Daily Mail: l’incidente di Diana fu commissionato dalla famiglia reale
Due 007 in sella ad una moto che precedeva la Mercedes di Lady Diana spararono uno strano flash seguito da un boato, che fece perdere il controllo dell'auto. Il testimone racconta di aver visto uno dei due agenti scendere e avvicinarsi all'auto, guadare dentro e fare cenno con le braccia al guidatore per comunicare 'missione compita'. L'intenzione non sarebbe stata quella di uccidere Diana, ma solo di ferirla, per spaventarla e mandarle un chiaro messaggio. Diana aveva scoperto di essere incinta, e che aveva intenzione di trasferirsi in California insieme a Dodi e ai figli William e Harry.
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Il 31 agosto ricorreva il sedicesimo anniversario della morte di Lady Diana.

Da quella tragica domenica di agosto del 1997, in cui l’auto sulla quale viaggiava con il compagno Dodi al-Fayed si schiantò contro un pilastro nel tunnel di ponte dell’Alma, a Parigi, le ipotesi di complotto non si sono mai placate.

Ancora oggi in molti sono convinti che quello che uccise la principessa non fu un incidente, ma un vero e proprio omicidio, voluto dai servizi segreti britannici e commissionato dalla famiglia reale. Diana infatti non solo era “colpevole” di aver divorziato dal principe Carlo, ma soprattutto era la sua nuova relazione con il figlio del magnate egiziano Mohammed al-Fayed a dare fastidio alla corona.

Inoltre, pare che, poco prima di morire, Diana avesse scoperto di essere incinta, e che avesse intenzione di trasferirsi in California col suo fidanzato, portando i figli William e Harry con sé verso una nuova vita.

La giornalista del “Daily Mail” Sue Reid afferma di essere convinta del fatto che l’incidente alla Mercedes di Diana non fu una casualità. Né tantomeno, secondo lei, fu colpa dell’autista Henri Paul, come si disse subito dopo.

L’uomo fu infatti accusato, anche nelle ricostruzioni ufficiali, di essere ubriaco mentre era al volante. La reporter dice di aver, da allora, indagato a fondo sulla vicenda, e di aver sentito personalmente decine di testimoni. La Reid racconta anche di aver parlato con una fonte molto affidabile dei servizi segreti britannici.

Nel corso delle sue indagini, ricorrevano spesso i nomi di due agenti in particolare (indicati anche in una lettera anonima che Sue ricevette anni fa), che a quanto risulterebbe anche all’intelligence russa, che in quel periodo stava tenendo d’occhio i movimenti degli agenti britannici, la sera del 31 agosto 1997 erano a Parigi.

Parenti stretti e amici di Henri Paul sono pronti a giurare che l’autista non aveva affatto il vizio del bere. Inoltre la giornalista del “Daily Mail” fa notare che i tanti testimoni dei fatti di quella sera, da chi assistette all’incidente fino ai medici che visitarono e imbalsamarono il cadavere di Lady D., non furono presi in considerazione.

Eppure sono diversi i punti della ricostruzione ufficiale che non tornano. A cominciare dal ruolo che effettivamente ebbero le vetture che si trovavano dietro (una berlina scura) e a fianco (una Fiat Uno bianca) della Mercedes subito prima dell’impatto, e soprattutto di una moto che precedeva di pochi metri l’auto in cui morì Diana.

Stando a quanto racconta un testimone oculare, che osservò la scena dallo specchietto retrovisore della sua macchina, dalla moto partì uno strano flash seguito da un boato, che spinse Paul a sterzare bruscamente e che gli fece perdere il controllo dell’auto.

Lo stesso testimone racconta di aver visto uno dei due uomini che erano sulla moto scendere e avvicinarsi all’auto, guardare dentro e fare un cenno con le braccia al guidatore. Un gesto che viene usato informalmente in campo militare per dire “missione compiuta”.

Subito dopo, l’uomo sarebbe risalito sulla motocicletta e i due sarebbero ripartiti a tutta velocità. Secondo Sue Reid i due potevano essere proprio gli 007 britannici. Una teoria che la fonte dei servizi segreti le avrebbe confermato.

A quanto sostiene quest’ultima, l’intenzione non era di uccidere Diana, ma solo di ferirla, per spaventarla e mandarle un chiaro messaggio. Tutto quello che seguì l’incidente, la colpa data all’autista e ai paparazzi, secondo la giornalista fu solo una messinscena (a questo punto, sarebbe più corretto parlare di ‘attentato’ che di ‘incidente’, n.d.N.). [Dagospia].

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