Ecco cinque luoghi terrificanti sul nostro pianeta
Ci sono luoghi realmente esistenti che sono più inquietanti del peggiore degli incubi. Anche se non si caratterizzano per apparizioni di fantasmi o per oscure leggende, questi luoghi generano un profondo senso di disagio in chi li visita, imprimendo una suggestione che alberga per lungo tempo nell’animo della persona.

Il mondo è pieno di posti inquietanti, capaci di generare un profondo senso di disagio in chi li visita, imprimendo una suggestione che alberga per lungo tempo nell’animo della persona.

Luoghi abbandonati, antici cimiteri e zone off-limits raccontano misteri non sempre spiegabili, ma rivelano anche l’antica passione dell’essere umano per gli enigmi.

In questo breve viaggio conosceremo l’Ossario di Sedlec nella Repubblica Ceca, il triangolo di Molebka in Russia, il Cimitero delle Fontanelle in Italia, il valico di Djatlov sugli Urali e il sito maya di Actun Tunichil Muknal. Buon viaggio inquietante.

L’Ossario di Sedlec

Nella Repubblica Ceca si trova una piccola chiesa cattolica denominata “Ossario di Sedlec”. A vederla dall’esterno sembra una chiesa come tante altre, almeno fino a quando non si varca la soglia d’ingresso. Gli interni, infatti, sembrano essere stati progettati da un serial killer, un vero e proprio “collezionista di ossa”.

Le decorazioni interne della chiesa e le varie suppellettili, compresi i lampadari, sono stati realizzate con le ossa di tutti i fedeli che nel corso dei secoli hanno chiesto di essere sepolti nel santuario. Il motivo di tale “stile” decorativo rimane oscuro.

Secondo alcuni teologi, il motivo potrebbe risiedere nelle parola di San Paolo Apostolo, secondo il quale i cristiani sono come “pietre vive” che compongono la Chiesa. Il tempio di Sedlec esprimerebbe simbolicamente l’immagine offerta dall’apostolo delle genti.

Il triangolo di Molebka

Al primo posto, per turisti russi e stranieri alla ricerca di avventura, senza dubbio va considerato il cosiddetto “Triangolo di Molebka”, nei pressi di Kišertskij, nella Regione di Perm.

Si tratta di una delle prime zone geopatogene scoperte sul territorio russo. I primi accenni su questo luogo maledetto, che attrae letteralmente tutte i fenomeni paranormali immaginabili, risalgono agli anni trenta del XIX secolo.

Già allora, i contadini del posto raccontavano di strani oggetti volanti ed oggetti brillanti che vedevano intorno al villaggio di Molebka, ma il vero grande evento del Triangolo di Molebka è arrivato a metà degli anni ottanta durante il periodo di caccia invernale, quando il geologo di Perm, Emil Bačurin, notò tra la neve un cerchio di 62 metri di diametro, che poi descrisse in una dettagliata relazione.

Timur Ivanzov racconta che, in seguito, vennero organizzate molte esplorazioni scientifiche nel Triangolo di Molebka, per cercare di svelarne il mistero:

“Le persone vedevano con i propri occhi piatti volare, come aerei su una pista e, per di più, con invidiabile regolarità. Sul bosco e sui campi periodicamente comparivano brillanti palle che gli abitanti del luogo denominarono “arance di fuoco”.

Vorrei anche ricordare la sensazione di malessere che incontrano le persone arrivando nel Triangolo di Molebka: di fatto, tutti soffrono di una lunga e costante emicrania, hanno sbalzi di temperatura corporea e di pressione e il corpo si gonfia”.

Se non avete mai sentito parlare di questo luogo, allora non siete soli. Il sito RT news ha riportato la seguente notizia:

“Per la prima volta in russia la statua di un alieno è stata inaugurata presso la città di Perm, negli Urali. Esso rappresenta il luogo di più frequenti avvistamenti di UFO in Russia. La statua in legno, alta quasi due metri, è stata eretta all’ingresso del villaggio di Molebka.

Questo posto non è stato scelto casualmente in quanto è considerato uno dei punti caldi UFO più popolari in Russia. Molti credono che ci siano più UFO in questa zona che in altri luoghi. Il cosiddetto triangolo Molebsky è stato scoperto nel 1980″.

Il Cimitero delle Fontanelle

Cumuli di teschi, croci di ossa, tombe scoperte con scheletri scomposti. Non è una scena di un film horror, ma un luogo reale ubicato fuori le mura greche romane di Napoli.

E’ il cimitero delle Fontanelle, chiamato in questo modo per la presenza in tempi remoti di sorgenti d’acqua, nel Rione Sanità dove è situato. È scavato nella roccia di tufo della collina di Materdei e vi si accede dalla piccola chiesa di Maria Santissima del Carmine vicino le cave di tufo.

Fu l’estrema sepoltura di migliaia di corpi, vittime dell’epidemia genocida della peste nel 1656 e del colera del 1836, ma anche di quelle persone sprovviste di mezzi per sepolture dignitose. L’ingresso della cava cimiteriale è racchiuso nella Chiesa di Maria SS. Del Carmine, che custodisce già le prime tombe, probabilmente di bambini.

Varcato il luogo sacro, si entra nella necropoli dove si contano almeno 40.000 resti, dei quali molti hanno un significato per i fedeli che lì andavano a pregare. E’ il culto delle “Anime Pezzentelle”, defuniti adottati dalle devote per ricevere in cambio per la loro cura alcune grazie come vincite al lotto o benedizioni per qualsiasi altra natura.

Care sono le ossa del Capitano, attorno al quale aleggiano diverse leggende, o il Monacone, statua di San Vincenzo Ferrer decapitata, su cui venne posto un inquietante teschio.

Alle spalle del santo due bare con gli unici scheletri vestiti e ben visibili, il conte Filippo Carafa e la moglie donna Margherita. L’ossario chiuso nel 1969, per il preoccupante feticismo che il culto andava denotando, solo nel maggio del 2010 è stato riaperto.

Il Valico di Djatlov

Un altro luogo terribile è a buon diritto considerato il Valico di Djatlov, o anche detto “Monte dei Morti”, a Nord degli Urali, al confine tra la Regione di Ekaterinburg e la Repubblica dei Komi.

A questo luogo sono legate molte storie spaventose e inspiegabili e proprio qui tante persone sono morte in circostanze misteriose. Come racconta il ricercatore Timur Ivanzov:

“In Russia molti ricordano la tragedia avvenuta durante la spedizione di Igor Djatlov nel febbraio del 1959: il gruppo composto di nove turisti non riuscì entro la notte a valicare la montagna e si fermò a pernottare lungo il suo versante.

Di notte avvenne una cosa inspiegabile: l’intero gruppo morì. Le inchieste poi stabilirono che i turisti semi svestiti tagliarono la tenda dall’interno e si gettarono correndo di paura verso il villaggio. La maggior parte di essi morì di freddo, ma tre, invece, avevano costole rotte e il capo trafitto, mentre a una delle ragazze era stata strappata la lingua.

Sui corpi, tuttavia, non furono trovati abrasioni o lividi, ma la pelle di tutte le vittime aveva una strana sfumatura violacea, i capelli erano diventati bianchi e sul loro volto si era impressa una smorfia di terribile orrore. Gli esperti osservarono che la radiazione di fondo dei loro vestiti era di dieci volte più elevata. Poi la questione è stata messa a tacere e ancora oggi rimane il mistero su cosa avvenne quella notte”.

Actun Tunichil Muknal

Actun Tunichil Muknal è un sistema di grotte situato nei pressi della città di San Ignacio, nel distretto di Cayo, in Belize. È un sito archeologico maya importante, poiché al suo interno sono stati rinvenuti scheletri, ceramiche e manufatti in pietra. In diverse zone della sala principale sono presenti numerosi resti di scheletri.

Tra questi, il più conosciuto è lo scheletro di un’adolescente, forse vittima sacrificale, chiamato “La fanciulla di cristallo” perché le sue ossa calcificate appaiono oggi brillanti e cristallizzate.

Le ceramiche rinvenute nel sito sono importanti perché presentano i “fori dell’uccisione”, i quali indicano che erano utilizzate a scopi cerimoniali.

La maggior parte dei manufatti e dei resti maya sono calcificati nel suolo. I Maya hanno modificato le formazioni rocciose della grotta per creare altari per le offerte, sagome e teste di animali o per proiettare ombre. Nelle parti superiori la grotta è decorata da formazioni rocciose.

La vita animale della grotta è caratterizzata da grandi colonie di pipistrelli, granchi d’acqua dolce, gamberi, pesci gatto e altre specie di pesci tropicali. Vi si trovano anche grossi invertebrati come gli amblypygi e diversi ragni predatori. La grotta è abitata anche da agouti e lontre. Nelle grotte fluviali di queste dimensioni del Belize è facile trovare questa grande varietà di specie e molte altre ancora.

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