Le elaborate tecniche agricole di 8 mila anni fa sorprendono i ricercatori
Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica PNAS potrebbe gettare nuova luce sull'elevata capacità dei nostri antenati di immaginare scenari a lungo termine per coltivare la terra, piuttosto che condurre una vita nomade.

Diverse recenti ricerche scientifiche dimostrano con crescente evidenza che le civiltà dell’età della pietra erano molto più evolute di quanto si fosse pensato fino ad ora.

Solo qualche giorno fa, è arrivata la notizia della scoperta di un calendario lunare collocabile a circa 10 mila anni fa, il più antico mai rinvenuto sul nostro pianeta.

Ora, un ulteriore contributo arriva dallo studio delle tecniche agricole dell’antichità.

Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica PNAS potrebbe gettare nuova luce sull’elevata capacità dei nostri antenati di immaginare scenari a lungo termine per coltivare la terra, piuttosto che condurre una vita nomade.

La ricerca, infatti, ha rivelato che i primi agricoltori europei, già 8000 anni fa, utilizzavano il letame del bestiame per la concimazione delle colture, migliaia di anni prima di quanto si pensasse.

L’analisi di alcuni campioni neolitici provenienti dai resti carbonizzati di colture ha rilevato la presenza di un tipo di azoto presente nel letame animale.

Lo studio dimostra che i nostri antenati ‘primitivi’, non solo erano i grado di conservare e utilizzare una svariata tipologia di sementi, ma anche di riutilizzare lo stesso campo di coltivazione, dopo averlo concimato con lo sterco del loro allevamento.

L’introduzione dell’agricoltura è stato uno dei più importanti cambiamenti culturali nella storia. Fino ad oggi, si pensava che l’utilizzo del letame per la concimazione delle colture fosse stato introdotto alla fine dell’Età del Ferro, il periodo precedente all’invasione romana della Gran Bretagna nel 43 d.C.

Precedentemente, si è ipotizzato che gli agricoltori del neolitico conducessero uno stile di vita nomade, in continuità con i loro antenati cacciatori-raccoglitori. Ma ora i ricercatori suggeriscono che costoro abbiano investito tempo e fatica in appezzamenti di terra coltivati, con un occhio alle generazioni future.

La concimazione delle colture, infatti, comporta un investimento a lungo termine su un terreno, in quanto le colture beneficiano della concimazione organica per molti anni.

Come rivela un articolo comparso su ScienzeMag, il team di ricercatori guidato da Amy Bogaard, dell’Università di Oxford, ha trovato, nei resti carbonizzati di 13 colture neolitiche in tutta Europa, l’isotopo stabile dell’azoto-15 (N15), elemento molto abbondante nel letame.

“Questi risultati indicano un diverso approccio all’allevamento del bestiame, in cui l’attenzione era rivolta ad un investimento fisso su un pezzo di terra, con l’intenzione di rimanervi e lasciarlo in eredità alle generazioni future”, spiega la Boogard a BBC News.

“Questo cambiamento ha avuto anche un effetto sociale radicale, con diverse famiglie in possesso di un appezzamento di terra, e il loro impegno a mantenerli redditizi”.

Come ammettono i ricercatori, l’idea che un pezzo di terra possa essere trasmesso tra generazione sembra un concetto piuttosto avanzato. “Crediamo che la terra fosse considerata come un bene ereditario, fattore che ha visto la nascita di gruppi abbienti e non abbienti”, continua la ricercatrice.

Lo studio contribuisce anche alla comprensione di ciò che mangiavano gli agricoltori dell’età della pietra. Essendo il concime ricco di N15, le colture fertilizzate con il letame fornivano grandi quantità di tale elemento all’organismo dei nostri antenati. “In precedenza si pensava che l’alta concentrazione di N15 nei fossili umani fosse dovuta ad una dieta ricca di carne”, osserva la Boogard.

Ma come hanno fatto i primi agricoltori a capire che lo spargimento delle deiezioni animali potesse influire beneficamente sulla coltivazione? Boogard dice che possono esserci diversi scenari possibili. Alcune aree di accumulo naturale di escrementi avrebbero fornito “chiazze di terra superfertile, successivamente colonizzate dagli agricoltori”.

Data la scarsità di cibo, gli uomini del neolitico erano particolarmente attenti alle piccole differenze nella crescita e la produttività delle loro colture.

In definitiva, la nuova ricerca sembra dimostrare chiaramente che i nostri antenati non erano così arretrati come siamo abituati a pensare. Potrebbero aver conosciuto e scoperto molto più di quanto siamo in grado di immaginare.

In generale, l’impressione è che il passato della Terra nasconda una società molto più progredita e compatibile con l’ambiente rispetto ai tempi moderni.

Potrebbe essere solo una questione di tempo, prima di scoprire le prove necessarie a dimostrare queste suggestioni. Ogni giorni che passa, ogni notizia che arriva, sembra avvicinarci sempre più a quel momento.

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