L’ex astronauta Mitchell: «Il silenzio sugli Ufo deve terminare»
Mitchell sembra non aver paura di usare parole che negli ambienti Nasa non sono sempre semplici da pronunciare. Ufo, alieni, Roswell.
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Edgar Mitchell, 82 anni, ingegnere areonautico americano ed ex astronauta NASA.

Nel 1971 passeggiava tranquillamente sulla Luna: Ed Mitchell, infatti, e stato il sesto astronauta a passeggiare sul nostro satellite nella la missione Apollo 14.

Mitchell partecipò anche alla missione Apollo 10 come pilota del modulo lunare e a quella di Apollo 16. Insomma, è uno che di spazio se ne intende. Ha ricevuto onorificenze, congratulazioni, è uno degli eroi della Nasa, che peraltro lasciò ben presto, nel 1972, per mettersi in proprio.

Sentirlo dunque parlare con naturalezza dell’esistenza degli alieni assume un significato diverso da quello di chiunque altro lo faccia.

Ha avuto a che fare anche con il caso Roswell: “Sono stato contattato da persone collegate agli osservatori dei fatti originali, come la persona che ha recapitato le bare di dimensioni minuscole per contenere i corpi degli alieni recuperati”.

Mitchell sembra non aver paura di usare parole che negli ambienti Nasa non sono sempre semplici da pronunciare. Ufo, alieni, Roswell.

Argomenti liquidati facilmente, forse troppo. E che anche per questo sollevano i dubbi degli osservatori: nella comunità ufologica l’acronimo Nasa significa anche Never A Straight Answer, “mai una risposta chiara”.

Su Roswell Mitchell ritiene che i suoi contatti militari dicano il vero quando parlano di alieni. E, dice a Bloomberg, riguardo la presunta copertura della notizia di un incidente Ufo, “credo che inizialmente la giustificazione fosse che la popolazione non fosse pronta a una notizia del genere.

Ma siamo da molto oltre quel punto”. Il silenzio di chi sa, ammesso che esista qualcuno che sa, deve terminare.

E Mitchell parla proprio mentre arriva la notizia che secondo un gruppo di matematici scozzesi sonde aliene ‘auto-replicanti’ potrebbero già aver esplorato il nostro sistema solare e potrebbero essere sul nostro pianeta, anche se invisibili alle nostre tecnologie.

Ma se qualcuno tace, perché? La risposta è sempre nei soldi, sembra. Spiega Mitchell: “E’ un’opinione personale: ricordo quello che disse il presidente Eisenhower nel suo discorso finale, ovvero “diffidate della struttura industriale militare”, credo che sia questo il nodo della vicenda”.

L’astronauta poi specifica: “Ma non bisogna ridurre la questione all’industria militare, c’è tutta una serie di organizzazioni che si muovono in questo senso per garantire dei profitti. Abbiamo inventato gli aerei all’inizio del XX secolo, vent’anni dopo avevamo un’industria aeronautica.

Pensate a cosa possa significare questo rapportato al viaggio nello spazio, se avessimo controllo della tecnologia dietro gli Ufo. Pensate alla quantità di soldi che gira intorno a questa vicenda”.

E quindi, secondo Mitchell in questo modo tutto si insabbia. Ma, prosegue l’astronauta la ricerca non si può fermare: “Dobbiamo continuare a sviluppare tecnologie per portare l’umanità su altri pianeti, ma dev’essere uno sforzo mondiale perché nessun Paese può farcela da solo.

Le nazioni dovranno saper attraversare lo spazio perché prima o poi da questo pianeta dovremo andare via, il sole prima o poi finirà il suo ciclo vitale”. E per sopravvivere, dovremo imparare a viaggiare oltre la Luna.

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