Una nuova teoria sulla costruzioni delle Piramidi d’Egitto
Un ingegnere gallese ha presentato una nuova teoria sulla costruzione della antiche piramidi della piana di Giza che rischia di scuotere il mondo dell'archeologia. A suo parere, il fatto che le piramidi siano state costruite da decine di migliaia di operai che trasportavano blocchi massicci su lunghe rampe è praticamente impossibile.

Peter James, è un ingegnere delle costruzioni di Newport, Galles del Sud.

Soprannominato Indiana James, insieme al team della sua azienda Cintec ha passato gli ultimi diciotto anni a restaurare le piramidi egiziane, avendo l’opportunità di osservare in profondità gli enigmatici monumenti.

Forte di questa esperienza, l’ingegnere gallese ha elaborato una nuova teoria sulla loro costruzione che rischia di mettere in discussione le teorie classiche e far andare su tutte le furie gli archeologi egiziani.

“Secondo le attuali teorie, per impilare i due milioni di blocchi richiesti per la costruzione delle piramidi, gli operai egiziani avrebbero dovuto posizionare un blocco ogni tre minuti”, spiega James.

Inoltre, i blocchi sarebbero dovuti essere spostati su delle ampie rampe che secondo i suoi calcoli, per arrivare a quell’altezza ed evitare che risultassero troppo ripide, avrebbero raggiungo la lunghezza di almeno 400 metri. “Se così fosse, ci sarebbero ancora i segni delle rampe, ma non ce ne sono”, dice James.

Osservando l’interno delle piramidi, James ha innanzitutto ipotizzato che queste furono costruite a cominciare dall’interno, utilizzando i grandi blocchi di pietra per la struttura esterna e materiale più piccolo per la struttura interna, allo stesso modo in cui un costruttore moderno realizzerebbe un muro di pietra.

L’ingegnere ritiene che l’interno delle piramidi è composto di piccoli blocchi facilmente lavorabili e trasportabili. I grossi blocchi visibili all’esterno, sarebbero solo destinati al contenimento dell’intera struttura.

James ha contestato anche la teoria tradizionale su quanto è successo al rivestimento esterno delle piramidi. Gli archeologi sono convinti che la pietra liscia sia stata rubata per la realizzazione di altre costruzioni.

L’ingegnere, invece, ritiene che le pietre esterne siano cadute a causa della dilatazione termica causata dalle grandi escursioni termiche tra il giorno e la notte, che possono andare dai 50°C ai 3°C.

“Mi sto preparando ad un dura battaglia con gli archeologi”, ammette l’ingegnere. “Mi accuseranno di non essere un archeologo. Ma se uno vuole costruire una casa chiama un ingegnere o un archeologo? Gli archeologi non hanno mai avuto esperienza di ingegneria”.

Peter James è amministratore delegato della Cintec, azienda leader nel settore del consolidamento strutturale di siti antichi. L’azienda impiega 50 persone e opera in tutto il mondo, ma è stata particolarmente coinvolta nel rafforzamento di antichi monumenti in Iran, Iraq e nel Sahara. Ha contribuito anche a rafforzare le camere sepolcrali delle piramidi a gradoni e della Piramide Rossa.

Certo, non è possibile stabilire se la teoria di James sia corretta oppure no. Però bisogna dargli atto di aver avuto il coraggio di mettere in discussione le idee consolidate dell’archeologia tradizionale e di aver avuto l’animo di affrontare il fuoco di fila di chi si sente investito di difendere queste idee ad ogni costo, anche contro l’evidenza.

Anche altri si sono cimentati nell’ipotizzare tecniche differenti per la costruzione delle piramidi. In un’animazione caricata su youtube, è possibile vedere un sistema per trasportare i blocchi di pietra sulla cima delle piramidi.

Utilizzando una sorta di camera d’aria capace di far galleggiare i blocchi di pietra, gli operai li avrebbero spinti in un condotto verticale pieno di acqua, in modo tale che il galleggiamento li avrebbe poi sospinti verso l’alto.

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