La Colonna di Ashoka: l’arte metallurgica degli antichi indiani supera la tecnologia moderna
A Delhi, india, esiste una sorprendente colonna di ferra che, nonostante siano passati almeno 15 secoli dalla sua realizzazione, non presenta segni di ruggine ed è così impenetrabile alla corrosione che la tecnologia moderna non riesce ad eguagliarne la struttura.

La cosiddetta Colonna di Ferro (o Colonna di Ashoka), situata a Delhi (in India), è una colonna in ferro alta 7 metri e 21 centimetri , dal peso di 6 tonnellate e con un diametro di 41 centimetri.

La colonna risale almeno al 423 d.C. e non presenta ruggine nonostante sia rimasta esposta per 1600 anni al clima monsonico.

Probabilmente venne eretta da Chandragupta II Vikramaditya (375 d.C. – 414 d.C.) , durante l’impero Gupta che regnò sull’India settentrionale fra il IV e il VI secolo.

La colonna in origine si trovava in un luogo denominato Vishnupadagiri (collina dell’impronta di Visnu). Durante l’impero Gupta, Vishnupadagiri era un centro di studi astronomici, dato che la collina si trovava sul tropico del Cancro. La colonna proiettava un’ombra, che al solstizio d’estate (21 giugno) cadeva nella direzione del piede di Anantasayain Vishnu.

Successivamente, quando Qutb-ud-din Aibak distrusse i templi preesistenti per erigere il Qutb Minar e la moschea Quwwat-ul-Islam, la Colonna di Ashoka venne lasciata intatta, e la moschea fu sviluppata intorno ad essa. Sulla colonna vi è un’iscrizione secondo la quale essa venne costruita in onore di Vishnu e in memoria del re Chandragupta II.

L’enigma della colonna

Data la sua particolare resistenza alla ruggine e alla corrosione, la Colonna di Ashoka è oggetto di interesse di numerosi studiosi. Inoltre, le sue peculiari caratteristiche, ha spinto molti a considerarla come un OOPArt, cioè un oggetto inspiegabile nel suo contesto storico originario. Perchè?

Come rivela uno studio eseguito dal professor A.G. Gupta, direttore del Dipartimento di Scienze Applicate e Filosofia presso l’Istituto di Tecnologia e Management dell’India, il pilastro è realizzato con ferro puro al 99,72 per cento.

Per farsi un’idea, il ferro ottenuto in epoca moderna è ottenuto con una purezza del 99-99,8 per cento, e contiene manganese e zolfo due ingredienti assenti nel pilastro. La colonna, inoltre, è rivestita da un patina di ossido protettivo, rendendola diversa da qualsiasi altra cosa prodotta oggi.

Grazie alla sua particolare composizione, la colonna è sopravvissuta intatta per più 1500 anni esposta agli agenti atmosferici, senza mostrare il minimo segno di ossidazione o corrosione.

Le analisi di esperti dell’Istituto Indiano di Tecnologia, guidati dal professor R. Balasubramaniam, hanno dimostrato che si tratta di una particolare proprietà del metallo di cui è fatta, un ferro molto puro, con una percentuale insolitamente elevata di fosforo dovuta a una particolare tecnica di fusione realizzata dagli artigiani del tempo.

Il fosforo col tempo avrebbe favorito la formazione per catalisi di uno strato protettivo sulla superficie della colonna, un composto di ferro, ossigeno e idrogeno spesso 5 centesimi di millimetro in grado di proteggere il ferro dolce dall’aggressione dell’atmosfera.

Uno studio realizzato da John Rowlett rivela che il pilastro è stato realizzato almeno 400 anni prima della creazione della più grande fonderia conosciuta nel mondo antico e che avrebbe potuto realizzare la colonna.

Per sottolineare la precoce perizia metallurgica degli indiani di 15 secoli fa, Rowlett ricorda il caso della Sultanganj Buddha, la più grande scultura metallica indiana di Buddha.

 

Anch’essa realizzata 1500 anni fa, realizzata in rame puro e pesante più di una tonnellata, come scrive Rowlett, “nessuna spiegazione scientifica è stata ancora avanzata su come sia stato possibile realizzare una tale opera in un periodo così precoce”.

La statua, sconcertante ricordo delle straordinarie doti degli scultori e degli artigiani del metallo dell’antica India, è sopravvissuta praticamente intatta per 15 secoli, facendone un caso unico al mondo.

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