età geologica del deposito in cui sono state ritrovate risaliva a circa 2,8 miliardi di anni fa.

Le sfere furono rinvenute in una cava di pirofillite, un materiale piuttosto morbido utilizzato anche come isolante elettrico, il quale si origina dalla trasformazione metamorfica di un deposito sedimentario. Questo dimostrerebbe che la formazione del materiale è posteriore dunque ai 2,8 miliardi di anni fa, un tempo ritenuto congruo per il processo di sedimentazione.

Le caratteristiche insolite sono alla base delle diverse teorie sulla loro origine, soprattutto da parte dei sostenitori delle teorie relative agli Oopart, che le considerano artefatti prodotti da una civiltà non umana. I geologi che hanno studiato questi oggetti propendono per ritenere che, nonostante la forma molto regolare, essi siano il prodotto di fenomeni naturali.

Secondo costoro, durante il processo metamorfico che ha trasformato l’argilla e la cenere vulcanica in pirofillite si sarebbero formati i noduli metamorfici, consistenti in noduli di pirite, che quindi, per effetto dell’esposizione all’aria, si è trasformata in goethite, ereditandone la forma sferica.

Non la pensa così Micheal Cremo, studioso di Oopart e cultura preistorica, secondo il quale le sfere suggeriscono che in un passato remotissimo il nostro pianeta abbia ospitato vita intelligente, indigena o di origine extraterrestre.

Nel 1984, solleticato dalla notizia, Cremo contattò Rolfe Marx per ottenere una descrizione dettagliata delle sfere. Marx rispose sottolineando la superficie estremamente dura delle sfere e descrivendo la struttura fibrosa del loro interno. Scrive Marx:

“Non c’è nulla di scientifico pubblicato sulle sfere, ma i fatti sono questi: sono state trovate in una cava di pirofillite, un minerale abbastanza morbido con un fattore di soli 3 Mohs [nella scala utilizzata per classificare la durezza dei minerali] e si trovavano nello strato di sedimenti corrispondenti a 2,8 miliardi di anni fa.

Le sfere presentano una struttura interna di tipo fibroso con un guscio intorno estremamente duro, tanto da non riuscire a scalfirlo nemmeno con l’acciaio”.

L’acciaio si colloca sulla scala di Mohs con un fattore da 6,5 a 7,5, ma le sfere, secondo Marx, sono ancor più dure.

Nel 2002, il Museo di Klerksdorp pubblicò la lettera del dottor John Hund di Pietersburg, Sud Africa, nella quale si spiegava che una delle sfere era stata analizzata dal California Space Institute. Nella lettera si leggeva che i ricercatori avevano concluso che “la superficie della sfera è così perfetta da aver superato il limite della loro tecnologia di misurazione: meno di un centinaio di millesimi di pollice dalla perfezione assoluta”.

Secondo il geologo Paul V. Heinrich, quelle affermazioni non erano state verificate e quindi la lettera fu successivamente rimossa dal sito del museo.

 

Le Sfere di Moqui

Artefatti simili sono stati trovati nello Utah. Conosciute come Sfere di Moqui, risalirebbero a circa 2 milioni di anni. La leggenda vuole che gli antenati defunti dei nativi americani Hopi utilizzassero le sfere come biglie per giocare e per lasciare messaggi ai loro parenti ancora in vita. Le Sfere di Moqui hanno in guscio esterno in ossido di ferro e l’interno di sabbia.

Diversi studiosi si sono sforzati di offrire una spiegazione naturale all’origine delle misteriose sfere. Il dottor Karrie Weber, dell’Università del Nebraska-Lincoln, ha proposto che alcuni microbi potrebbero aver contribuito a formare le sfere, con il sottoprodotto dei loro processi vitali.

Il geologo Dave Crosby ha originariamente ipotizzato che un impatto meteoritico abbia prodotto sfere di metallo fuso, poi condensatesi in granelli di sabbia. Dopo un esame più attento, come riporta The Epoch Times, Crosby ha escluso l’ipotesi dell’impatto, sviluppando una nuova teoria: l’acqua piovana avrebbe dissolto ferro e altri minerali, trasportandoli nelle falde sotterranee. Durante il defluire, gli ioni si sarebbero depositati attorno ai granelli di sabbia formando le caratteristiche sfere.

Nonostante gli sforzi, Cromo e gli altri studiosi di Oopart rimangono convinti che la spiegazione artificiale sull’origine delle sfere sia la più semplice e, chiaramente, la più verosimile. L’invito che questi ricercatori alternativi rivolgono agli scienziati “convenzionali” è quello di essere pi audaci, e di aprirsi agli indizi che sembrano contraddire le opinioni dominanti.

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