Ecco come difendersi dalle esplosioni di asteroidi
Un nuovo studio rivela che le esplosioni di corpi celesti nella nostra atmosfera sono una minaccia molto più concreta degli impatti diretti, e propone un piano di protezione civile simile a quello usato per gli uragani.
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[National Geographic] L’esplosione di un asteroide in aria sopra una città rappresenta un rischio maggiore per l’umanità rispetto al ben più temuto grande impatto al suolo.

Lo sostiene Mark Boslough, fisico dei Sandia National Laboratories di Albuquerque, in New Mexico, che chiede di ripensare i sistemi di difesa planetaria focalizzandosi sulla rilevazione degli asteroidi più piccoli invece di quelli più grandi.

La Terra viaggia come un tiro a segno tra meteoriti e asteroidi, “stelle cadenti” che appaiono in cielo in media ogni 15 minuti. A volte i visitatori dallo spazio sono più grandi, come per esempio la palla di fuoco che esplose sopra Chelyabinsk, in Russia, il 15 febbraio scorso, ferendo circa 1.500 persone in sei città in tutta la regione, o l’evento di Tunguska del 1908 che rase al suolo 2.150 chilometri quadrati di foresta siberiana.

“È praticamente certo che il prossimo grande impatto che ci colpirà sarà quello di un asteroide che esplode in atmosfera, un airbust”, spiega Boslough che, in un rapporto di prossima pubblicazione nella rivista Acta Astronautica, propone un nuovo sistema di allarme proprio per gli asteroidi che vanno in frantumi a mezz’aria. “Abbiamo davvero bisogno di trovare un modo per allertare la gente”, ha detto.

Nel corso degli ultimi due decenni, gli astronomi si sono concentrati sulla rilevazione degli asteroidi più grandi vicini alla Terra, quelli di più di 140 metri di larghezza che incrociano l’orbita terrestre. Si pensa che il 95 per cento di quelli maggiori (di dimensioni superiori al chilometro), sia già stato scoperto.

Il fatale attraversamento della cometa P/Shoemaker-Levy 9 nell’atmosfera di Giove nel 1994 ha sollevato l’interesse degli astronomi per gli effetti delle esplosioni atmosferiche di oggetti spaziali.

Nel nuovo rapporto, Boslough analizza l’evento di Tunguska del 1908 e l’esplosione in atmosfera sopra il deserto libico che più di 28 milioni di anni fa ha fuso la sabbia del deserto lasciando vetro giallo di silice sparpagliato per oltre 6.000 chilometri quadrati nel Sahara.

Recenti simulazioni eseguite da Boslough avevano “declassato” la potenza dell’evento del 1908. Questo ha messo in allarme gli scienziati invece di tranquillizzarli. “Ora sappiamo che questi piccoli asteroidi possono fare più danni di quanto pensassimo, perché le esplosioni in aria trasferiscono più energia al suolo di quanto ci aspettassimo”, ha detto.

La scala di pericolo

Nel nuovo studio, Boslough invita a iniziare delle rilevazioni astronomiche in tutto il mondo, compreso il lancio di un satellite in grado di avvistare gli asteroidi più piccoli, e propone di adottare una scala di pericolo per l’impatto atmosferico di un corpo celeste simile a quella utilizzata per la comunicazione del rischio di uragani.

I livelli di allerta proposti sono cinque. Il primo livello, il più basso, riguarda il caso di un’esplosione ad alta quota che non crea alcun danno e per affrontare la quale non c’è bisogno di nessuna particolare attenzione. Le esplosioni ad alta quota possono però causare anche danni minori (livello 2) o gravi (livello 3).

Per mettersi al riparo da questo tipo di pericoli può bastare tenersi lontani dai vetri delle finestre che andranno in frantumi, o può essere necessario trovare rifugio in un posto poco esposto, come una cantina.

Le conseguenze delle esplosioni a bassa quota (livello 4 e 5) sono invece decisamente più drammatiche, e non c’è altra soluzione che evacuare la zona dell’esplosione.

La domanda ancora aperta è quale tipo di sistema di protezione civile ha più senso adottare nel caso di un’esplosione atmosferica, spiega Jay Melosh, esperto di asteroidi alla Purdue University in Indiana. Melosh è meno sicuro di Boslough circa l’effettiva possibilità che gli astronomi riescano a rilevare piccoli asteroidi con sufficiente affidabilità e anticipo per permettere un sistema di preallarme.

“Forse il massimo che possiamo fare è dare alla protezione civile qualche indicazione sul tipo di danni che incontreranno sul luogo dopo un’esplosione, per aiutare le operazioni di salvataggio e recupero”, ha detto Melosh.

“Questo nuovo studio è un passo avanti verso la quantificazione dei potenziali danni di eventi molto localizzati, e di come comunicarli alle agenzie civili”, ha detto l’esperto di asteroidi Richard Binzel, del MIT, che sottolinea però come i finanziamenti per un progetto del genere possano essere difficile da trovare.

“Le esplosioni di corpi celesti nell’atmosfera sono semplicemente parte di una serie di disastri naturali che include tornado e uragani” aggiunge Minzel. “Sono così rari in ogni luogo che non vi prestiamo alcuna particolare attenzione. Ma la pianificazione di scenari generali di rischio è una questione di buon senso”.

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