Scoperto il calendario lunare più antico del mondo: 10 mila anni!
L'evidenza suggerisce che le società di cacciatori-raccoglitori della Scozia mesolitica avevano la necessità e la capacità di tenere traccia del tempo, almeno 5 mila anni prima che i primi calendari fossero sviluppati in Mesopotamia. In tal modo, la ricerca segna un passo importante verso la comprensione formale del tempo e, quindi, della storia stessa.

Continuano ad arrivare notizie che costringono i ricercatori a rivedere l’evoluzione culturale dell’umanità.

Questa volta, a far discutere gli archeologi, è l’analisi dettagliata dell’antico sito archeologico di Warren Campo, in Scozia, eseguita da un team di scienziati dell’Università di Birmingham.

Il sito, risalente a circa l’8000 a.C., contiene una lunga fila di 12 pozzi. I risultati delle analisi, ottenuti grazie all’ausilio di un software creato appositamente, capace di analizzare il rapporto tra la distanza dei pozzi, la topografia del sito e i movimenti del sole e della luna, hanno convinto gli archeologi che i pozzi rappresentino i mesi dell’anno e le fasi lunari del mese.

Ci troviamo così di fronte al più antico calendario lunare mai scoperto sul pianeta. E non si tratta di un calendario primitivo. Il calendario, infatti, è allineato in modo da consentire l’osservazione del sorgere del sole in pieno inverno, in modo che il calendario lunare potesse essere riportato in linea con l’anno solare.

L’incredibile scoperta, insomma, dimostra ancora una volta che i nostri antenati non erano così primitivi come i libri di storia ci fanno credere. L’analisi del sito è stata condotta da un team di specialisti guidato dal professor Vincent Gaffney, dell’Università di Birmingham.

“La ricerca dimostra che la società dell’Età della Pietra di 10 mila anni fa era molto più sofisticata di quanto avevamo sospettato in precedenza”, spiega Gaffney all’Indipendent. “Il sito ha implicazioni sulla comprensione di come si sia sviluppata la società del Mesolitico in termini economici, sociali e cosmologici”.

Il sito di Warren Campo è stato scoperto nel 2004 del National Trust for Scotland, ma la sua analisi dettagliata è stata eseguita solo negli ultimi sei mesi, grazie al software sviluppato appositamente dal team di Gaffney.

Come riporta la ricerca pubblicata su Internet Archeology, il sito è stato creato intorno all’8000 a.C. ed usato, sorprendentemente, per circa 4000 anni. I pozzi sono stati periodicamente ritagliati (probabilmente centinaia di volte nel corso del millenni). E’ quindi impossibile capire se essi originariamente servivano per sostenere dei pali di legno o pietre megalitiche.

Tuttavia, la variazione di profondità dei pozzi suggerisce l’elevata complessità del sito, nel quale ogni mese lunare è suddiviso in tre ‘settimane di dieci giorni’, in modo da rappresentare la luna crescente, la luna piena e la luna calante.

Si tratta di una scoperta considerevole se si tiene conto che i primi calendari si pensava fossero stati concepiti nel Vicino Oriente circa 5000 anni fa. Tenere traccia del tempo sarebbe stato immensamente importante per la comunità dei cacciatori-raccoglitori del Mesolitico, soprattutto dal punto di vista economico e spirituale.

Il calendario li avrebbe aiutati ad individuare il momento preciso in cui i branchi di animali cominciavano le migrazioni o il momento più probabile in cui i salmoni avrebbero cominciato a risalire i fiumi. E non si può escludere che il calendario fosse usato anche dagli sciamani, in modo da poter tenere sotto controllo l’inizio delle stagioni e le relative festività.

“L’evidenza suggerisce che le società di cacciatori-raccoglitori della Scozia mesolitica avevano la necessità e la capacità di tenere traccia del tempo, almeno 5 mila anni prima che i primi calendari fossero sviluppati in Mesopotamia. In tal modo, la ricerca segna un passo importante verso la comprensione formale del tempo e, quindi, della storia stessa”, conclude Gaffney.

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