I Neanderthal e i Sapiens sono geneticamente simili al 99,84%. Allora dove sono le differenze?
Un recente studio comparso su Science dimostra che gli esseri umani moderni e loro cugini Neanderthal differiscono geneticamente solo per una frazione di punto percentuale. Cosa determina, allora, le differenze tra le due specie?

L’Homo Neanderthalensis è un ominide affine all’Homo Sapiens vissuto nel paleolitico medio, tra i 200 mila e i 40 mila anni fa.

Convissuto nell’ultimo periodo della sua esistenza con lo stesso Homo sapiens, la sua scomparsa in un tempo relativamente breve è un enigma scientifico oggi attivamente studiato.

Nel corso della seconda metà del 20° secolo si è assai dibattuto in ambito accademico se l’uomo di Neandertal sia da considerare una sottospecie estinta di Homo sapiens (denominata Homo sapiens neanderthalensis), con la conseguente possibilità di incrocio e ibridazione tra i due, oppure se sia una specie autonoma (Homo neanderthalensis).

Uno studio eseguito nel 2008 sul DNA fossile di alcuni resti di uomo di neanderthal sembra indicare che i due tipi umani parzialmente contemporanei apparterrebbero a due diverse specie.

Tuttavia, ricerche più recenti riguardanti il genoma umano proverebbero di accertare, almeno fino a un certo punto, che neanderthalensis e sapiens apparterrebbero alla stessa specie e che le differenze anatomiche e somatiche sarebbero dovute a differenze climatiche, ambientali, morfologiche e di alimentazione.

Ora, in un nuovo studio pionieristico pubblicato online su Science ha dimostrato che i Sapiens differiscono geneticamente dai Neanderthal per solo una frazione di punto percentuale. La ricerca ha permesso agli scienziati di individuare l’equivalente cellulare di interruttori (on/off) in grado di determinare quali geni debbano essere attivati e quali no.

L’analisi del DNA ha rivelato che il genoma dell’Homo Sapiens e dell’Homo Neanderthalensis è identico al 99,84% e che hanno meno di 100 proteine che differiscono nella loro sequenza sequenza amminoacidica. Tuttavia, nonostante la strabiliante somiglianza genetica, le due specie contano differenze apparentemente fondamentali.

Gli uomini di Neanderthal, per esempio, avevano una struttura scheletrica generalmente più massiccia, gambe e braccia più corte, mani e dita più grandi, ossa di braccia e gambe ricurve, assenza di mento, fronte sfuggente e arcate sopraccigliari più prominenti.

I ricercatori hanno anche individuato una serie di malattie e condizioni neurologiche presenti nei Sapiens ma non nei Neanderthal. Tutte queste differenze possono essere contenute in una differenza di solo lo 0,12%?

Liran Carmel e Eran Meshorer, biologi presso l’Università Ebraica di Gerusalemme, hanno cercato di rispondere a questa domanda esaminando in dettaglio le differenze nel genoma dei due ominidi. I risultati hanno rivelato che negli esseri umani risultano attivati circa 2200 geni che nei Neanderthal sono rimasti inattivi. Quando un gene non viene attivato, infatti, non si producono variazioni nel tratto.

In altre parole, le differenze tra le due specie potrebbero essere valutate con una serie di interruttori on/off che attivano o meno parti del DNA.

Tuttavia, gli scienziati hanno riconosciuto che la tecnica di ricerca non è priva di limiti. Ogni individuo, infatti, può mostrare variazioni notevoli l’uno dall’altro a causa dell’ambiente, della dieta o di altri fattori. È quindi impossibile sapere se i modelli on/off trovati nei geni dei Neanderthal sono tipici della specie globale, oppure se peculiari dell’individuo studiato.

Comunque, il nuovo metodo utilizzato in questo studio è un primo passo verso una maggiore comprensione delle differenze tra esseri umani moderni e i nostri antichi antenati. Lo sviluppo di nuove tecniche e metodi di ricerca rappresentano la promessa futura di poter rispondere un giorno a molte domande sul passato dei Sapiens.

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