Gli infami esperimenti umani nello ‘Studio sulla sifilide di Tuskegee’
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Abbiamo tutti sentito parlare di esperimenti condotti a spese di esseri umani.

Dai famigerati campi di concentramento dei nazisti al tempo della seconda guerra mondiale, all’esperimento condotto su ventidue bambini orfani in Iowa nel 1939; dal laboratorio segreto dei sovietici russi, conosciuto come ‘Camera 731’, alla biounità chimica sviluppata dai giapponesi nella pausa tra le due guerre mondiali, con lo scopo di sviluppare armi chimiche.

Rivelazioni inquietanti rivelano un quadro fosco di storie agghiaccianti e di trattamenti barbari di soggetti umani, con il rischio di minare alla base la credibilità della comunità medica e delle organizzazioni governative. Fatti orribili che sono si sono svolti in tutti i continenti del mondo.

Alcuni commentatori sono convinti che ancora oggi la scienza medica utilizzi i suoi pazienti, senza il loro consenso, per testare nuovi farmaci, alla stregua di cavie da laboratorio.

La più incriminata delle discipline è la psichiatria, accusata di testare i loro ‘farmaci per il cervello’ su persone affette da depressione, senza aver piena conoscenza della malattia, nè avendo la disponibilità di cure adeguate.

Per conoscere uno degli ultimi drammatici casi di sperimentazione umana, non bisogna andare così indietro nel tempo.

Lo ‘Studio sulla sifilide di Tuskegee’ fu una sperimentazione indetta dalla United States Public Health Service nella città di Tuskegee, in Alabama, tra il 1932 e il 1972, allo scopo di verificare gli effetti della progressione naturale della malattia su un corpo infetto non curato.

Per la sperimentazione vennero reclutate 399 persone afroamericane, del tutto inconsapevoli di essere diventate cavie. La malattia fu volutamente inoculata ad altre 201 persone, le quali furono monitorate dalle autorità coinvolte per comprendere l’evoluzione della malattia e i suoi reali effetti.

Il vero mistero che si cela dietro questa faccenda risiede nel fatto che già dal 1947 la penicillina era ormai ampiamente utilizzata come cura universale per la sifilide.

Nonostante ciò, i medici proseguirono nel programma di studio, seppur consapevoli che avrebbe portato a un disastro sia sul piano sanitario che su quello sociale.

Certamente, l’accettazione della penicillina come cura avrebbe causato la chiusura dello studio di Tuskegee, così gli studiosi continuarono per la propria strada impedendo anche agli altri neri della città di sottoporsi al trattamento di penicillina. Viene da chiedersi quale fosse, allora, lo scopo reale della sperimentazione, quale fosse il suo valore scientifico.

Incredibilmente, l’esperimento di Tuskegee proseguì fino al 1972, quando i ‘dottori’ furono costretti a chiudere il programma a causa di una fuga di notizie che, grazie alla stampa, portò l’opinione pubblica alla conoscenza della sperimentazione segreta.

Quello che emerse fu a dir poco vergognoso. I partecipanti furono adescati con l’inganno, dicendogli che avevano ‘cattivo sangue’ e che potevano ricevere cure mediche gratuite, gite in clinica e cibo.

In sostanza, i pazienti, inconsapevoli dell’esistenza della penicillina, furono tratti in inganno con la speranza di un rimedio contro la sifilide, con la promessa di essere tra i primi a ricevere un trattamento efficace.

Invece, per loro sventura, erano lì solo per assistere al fatale progresso della malattia che li avrebbe portati alla morte. Infatti, solo 72 pazienti su 600 rimasero in vita.

Ma il bilancio complessivo risultò molto più grave, in quanto molti uomini trasmisero la malattia alle loro moglie tramite rapporti sessuali che, una volta incinte, trasmisero la sifilide congenita ai propri nascituri.

“Non mi dimenticherò mai quei giorni in cui sanguinante, troppo debole per mangiare e stare in piedi, credetti di morire. Furono le mie preghiere a salvarmi, un miracolo”, racconta Fred Simmons, uno dei sopravvissuti.

Molti critici ritengono che le motivazioni dell’esperimento furono di stampo razzista, con un grave manipolazioni delle finalità medica. L’assenza di statistiche, la disinformazione dei pazienti e la mancata produzione di documentazione, mostrano una logica gravemente difettosa alla base dell’esperimento.

Inoltre, era palese che l’esperimento partisse dall’assunto che la sifilide fosse una malattia che colpisse soltanto i maschi afroamericani. Il razzismo era intrinseco allo studio e mai sufficientemente denunciato dalla commissioni di indagine che furono successivamente istituite.

Le vicende che ne seguirono portarono nel 1979 alla creazione del rapporto Belmont e l’istituzione dell’Office for Human Research Protections (OHRP). Inoltre portò all’adozione di una regolamentazione federale richiedente una commissione di revisione istituzionale per la tutela dei soggetti partecipanti a sperimentazioni sul corpo umano.

A gestire questa responsabilità sarà quindi incaricato in seguito l’OHRP, messo a sua volta come sezione interna del dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti. In uno studio comparso nel 2006 sul Journal of Health Care for the Poor and Underserved, l’esperimento di Tuskegee è citato come “senza dubbio lo studio più infame nella ricerca biomedica nella storia degli Stati Uniti”.

Come riporta un articolo del Corriere della Sera del 17 maggio 1997, l’allora presidente degli Stati Uniti Bill Clinton chiese ufficialmente scusa per l’accaduto a tutta la nazione.

“Questa tragedia sia di lezione all’America”, ebbe a dire il presidente. “Episodi cosi’ immorali e violazioni cosi’ atroci dei diritti civili non devono ripetersi mai più”. Fred Simmons lo ha ringraziato anche a nome dei compagni morti: “Per tutta la vita abbiamo atteso questo momento”.

Nella recente storia scientifica americana ci sono stati esperimenti ancora più disumani, come la somministrazione di sostanze radioattive a detenuti e minorati mentali, incluse donne incinte, di cui lo Stato ha chiesto scusa gli anni scorsi, pagando sempre ingenti danni. Ma quello di Tuskegee ebbe un connotato razziale che lo ha reso particolarmente ributtante.

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