L’antenato dei Neanderthal e dell’uomo moderno è più antico di quanto si pensasse
Nessuna delle specie indicate come possibile ultimo antenato comune tra l'uomo moderno e l'uomo di Neanderthal aveva una morfologia dentale corrispondente a quella che dovrebbe caratterizzarlo. Il risultato, ottenuto dall'esame di oltre 1200 reperti fossili, indicherebbe che la divergenza fra le due specie risale ad almeno un milione di anni fa, in contrasto con le stime ottenute in base alle indagini biomolecolari.

[Le Scienze] La divergenza fra le linee evolutive che hanno condotto all’uomo di Neanderthal e all’uomo moderno risalirebbe ad almeno un milione di anni fa, un’epoca decisamente anteriore a quella indicata dalle più accreditate stime ottenute sulla base dell’evoluzione del cranio (fra i 300.000 e i 400.000 anni fa) o delle indagini biomolecolari (circa 500.000 anni fa).

L’indicazione viene da una ricerca (la seconda ricerca pubblicata nel giro di pochi giorni a mettere in discussione le attuali ricostruzioni dell’albero filogenetico dell’umanità) condotta da paleoantropologi della George Washington University, del Konrad Lorenz Institut per l’evoluzione e la ricerca cognitiva ad Altenberg, in Austria, della Indiana University e del consorzio universitario spagnolo per lo studio dei fossili del sito di Atapuerca, in Spagna, che firmano un articolo su Proceedings of the National Academy of Sciences.

Lo studio si basa sull’esame di circa 1200 molari e premolari fossili appartenenti a 13 gruppi di ominidi, con particolare attenzione a quelli provenienti dai siti spagnoli di Atapuerca, sui quali sono state effettuate analisi morfometriche e statistiche allo scopo di ricostruire la morfologia dentale più plausibile dell’ultimo antenato comune all’uomo di Neanderthal e uomo moderno.

E’ così emerso, con un’alta affidabilità statistica, che nessuna delle specie candidate a questo ruolo (come Homo heidelbergensis, H. erectus e H. antecessor) ha una morfologia dentale corrispondente a quella che ci si aspetterebbe nell’ultimo antenato comune.

“I nostri risultati richiamano l’attenzione sulle forti discrepanze tra le stime molecolari e paleontologiche del tempo di divergenza tra Neanderthal e umani moderni”, spiega Aida Gómez Robles, prima firmataria dell’articolo. “Queste discrepanze non possono essere semplicemente ignorate, ma devono essere riconciliate in qualche modo”.

“Al di là del risultato specifico, che ha come sempre bisogno di ulteriori conferme, l’aspetto più interessante della ricerca è che sulla base della morfologia dei denti si possono ottenere delle proiezioni verso un passato per molti versi ancora oscuro, e che finora si potevano ottenere solo sulla base di dati genetici” ha commentato a Le Scienze Giorgio Manzi, docente di paleoantropologia all’Università di Roma La Sapienza, che non ha partecipato alla ricerca.

“Inoltre, si conferma che è fra un milione e mezzo milione di anni che si gioca una partita decisiva per la nostra specie in Africa e per i Neanderthal in Europa”.

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