Controllo mentale nel 21° secolo: tra fantascienza e realtà
Il controllo mentale è un argomento comunemente percepito come parte della “Teoria della Cospirazione”, oppure come uno dei tempi fondamentali della narrativa fantascientifica. In entrambi i casi, l'idea viene vista come qualcosa di irrealistico e di cui non bisogna in fondo preoccuparsi eccessivamente. Ma è realmente così? La verità è che la scienza del 21° secolo sta compiendo passi da gigante proprio in questa direzione.
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L’idea che il controllo mentale sia qualcosa di lontano dalla realtà deriva, almeno in parte, dalla convinzione diffusa che il cervello umano è talmente complesso da non poter essere compreso fino in fondo e quindi impossibile da manipolare.

Come scrive David Brooks nel libro “L’animale sociale. Alle origini dell’amore, della personalità e del successo”, è impossibile realizzare una mappa dell’attività cerebrale capace di rilevare stati mentali come le emozioni e i desideri.

Allo stesso modo, Andrew Sullivan, blogger ed ex redattore di The New Republic, ritiene che le neuroscienze siano ancora ancora nella loro ‘infanzia’ e che finora abbiamo solo “grattato la superficie del cervello umano”.

In un articolo comparso nel 2004 su Discovery Magazine dal titolo “The Myth Of Mind Control” si leggeva che il controllo mentale è solo argomento di fantascienza, senza nessun fondato motivo di preoccupazione, dato che decifrare il codice neurale equivarrebbe alla risoluzione dei grandi misteri della scienza, come l’origine dell’Universo e della vita sulla Terra, ed è quindi poco probabile.

L’articolo descrive il cervello come il “più significativo mistero della scienza”, e probabilmente il più difficile da risolvere. Pertanto, il controllo mentale rimane nel peggiore dei casi una preoccupazione lontana. L’idea di fondo sembra essere che il controllo della mente è improbabile senza capire il cervello.

Ma non tutti sono d’accordo su questo punto. Molti mettono in discussione l’idea che una piena comprensione del codice neurale sia un prerequisito per il controllo della mente, poiché non è sempre necessario sapere come funziona qualcosa per essere efficace.

Inoltre, come ha sottolineato il neuroscienziato Michael Persinger, il cervello non è al di là della nostra comprensione: è certamente complicato, ma non così complicato!

Un rapporto del 1995 redatto dall’Air Force americana, in una sezione intitolata “Controllo del Processo Biologico”, prevede che il il 2050 “verrà raggiunta una chiara comprensione di come funzione il cervello umano, come controlla realmente le varie funzioni del corpo e come possono essere manipolate”.

Nel documento di immagina lo sviluppo di tecnologia ad energia elettromagnetica, con dispositivi capaci di causare movimenti muscolari, controllo delle emozioni e delle azioni, indurre il sonno, trasmette suggestioni e interferire con la memoria.

Per quanto inquietanti possano sembrare tali previsioni, è possibile che alcune di queste tecnologie siano state già sviluppate? Come spiega Steven DiBasio sulla pravda.ru, un esame superficiale della “letteratura” già rivela che esistono varie tecnologie sofisticate capaci di indurre il controllo mentale.

Ad esempio, nel 1976 veniva brevettata l’invenzione di Robert G. Malech, la quale sviluppa un metodo per il monitoraggio e il condizionamento remoto delle onde cerebrali.

Inoltre, per oltre trent’anni sono stati condotti esperimenti alla Stanford Research Institute (SRI) i quali hanno dimostrato l’esistenza di un linguaggio simbolico delle onde cerebrali, che potrebbe essere decifrato e tradotto.

L’idea è quella di creare un “telecomando” per il cervello umano, un mezzo per stimolare il cervello creando un campo elettrico. Una relazione del 1970 del Pentagono scriveva che qualcosa del genere sarebbe stato disponibile entro pochi anni. Tralasciando i campi elettromagnetici, lo stesso Pentagono ora è intento a sviluppare un microchip da impiantare nel cervello dei soldati, al fine di ottenere dei robot-umani.

Ricerche più recenti

Alla luce di quanto segnalato, non sorprendono le recenti applicazioni sviluppate in ambito militare e medico. Quello che sconcerta è che di ogni ricerca pubblicata vengono sottolineate con forza le possibili applicazioni terapeutiche, mentre i rischi per la libertà e il libero arbitrio umani prontamente minimizzati.

E non sorprende nemmeno la scoperta che alcune di queste ricerche siano state condotte in segreto per ragioni di “sicurezza nazionale”. Non c’è dubbio che la CIA abbia condotto molte ricerche in segreto, regolarmente insabbiate dal Pentagono dietro il paravento della sicurezza nazionale. Inoltre, la conduzione di queste ricerche spesso richiede un generoso allentamento degli standard etici.

Tra le applicazioni più recenti, ricordiamo un esperimento condotto nel 2004, nel quale i ricercatori hanno utilizzato 25 mila neuroni di ratto coltivati in vitro per pilotare un simulatore di caccia a reazione F-22. Nell’agosto del 2013, invece, un gruppo di ricercatori è riuscito a coltivare dei cervelli umani in ‘miniatura’, salutando la tecnica come una grande opportunità per correggere eventuali difetti nello sviluppo cerebrale.

Certamente, lo sviluppo di queste tecnologie sembra molto poco pubblicizzato, alimentando il sospetto che si tratti di vere scienze occulte.

In fin dei conti, se lo scopo dichiarato è reale, e cioè quello di migliorare la salute e le condizioni di vita dell’umanità, perché allora tanta segretezza? Forse, ci si è resi conto che, prima o poi, l’opinione pubblica potrebbe considerare il “mito del controllo mentale” come un realissimo e insostenibile effetto collaterale?

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