Una cometa ha ucciso i Mammut innescando l’era glaciale
Circa 13 mila anni fa, i mammut lanosi del Nord America, i bradipi giganti e le tigri dai denti a sciabola sono improvvisamente scomparsi dal nostro pianeta. Uno studio controverso presentato nel 2007 dal Professor James Kennet suggerisce che la causa sia stata determinata dall'impatto di una cometa con il nostro pianeta. Ora, un gruppo di ricercatori della University of California sostiene di aver trovato nuove prove alla teoria di Kennet.

Il ‘Younger Dryas’, o ‘Grande Gelo’ è un fenomeno climatico verificatosi tra 12.900 e 11.500 anni fa che ha fatto registrare un improvviso ritorno alle condizioni glaciali alle latitudini più alte dell’emisfero settentrionale.

Secondo quanto afferma James Kennet, professore emerito presso il Dipartimento di Scienze della Terra della University of California, nello studio realizzato nel 2007, il Younger Dryas è stata la conseguenza dello sconvolgimento prodotto dall’enorme impatto di una cometa con il pianeta Terra.

La teoria sostiene che i detriti gettati nell’atmosfera dall’impatto abbiano alterato le condizioni climatiche della Terra, catapultandola in un repentino raffreddamento globale.

L’ondata incredibilmente rapida di gelo avrebbe investito le latitudini più settentrionali dell’emisfero boreale, causando l’estinzione di numerosi specie animali, tra cui il mammut lanoso del Nord America e alcune culture autoctone, come la Cultura Clovis.

L’ipotesi di Kennet si basa sul ritrovamento di uno strato di nanodiamanti che potrebbero essere il risultato di una collisione extraterrestre. Una conferma alle sue teorie potrebbe arrivare da una ricerca più recente, pubblicata negli atti della National Academy of Science.

Il ricercatore Alexander Simms, insieme al suo gruppo di ricerca, ha riesaminato la distribuzione dei nanodiamanti nella registrazione sedimentologica di Bull Creek, confermando i risultati dello studio precedente.

“Tuttavia, abbiamo anche trovato un secondo picco di nanodiamanti più recente nelle registrazioni dei sedimenti, corrispondente agli ultimi 3 mila anni”, spiega Simms.

Lo studio ha visto l’analisi di 49 campioni di sedimenti, i quali rappresentano diversi periodi di tempo e cambiamenti ambientali. I ricercatori hanno identificato un picco nella presenza dei nanodiamanti in corrispondenza del Younger Dryas.

Inoltre, hanno identificato un altro picco poco dopo la superficie dello strato corrispondente al tardo Olocene, era cominciata circa 11.700 anni fa e che continua ancora oggi.

I ricercatori hanno scoperto che la presenza dei nanodiamanti non è causata dalla regolazione climatica, dai movimenti del suolo, da attività culturali o da altri cambiamenti climatici.

La scoperta di alte concentrazioni di nanodiamanti in due periodi distinti suggerisce che qualsiasi processo le abbia prodotte in corrispondenza del Younger Dryas potrebbe essere ripetuto anche negli ultimi millenni.

“I nanodiamanti si trovano in abbondanza in corrispondenza del Younger Dryas, dando sostegno alla teoria dell’impatto”, ha detto Simms. “Tuttavia, il secondo strato di nanodiamanti potrebbe essere stato causato da un evento simile nelle vicinanze, ma più moderato”.

Sebbene gli scienziati ipotizzino la possibilità di un secondo impatto con un meteorite, non si sbilanciano su quando possa essere avvenuto.

Certamente, il secondo picco di nanodiamanti indica che l’evento si è verificato in un qualche momento degli ultimi 3 mila anni e che la loro distribuzione non riguarda solo l’evento che ha scatenato il Younger Dryas.

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