Scoperto un antico scheletro sommerso che potrebbe aiutare a risolvere un mistero sui nativi americani
Gli archeologi messicani hanno intenzione di estrarre l'intero scheletro di una ragazza adolescente vissuta più di 12 mila anni fa. La ragazza morì precipitando in una buca profonda in una grotta dell'antico Messico. Al momento, i ricercatori sono riusciti a rimuovere solo un molare e un frammento di una costola.

Si tratta del più antico scheletro completo mai trovato, risalente a più di 12 mila anni fa e che potrebbe aiutare a risolvere il mistero sulle differenze nei tipi di corporatura tra i primi esseri umani arrivati nelle Americhe.

Gli antropologi, infatti, sono perplessi sul perché i nativi americani moderni non somigliano ai loro antichi antenati che migrarono nelle Americhe durante il Pleistocene, epoca che includeva l’ultima glaciazione e che si è conclusa circa 12 mila anni fa.

I crani degli antichi risultano essere più grandi, i volti più stretti e più sporgenti, molto più simili ai popoli nativi d’Africa, Australia e del Sud Pacifico di quanto non lo siano i loro discendenti americani.

Queste differenze sono il prodotto di cambiamenti evolutivi avvenuti nelle prime popolazioni americane? Un grosso pezzo utile a risolvere il puzzle potrebbe essere lo scheletro completo di una ragazza vissuta più di 12 mila anni fa che contiene sia le caratteristiche degli antichi paleoamericani che qualità genetiche possedute dagli nativi americani successivi.

Lo scheletro, battezzato “Naia” dai suoi scopritori – il nome greco correlato alle ninfe d’acqua -, apparteneva ad una adolescente precipitata in un pozzo profondo più di 100 metri, all’interno di una complessa rete di grotte carsiche che durante il Pleistocene risultavano in gran parte asciutte.

Come riporta il National Geographic, la grotta dove i sommozzatori hanno trovato Naia è chiamata “Hoyo Negro” (Buco Nero) e si trova sulla penisola messicana dello Yucatan.

Il volto di Naia risulta più stretto, con gli occhi ben impostati e una fronte prominente; il naso è basso e schiacciato, e i denti risultano sporgenti, in maniera opposta a come appaiono i discendenti dei paleoamericani. La compresenza in Naia di questi tratti somatici e dei marcatori genetici dei nativi americani moderni fa ipotizzare l’esistenza di una stirpe comune.

“È la prima volta che abbiamo dati genetici da uno scheletro che presenta questi tratti distintivi del cranio e del viso”, spiega Deborah Bolnick, genetista antropologica presso l’Università del Texas e coautrice dello studio.

Le analisi genetiche dei moderni nativi americani indicano che discendono da una popolazione fondante che ha avuto origine in Asia. Essi sono stati isolati da altri gruppi di popolazioni per diverse migliaia di anni, da qualche parte nella regione nota come Beringia, una lingua di terra che univa la Siberia all’Alaska durante l’ultimo massimo glaciale. Fu lì che questa popolazione fondatrice ha sviluppato marcatori genetici unici.

Cosa abbia poi provocato il cambiamento nei tratti somatici delle popolazioni successive è ancora un mistero. I ricercatori ritengono che sia un cambiamento di tipo evolutivo, ma si cercano altre prove a sostegno di questa teoria. L’ipotesi è che il cambio di stile di vita da cacciatori-raccoglitori a sedentari abbia in qualche modo ammorbidito e arrotondato il volto dei nativi americani.

“Iniziano a sorgere tratti più domestici quando le femmine cominciano ad avere più controllo sull’approvvigionamento di cibo, senza dover dipendere da uomini più aggressivi”, spiega lo studio. Comunque, le speculazioni sui potenziali fattori di cambiamento evolutivo non fa parte degli obiettivi dello studio. E, nonostante ciò, alcuni scienziati mettono in guardia sulle troppe conclusioni a seguito del ritrovamento di Hoyo Negro.

Ad ogni modo, i ricercatori hanno intenzione di estrarre l’intero scheletro di Naia al fine di analizzarne in profondità le caratteristiche. Nel pozzo dove è stata trovata Naia vi erano anche i resti di almeno 26 specie animali, tra cui tigri dai denti a sciabola, tapiri giganti e orsi.

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